Test anticorpi, quando serve farlo e perché non evita il vaccino - QdS

Test anticorpi, quando serve farlo e perché non evita il vaccino

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Test anticorpi, quando serve farlo e perché non evita il vaccino

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domenica 14 Novembre 2021 - 16:36

Un alto numero di anticorpi dopo sei o più mesi dalla vaccinazione completa non è indice di sicurezza: ecco qual è la posizione della scienza sui test sierologici e perché la terza dose va comunque fatta

Tempi di Covid, pandemia, vaccino, green pass e chi ne ha più ne metta. Tante, troppe domande ci siamo chiesti o abbiamo ricevuto in quasi, due anni di emergenza sanitaria legata al Coronvavirus. Una di queste domande, è stata sicuramente “Quanti anticorpi hai?” oppure, “Dopo il test sierologico che ho effettuato sul referto c’è scritto 4mila, e tu?“.

Fare il test sugli anticorpi sembra diventata una abitudine, da efettuare insieme a quella sugli esami del sangue, come se conoscere il livello di anticorpi sviluppati dopo la prima o la seconda dose di vaccino anti Covid potesse renderci più sicuri e correre meno rischi di contagiarsi.

Inoltre, in vista della terza dose, infatti, molti italiani corrono a farsi il sierologico per vedere quanti anticorpi hanno sviluppato con il vaccino anti-Covid. Ma attenzione, perché questi esami non devono essere utilizzati per posticipare il richiamo anche se il risultato indica una buona protezione.

Ecco cosa dice il Ministero della Salute sui test sierologici per gli anticorpi

Dopo l’aumento esponenziale delle
richieste di test anticorpali nei laboratori privati, è intervenuto
direttamente il Ministero della Salute a chiarire la questione. “Si
ribadisce che l’esecuzione di test sierologici, volti a individuare la risposta
anticorpale nei confronti del virus, non è raccomandata ai fini del processo
decisionale vaccinale. Per tale motivo la presenza di un titolo anticorpale non
può di per sé essere considerata, al momento, alternativa al completamento del
ciclo vaccinale”, si legge sul documento di agosto firmato da Gianni Rezza,
Direttore Generale della Prevenzione sanitaria. Da qui il consiglio: se per
curiosità personale si vuole sapere qual è stata la risposta immunitaria che si
faccia pure il test, ma spendere decine di euro pensando poi di non fare il
richiamo vaccinale se si hanno ancora molti anticorpi è del tutto sbagliato.

Quando può servire fare il test e quando è inutile, il parere degli scienziati

Se il Ministero dice di non fare i test, il primario di Malattie infettive all’ospedale San Martino di Genova, Matteo Bassetti, ha spiegato che “uno dei pochi casi in cui ha senso fare il test sierologico è per chi ha fatto la doppia dose di vaccino anti Covid e poi ha avuto il virus”.

Il motivo è duplice: da un lato perché, se si ha un surplus di anticorpi (tra vaccino e Covid), si può evitare di fare subito la terza dose; viceversa, se si fa parte della percentuale di “no responder”, cioé persone che non sviluppano anticorpi, può essere comunque fondamentale fare quanto prima la terza dose nella speranza di avere una protezione anche minima, specie se si è fragili o immunodepressi.

Favorevole anche l’infettivologo Massimo Galli, che sottolinea come gli studi su terza dose e richiami si fanno “misurando gli anticorpi, che sono un chiaro correlato di protezione in vari lavori scientifici accreditatissimi. Mi resta sempre sullo stomaco il fatto che con il servizio sanitario nazionale non si possa andare a misurare gli anticorpi gratuitamente ai pazienti”.

A parte queste eccezioni, in tutte le altre situazioni è inutile fare il test.

“Piuttosto bisogna calcolare il tempo trascorso dalla seconda, che riflette il valore dell’efficacia del vaccino basato sulla statistica epidemiologica”, ha spiegato il virologo Fabrizio Pregliasco, in linea con quanto affermato dall’immunologo Sergio Abrignani, membro del Cts.

“I test sierologici non possono essere utilizzati per prendere alcuna decisione medica, come prolungare il Green Pass o fare la terza dose. Ci si basi sui dati di efficacia vaccinale”.

Nicola Magrini, Direttore dell’Aifa, ha spiegato che il meccanismo è molto complesso e riguarda anche le cellule T, quelle di lunga memoria, che potrebbero intervenire in ogni caso se dovesse esserci l’infezione perché garantiscono una protezione più a lungo termine.

Contrario Roberto Burioni, ha sottolineato come sia impossibile determinare il livello di protezione dal Covid tramite il test.

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Un commento

  1. Samuel ha detto:

    Se è “impossibile determinare il livello di protezione dal Covid tramite il test” in che modo è possibile determinare l’efficacia dei vaccini se il loro scopo è quello di far sviluppare anticorpi?

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