Depurazione acque reflue Sicilia, Vignaroli: "Tante omissioni" - QdS

Depurazione acque, in Sicilia numeri choc. Vignaroli: “Condizioni igienico-sanitarie pericolose”

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Depurazione acque, in Sicilia numeri choc. Vignaroli: “Condizioni igienico-sanitarie pericolose”

Salvatore Rocca  |
sabato 17 Settembre 2022 - 05:30

Numeri drammatici in Sicilia in tema di depurazione delle acque reflue. Vignaroli: "Troppe disfunzioni, la regione non può restare in questo stato"

Sicilia peggiore Regione d’Italia per quanto concerne la depurazione delle acque reflue urbane. Lo ha determinato la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite legate al ciclo dei rifiuti e agli illeciti ambientali.

Un primato non certo invidiabile per il territorio siciliano che vede il maggior numero di agglomerati in procedura d’infrazione. Secondo la relazione, per la Sicilia si tratta di un “fallimento” sotto ogni aspetto, che trae origine da “inefficienze croniche e radicate, legate alla concreta funzionalità degli enti d’ambito”.

Per comprendere meglio la triste condizione riguardante il trattamento delle acque reflue urbane nel nostro territorio, il Quotidiano di Sicilia ha interpellato l’onorevole Stefano Vignaroli, deputato del Movimento 5 Stelle e presidente della Commissione Ecomafie.

Acque reflue in Sicilia, i numeri della vergogna

La Commissione Ecomafie ha evidenziato che il 50% degli impianti per la depurazione in regola opera soltanto nelle province di Palermo e Messina. Perché questo sbilanciamento rispetto ad altre province?

“In realtà abbiamo rilevato che ‘quasi il 50% del totale degli impianti di depurazione siciliani sono ubicati nelle sole province di Messina (149 impianti) e Palermo (82 impianti)’. Ciò non significa che le altre provincie operino in regola, infatti, ad esempio, Palermo detiene il triste primato di essere la provincia con il maggior numero di autorizzazioni scadute“.

“Al riguardo la Commissione da me presieduta, ha chiesto dei chiarimenti al direttore del dipartimento acqua e rifiuti della Regione siciliana, Calogero Foti, il quale ha dichiarato che la criticità risiede nel poco personale del settore che si occupa di questa specifica attività e nella carenza documentale che ne impedisce il rinnovo”.

“Tuttavia, ritengo che la presenza di un diverso numero di impianti di depurazione ubicati nel territorio sia legato a molti fattori. Tra i quali: la densità di popolazione, la geomorfologia del territorio, la presenza di attività artigianali e produttive, nonché la scelta della governance del servizio idrico integrato SII di realizzare piccoli o grandi impianti di depurazione”.

“La criticità della depurazione siciliana è generale, ogni provincia detiene a modo suo un primato. Per fornire un’idea d’insieme che la criticità è generale nella Regione Siciliana, risultano complessivamente censiti 457 impianti di trattamento delle acque reflue urbane; di questi solo il 61% degli abitanti è servito da impianti di depurazione; il 16% circa del totale degli impianti esistenti risulta non attivo; meno del 20% degli impianti opera attualmente con autorizzazione allo scarico valida; il 43% degli impianti controllati da ARPA Sicilia, non ha raggiunto la conformità ai limiti di legge”.

“Relativamente agli impianti esistenti nella Regione, nel corso dell’indagine, la Commissione ha appurato che quelli maggiormente interessati dal mancato rispetto di uno o più limiti dettati dal Decreto Legislativo n. 152/06, sono risultati essere, i presidi di maggiore importanza in termini di portata e refluo trattato. Sono innumerevoli le disfunzioni strutturali e gestionali di gran parte degli impianti, sia a gestione pubblica che privata”.

Rischi per Comuni e cittadini

Cosa rischiano i Comuni in procedura di infrazione?

“In prima istanza, delle procedure di infrazione ne risponde lo Stato Italiano, il quale poi farà rivalsa delle eventuali inadempienze e relative sanzioni sugli enti pubblici ed enti locali, come ad esempio i Comuni.
Al momento i ritardi che si registrano nell’attuazione della riforma del S.I.I. interferiscono anche con le procedure di finanziamento/realizzazione di interventi di captazione, adduzione e distribuzione idrica, nonché di collettamento e depurazione dei reflui. Pertanto la conseguenza delle tante omissioni ed inadempienze stratificate nel tempo ha causato e continua ancora oggi a determinare, enormi disservizi per la cittadinanza e, soprattutto, pregiudizi per l’ambiente“.

