“Democrature”, sono in maggioranza - QdS

“Democrature”, sono in maggioranza

Carlo Alberto Tregua

“Democrature”, sono in maggioranza

venerdì 20 Maggio 2022 - 08:20

La libertà assoluta è arbitrio

L’uomo tende ad essere libero, ma spesso abusa della sua libertà. Vivendo in una Comunità – è noto – la libertà individuale finisce al limite della libertà collettiva, che deve prevalere sempre. Tradotto vuol dire che l’interesse generale deve essere sempre superiore all’interesse individuale.

Si tratta di principi etici collettivi, noti a tutti, ma non per questo osservati da tutti, perché spesso prevale l’egoismo, la bulimia, la voglia di portare nel proprio ambito cose non meritate, e così via elencando.

La migliore libertà di una collettività è quella che consente di scegliere coloro che poi la amministrano. Stiamo parlando della Democrazia, vale a dire il concetto secondo cui il potere risiede nel Popolo, il quale decide chi dovrà rappresentarlo e chi dovrà amministrarlo.

È vero quanto scriviamo? Molto parzialmente perché in realtà la classe eletta, denominata anche dirigente, cerca di farsi eleggere per poi perseguire – almeno a grandi linee – più i propri interessi che quelli degli elettori.

Voi pensate che la Rivoluzione francese del 1789 sia stata fatta dal Popolo? La risposta è affermativa formalmente perché fu il Popolo che invase il Palazzo reale e che distrusse la Bastiglia, ove oggi vi è una piazza di Parigi così denominata, ma sulla quale della stessa Bastiglia non vi è traccia.
In effetti furono tre borghesi che aizzarono il popolo a fare la rivoluzione (George Jacques Danton, Jean-Paul Marat e Maximilien Robespierre). Essi agitarono le acque e spiegarono al Popolo come Luigi XVI Capeto fosse un pessimo re che affamava la sua gente.
“Chi di spada ferisce, di spada perisce”. Anche i tre furono ghigliottinati da quello strumento infernale proposto nello stesso 1789 da Joseph-Ignace Guillotin.

Tornando ai nostri giorni, osserviamo le democrazie nel mondo, che sono in numero inferiore alle altre organizzazioni politiche, abbastanza ammalate, perché non rappresentano più i veri interessi dei cittadini, ma quelli dei gruppi economici e finanziari che, attraverso le loro propaggini politiche, inducono i governi a prendere decisioni in loro favore.

Il meccanismo è ormai noto alla maggior parte di chi si informa e di esso bisogna prendere atto.
Nella prima parte di questo secolo, stanno modificandosi le dittature in “Democrature”, cioè il connubio fra Democrazia e Dittatura. Come è noto, le Dittature comuniste ufficiali nel mondo sono quattro (Cina, Vietnam, Corea del Nord e Cuba), ma le dittature non comuniste sono centinaia, soprattutto ubicate in Africa; senza parlare delle dittature centro e sudamericane, anch’esse moltissime.

Ma tutte queste dittature sono mascherate da democrazie. Chi viene eletto, come il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, non si può dire che amministri un Paese in modo dittatoriale, però sembra che i metodi elettivi siano tali da portare i cittadini ad esprimere il loro voto non in modo consapevole, bensì in modo indotto.

La Democratura cinese è il miglior connubio fra sviluppo economico e sociale, da un canto, e privazione dei diritti politici e di libertà, dall’altro. Dall’epoca di Mao Zedong all’attuale presidente, Xi Jinping, vi è una regola semplice: i cittadini possono fare qualunque cosa ad eccezione salvo occuparsi di politica, gestita dal Partito unico, cioè quello Comunista.

In questa logica, la Cina è riuscita a riannettere Hong Kong e a fare nominare un suo funzionario come Governatore, eliminando tutti i mass media liberi che c’erano prima ed imponendo la regola di cui sopra.
Però la Cina cresce economicamente e socialmente in modo impetuoso, con percentuali che europei ed americani si sognano. Aumenta e diffonde cultura e formazione con l’istituzione di decine di università ogni anno e lo sviluppo è tangibile a giudicare dall’immenso numero di auto, moto e veicoli per la mobilità che inondano le nuove strade ed autostrade dell’immenso Paese, la cui estensione, tuttavia, è più piccola di quella del territorio russo.

L’India è una Democrazia? Formalmente sì, ma sostanzialmente no, perché vengono eletti i rappresentanti dei casati e delle dinastie; è molto difficile che un contadino venga eletto al Parlamento, contrariamente a quello che avviene in Italia.
Il dilemma resta aperto: meglio la “Democratura” o la Democrazia? Torneremo sull’argomento.

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