Crisi governo, al Quirinale oggi è il Mario Draghi day - QdS

Crisi governo, al Quirinale oggi è il Mario Draghi day

Pietro Crisafulli

Crisi governo, al Quirinale oggi è il Mario Draghi day

mercoledì 03 Febbraio 2021 - 06:26

L'ex presidente della Bce alle dodici al Colle, ultima carta prima delle elezioni. Conte scompare dalla scena. Si spaccano M5s e centrodestra. La nuova sfida di Supermario, in un Paese "in guerra con il coronavirus" facendo i conti con Recovery fund e Sud

La politica italiana è scossa: la carta di Mario Draghi giocata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella dopo il nulla di fatto dell’esploratore Roberto Fico, sembra proprio essere l’ultima prima dello scioglimento delle Camere in vista del voto.

Il presidente della Repubblica ha deciso di chiamare l’ex presidente della Bce dopo aver invitato tutte le forze politiche alla responsabilità, chiedendo di sostenere un Governo di unità nazionale.

L’alternativa sarebbero solo elezioni anticipate, lasciando tuttavia il Paese per un lungo periodo in un’incertezza che non si concilia né con la pandemia, né con la questione epocale del Recovery fund.

Conte scompare dalla scena

Scompare dunque dalla scena “l’avvocato del popolo” Giuseppe Conte, voluto dal Movimento cinque stelle, dopo due governi da lui guidati, uno retto sull’alleanza con la Lega Nord, l’altro con il Pd e Leu.

“Non voteremo un esecutivo tecnico guidato da Draghi – ha reso noto Vito Crimi, capo politico del M5s -, per noi l’unico governo possibile è politico”.

Il Pd e Italia Viva

Sul fallimento del mandato esplorativo, il segretario del Pd Nicola Zingaretti attacca Italia Viva, e Matteo Renzi a sua volta critica un M5s che, sostiene in un tweet, ha detto di no a tutto: “Bonafede, Mes, Scuola, Arcuri, vaccini, Alta Velocità, Anpal, reddito di cittadinanza. Su questo abbiamo registrato la rottura, non su altro. Prendiamo atto dei Niet dei colleghi della exmaggioranza. Ringraziamo il presidente Fico e ci affidiamo alla saggezza del Capo dello Stato”.

Sull’ipotesi Draghi, comunque, Zingaretti ha dichiarato che il Pd è “pronto al confronto per il bene del Paese”.

Movimenti tra i pentastellati

E già si registrano notevoli movimenti tra i pentastellati: le prossime elezioni saranno segnate dalla legge costituzionale del 21 ottobre 2020 voluta proprio dai grillini e che prevede la riduzione del numero dei parlamentari, da 630 a quattrocento deputati e da 315 a duecento senatori elettivi.

Ciò significa che molti degli attuali eletti non potranno essere riconfermati, e la prospettiva, non solo nel M5s, per molti non è allettante.

Carelli lascia il M5s

Il deputato pentastellato Emilio Carelli, volto noto dei tg rai, è uscito dal Movimento “che ha perso la sua anima” e si è proposto come aggregatore di una nuova componente “Centro – Popolari Italiani”, che, a suo dire, “potrebbe diventare una casa accogliente per tutti i colleghi che intendono lasciare il Movimento ma temono di restare isolati, ma anche per chi proviene da altri gruppi”.

Draghi spacca il centrodestra

L’idea di Draghi a capo di un governo di unità nazionale spacca anche il centrodestra: Forza Italia ricorda la “stima antica” tra Berlusconi e l’ex presidente della Bce, ma Matteo Salvini, che pure aveva recentemente accarezzato l’ipotesi di un esecutivo Draghi, ribadisce che “La sovranità appartiene al popolo”. Per Giorgia Meloni è ni: sostiene che FdI è disposta a tutto per il bene del Paese ma poi conclude che “è meglio il voto”.

La nuova sfida di Supermario

Spetta dunque ora a Mario Draghi affrontare una nuova sfida. L’italiano che ha salvato l’Europa dovrà ora essere in grado, con il suo prestigio, di coagulare una solida maggioranza parlamentare.