“Inoltre – prosegue Vignaroli – si ritiene utile evidenziare che il principale rischio dei Comuni in procedura di infrazione è la gestione post opera. Quindi da una parte lo Stato si fa carico di intervenire e realizzare le opere ma bisogna contemporaneamente far crescere le strutture che saranno preposte alla gestione di questi impianti (enti gestori), altrimenti si hanno fognature che poi non raggiungono l’obiettivo per cui vengono realizzate”.

“Conveniamo tutti che non sia possibile lasciare questi territori nelle condizioni in cui sono attualmente, non solo per il fatto che poi saremmo sanzionati dall’Europa sempre di più per questi aspetti, ma perché si tratta di creare condizioni igienico-sanitarie estremamente pericolose, e non mi sembra che sia una cosa che possa essere guardata con disinteresse”.

“Quindi i Comuni rischiano: delle sanzioni, il venir meno alle condizioni per ottenere dei finanziamenti, l’impossibilità di tutelare la popolazione da condizioni igienico-sanitarie preoccupanti“, osserva ancora il presidente della Commissione Ecomafie.

Agglomerati inefficienti in Sicilia, la mappa

Quali sono le zone dell’isola maggiormente interessate dagli scarichi inadempienti?

“Riferendoci all’unica procedura 2004/2034 (C-251/17) già definita con sentenza di condanna sono in corso di attuazione in Sicilia 62 interventi in diversi agglomerati. Tra questi agglomerati, le zone interessate da interventi più significativi sono i 5 grandi centri urbani: Palermo, Catania, Messina, Agrigento e Ragusa. Nei quali sono presenti due grandi schemi idraulico-sanitari a Palermo e MisterbiancoCataniaAcireale“.

“Facendo, invece, una panoramica degli interventi in corso di attuazione in Sicilia, la struttura Commissariale ha in corso di diretta attuazione in Sicilia un totale di 66 interventi, di cui: 62 relativi alla procedura di infrazione 2004/2034 (causa C251/17), 3 relativi alla procedura di infrazione 2009/2034 (causa C85/13) e 1 relativo alla procedura di infrazione 2014/2059 (causa C668/19)”.

Di seguito, si riporta una grafica delle zone dell’isola interessate alle inadempienze relative a depurazione e collettamento, il cui stato di attuazione degli interventi è in capo al CSU.

Interventi commissario straordinario unico depurazione
Gli interventi del commissario straordinario unico sulla depurazione

Depurazione inefficiente, di chi sono le colpe?

Cosa può fare la Sicilia per allinearsi rapidamente con il resto del Paese?

“Innanzitutto uscire dalla dinamica alla quale si assiste da anni del ‘un continuo rimpallo di responsabilità’, così come descritta nel corso di un audizione dal Procuratore della Repubblica di Palermo, Francesco Lo Voi. Ciò perché ritengo che sia importante una fattiva e sinergica collaborazione di tutti gli attori della governance del S.I.I.”.

“Questo perché le responsabilità descritte nell’inchiesta, non sono ricollegabili a un singolo, quanto piuttosto a comportamenti collettivi e diffusi in un lungo arco temporale. A prescindere dall’individuazione delle responsabilità di coloro che hanno concorso in questo processo di aggressione e di danneggiamento, bisogna prendere atto che oggi la consapevolezza di quanto accaduto e delle mefistofeliche criticità da risolvere è chiara, così come l’urgenza di disporre interventi ed impegni di adeguate risorse”, conclude Stefano Vignaroli.

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Un commento

  1. Roberto ha detto:

    L arpa sicilia non ha personale, lavora al 20% su tutti i fronti.. non si esegue un monitoraggio serio sui corpi idrici dal 2017, i controlli su impianti di depurazione sono ridotti all osso.. meditate
    Se ci fossero piú controlli uscirebbe molto altro.. ma forse alle istituzioni va bene cosi

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