Antidoto alla povertà: lavoro, non sussidi - QdS

Antidoto alla povertà: lavoro, non sussidi

Carlo Alberto Tregua

Antidoto alla povertà: lavoro, non sussidi

martedì 07 Luglio 2020 - 00:00

La coalizione del precedente governo, quello di Lega e M5s, aveva come cardine la distribuzione di risorse finanziarie pubbliche, non proiettata al sano equilibrio di bilancio, bensì al nuovo indebitamento.
Ricordiamo la stupida festa di Di Maio e compagni, affacciati ai balconi di palazzo Chigi quando il governo varò la legge finanziaria 2019 con un nuovo indebitamento del 2,2 per cento.
Non si capisce la ratio di una festa quando un’istituzione firma nuove cambiali, se pur sotto forma di Buoni del Tesoro, il che equivale a distribuire povertà e non ricchezza.
Si può obiettare che è necessario e socialmente apprezzabile aiutare i poveri ed i bisognosi. Sottoscriviamo. Ma l’operazione di quel governo era più vasta: ha voluto distribuire risorse agli sfaccendati e a chi non voleva lavorare o non aveva formazione adeguata.
Cosicché sono stati accontentati milioni di cittadini con sussidi ed altri mandati in pensione prima del tempo.

Si è trattata di un’operazione che potremmo definire ‘mammismo statale’, una diseducazione dei cittadini al lavoro. I sussidi a go-go agli sfaccendati non producono ricchezza, ma neanche generano la voglia di autonomia e di libertà che dovrebbero essere alla base di ogni progresso sociale del cittadino.
Come si fa a mandare in pensione persone di sessantadue anni, seppure abbiano versato contributi per 38 anni? Come si fa a dare a giovani e meno giovani assegni mensili di 600-700 euro senza che nulla facciano?
È vero, la norma prevedeva un salvagente: i beneficiari non potevano rifiutare il lavoro loro offerto per almeno tre volte. Per procurare questo lavoro quel governo ha inventato i Navigator, cioé quasi tremila persone del tutto incompetenti che avrebbero dovuto cercarlo e proporlo ai sussidiati.
Qualcuno ha pensato che se un Navigator avesse trovato un lavoro, l’avrebbe tenuto per sé senza trasferirlo al protetto. è di questi giorni, poi, la notizia che tali Navigator hanno trovato lavoro ad appena il 2 per cento dei percettori del Rdc: un clamoroso fallimento che dimostra l’idiozia e l’impreparazione di chi ha proposto quest’iniziativa.
‘Mammismo statale’, ripetiamo, è dare a chi ha bisogno, prescindendo dal suo merito. Invece, la regola aurea di una Comunità è che ognuno riceva in base a quanto merita, non in base a quanto ha bisogno, salvo l’assistenza indispensabile per disabili, anziani e ultrasessantacinquenni senza lavoro o pensione.
In questo periodo di epidemia la popolazione si è divisa in due. Una parte protetta e un’altra in balìa della crisi. La parte protetta è formata da stipendiati, sussidiati e pensionati. I secondi e i terzi non hanno perso neanche un euro. Tra gli stipendiati vi sono i soliti privilegiati, i dipendenti pubblici, che hanno percepito l’intero assegno, mentre quelli del settore privato sono stati messi in cassa integrazione, quindi con una decurtazione dei loro compensi.
Ovviamente anche in questo caso, le differenze sociali sono emerse in modo macroscopico perché c’è chi non ha sofferto per nulla sul piano economico e chi, invece, versa ancora in condizioni molto difficili, se non disperate.

Avere creato questa spaccatura verticale nella popolazione è un grave disdoro del governo e di questa maggioranza, che avrebbe dovuto cautelare tutti i cittadini e non, come sempre accade, mantenere i privilegi di alcuni e le condizioni molto disagiate degli altri.
Tutto questo, dietro le fandonie dei cosiddetti scienziati, che sono costati oltre 200 milioni in compensi, per comunicarci che non sapevano niente. Che marpioni!
Per giustificare questa situazione, hanno continuato a comunicare il numero dei morti per virus, anziché quelli con virus. I secondi sarebbero morti comunque. Addirittura in Sicilia, il totale dei morti del periodo epidemico è stato inferiore a quello dello stesso periodo dello scorso anno quando l’epidemia non c’era per niente .
Dal che si deduce l’eccesso della prudenza e dei provvedimenti presi, le cui conseguenze economiche e sociali sono sotto gli occhi di tutti; si accentueranno da qui alla fine dell’anno.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenta

Registrazione n. 552 del 18-9-1980 Tribunale di Catania
Iscrizione al R.O.C. n. 6590


Ediservice s.r.l. 95126 Catania - Via Principe Nicola, 22

P.IVA: 01153210875 - Cciaa Catania n. 01153210875


SERVIZIO ABBONAMENTI:
servizioabbonamenti@quotidianodisicilia.it
Tel. 095/372217

DIREZIONE VENDITE - Pubblicità locale, regionale e nazionale:
direzionevendite@quotidianodisicilia.it
Tel. 095/388268-095/383691 - Fax 095/7221147

AMMINISTRAZIONE, CLIENTI E FORNITORI
amministrazione@quotidianodisicilia.it
PEC: ediservicesrl@legalmail.it
Tel. 095/7222550- Fax 095/7374001

Direttore responsabile: Carlo Alberto Tregua direttore@quotidianodisicilia.it

Raffaella Tregua (vicedirettore)
vicedirettore@quotidianodisicilia.it

Dario Raffaele (redattore)
draffaele@quotidianodisicilia.it

Carmelo Lazzaro Danzuso (redattore)
clazzaro@quotidianodisicilia.it

Patrizia Penna (redattore)
ppenna@quotidianodisicilia.it

Antonio Leo (redattore)
aleo@quotidianodisicilia.it

redazione@quotidianodisicilia.it

Telefono 095.372684