Come si ricorderà, già prima del secondo esecutivo Conte il suo nome aveva attraversato il dibattito, tanto da essere considerato da subito l’unico in grado di sciogliere la matassa dei veti incrociati della politica, l’ultima carta prima delle elezioni per affrontare le difficoltà sanitarie, sociali, economiche provocate dal covid.

E vincere la sfida che il Paese deve gestire con i fondi europei.

Supermario, appunto.

Come Draghi ha dimostrato alla guida della Bce, salvaguardando con rigore i principi dell’Europa ma nel contempo riuscendo a fare da scudo alle difficoltà e contraddizione dell’Unione anche nei confronti dei mercati. Supermario.

Laurea alla Sapienza e master al Mit di Boston, Draghi è stato direttore generale del Tesoro – con il ministro Carlo Azeglio Ciampi, il primo tra i Ciampi boys – dove ha gestito la stagione delle privatizzazioni. Una breve parentesi a Goldman Sachs e poi ha ricoperto il ruolo di governatore della Banca d’Italia, una carica che l’ha catapultato negli snodi internazionali del Financial Stability Board e nella Bce come membro del consiglio.

Ma per tutti Mario Draghi è l’uomo che ha salvato l’Europa, quando nel 2011 ha visto coagularsi sulla sua candidatura anche il consenso dei Paesi più attenti ai conti pubblici, Germania compresa.

Il suo debutto è stato fulminante con il ‘whetever it takes’, tre parole in inglese (“tutto ciò che serve”), in grado di fermare i mercati e di fare da scudo al Paesi in tensione per l’andamento dei tassi sui titoli di Stato. Parole alle quali sono seguiti fatti, in un’accorta gestione di parole e decisioni, culminate nel quantitative easing: l’impegno della Bce – e delle banche centrali dei diversi Paesi europei – a sostenere i loro titoli sul mercato. Di fatto ha cambiato la ‘cassetta degli attrezzi’ della Bce senza snaturarne il ruolo.

“Il futuro? Chiedete a mia moglie”, ha detto lasciando la Bce alla guida di Christine Lagarde.

Ma già da prima la politica lo candidava nei ruoli più importanti.

Impossibile negare che, anche prima dell’attuale crisi politica, in molti hanno pensato a lui come il possibile successore di Mattarella alla Presidenza della Repubblica, visto che l’attuale inquilino del Colle ha fatto sapere di non pensare ad un nuovo settennato.

“In guerra con il coronavirus”

Defilatissimo rispetto alla politica, Supermario ha la capacità di mantenere grande equilibrio, senza nascondere la sua opinione.

“Ci troviamo di fronte a una guerra contro il coronavirus e dobbiamo muoverci di conseguenza”, ha detto rompendo il silenzio dopo l’uscita dalla Bce con un intervento pubblicato lo scorso marzo sul Financial Times.

“Il costo dell’esitazione potrebbe essere irreversibile”, ha quindi aggiunto, con un monito che appare in piena sintonia con l’urgenza e i timori espressi in serata da Mattarella.

La scorsa estate il suo intervento per focalizzare l’attenzione sui giovani, chiedendo ai Paesi di intervenire per garantire liquidità alle imprese e sostenere i redditi, anche a discapito dell’aumento del debito.

La sfida del Recovery fund e il Sud

L’ultimo messaggio, in dicembre, sulla sfida che l’Italia deve ora affrontare, quella del Recovery Fund.

“La sostenibilità del debito pubblico in un certo Paese sarà giudicata sulla base della crescita e quindi anche di come verranno spese le risorse di Next Generation Eu”, una frase accompagnata da un monito ai Paesi sull’utilizzo delle risorse: “Se saranno sprecate il debito alla fine diventerà insostenibile perché i progetti finanziati non produrranno crescita”.

Anche in questo caso un monito “europeo”: bisogna puntare sul Sud se si vuole far rinascere l’economia italiana.

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