Dissalatori: la Regione sblocca impianti di Vulcano e Lipari - QdS

Dissalatori: la Regione sblocca impianti di Vulcano e Lipari

Rosario Battiato

Dissalatori: la Regione sblocca impianti di Vulcano e Lipari

giovedì 06 Giugno 2019 - 00:05
Dissalatori: la Regione sblocca impianti di Vulcano e Lipari

Il Governo ha stanziato più di due milioni e mezzo di euro per le Isole minori. In Sicilia il 92% della dissalazione italiana, ma rappresenta soltanto l'un per cento del prelievo idrico regionale

PALERMO – L’economia del riciclo è un concetto da applicare a tutti gli ambiti strategici della quotidianità. A questa regola non sfugge il settore delle acque che, tra depurazione e dissalazione, potrebbe garantire notevoli risparmi data la penuria delle risorse disponibili, lo stato infrastrutturale carente con le elevate perdite di rete e l’emergenza che puntualmente si ripresenta in diverse province isolane.

IMPIANTI DI DISSALAZIONE E DEPURAZIONE
VIA LIBERA A VULCANO E LIPARI
Nei giorni scorsi la giunta regionale, presieduta da Nello Musumeci, ha approvato la proposta dell’assessore all’Energia, Alberto Pierobon, di stanziare 2,6 milioni di euro per consentire la messa in funzione di opere strategiche per le Isole minori. Musumeci ha spiegato che “si risolve in questo modo una lunga storia iniziata nel 2013 con l’aggiudicazione della gara che, tuttavia, da diversi anni è bloccata per un contenzioso con l’Associazione temporanea di impresa che aveva vinto l’appalto” e che aveva fatto registrare “una situazione paradossale visto che ogni anno le casse pubbliche pagano milioni di euro per rifornire le Eolie di acqua potabile”.

Per l’assessore Pierobon era una questione che “interessava non solo l’aspetto finanziario ma anche l’erogazione del servizio in tempi certi”. Con i milioni messi in campo, il governo regionale dovrebbe definitivamente chiudere il contenzioso sorto sei anni fa, quando la società aveva espresso perplessità sull’appalto, ipotizzando costi aggiuntivi per 13 milioni di euro, poi valutati a tre milioni di euro secondo un’apposita commissione nominata dalla Regione, e quindi vedere finalmente in azione gli impianti.

IL FUTURO
NELLA DISSALAZIONE
Il prelievo delle acque marine, tramite il processo denominato di desalinizzazione, vale appena l’1% del totale del prelievo idrico siciliano. Sembra una percentuale irrisoria, quasi invisibile rispetto al peso esercitato da pozzi, sorgenti e bacini artificiali, tuttavia la Sicilia è una delle regioni protagoniste in Italia.

I dati dell’Istituto di statistica, rielaborati anche nel Watec Italy 2017, hanno messo in evidenza come il distretto idrografico dell’Isola vale il 92,5% del totale dell’acqua dissalata di tutta Italia (12,6 milioni di mc). Il resto si registra nel distretto idrografico dell’Appennino Settentrionale, area all’interno della quale ricadono anche la Toscana, l’Umbria e la Liguria.

LA POSIZIONE
DELLA REGIONE
L’assessore Pierobon aveva espresso la posizione del governo regionale al convegno in Senato di Univerde e Marevivo, precisando che “ci sono diversi impianti e certamente l’ipotesi di una nave, quindi di un impianto mobile, non avrebbe alcun impatto ambientale e registrerebbe grande consenso sociale, oltre a non aver rischi per l’ecosistema”.

COSA SUCCEDE
NEL RESTO DEL MONDO
La pratica della desalinizzazione è diffusa in tutto il globo – quasi 20 mila impianti in circa 150 Paesi che soddisfano le esigenze di 300 milioni di persone – con alcune eccellenze come Israele che, pur non essendo tra le primissime posizioni della graduatoria mondiale, grazie al potenziamento delle infrastrutture di settore ha evitato diverse crisi idriche, a differenza di molti Paesi della stessa regione.

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