Gli evasori siano esclusi dal voto - QdS

Gli evasori siano esclusi dal voto

Carlo Alberto Tregua

Gli evasori siano esclusi dal voto

venerdì 14 Agosto 2020 - 00:00

I cittadini hanno il diritto all’elettorato attivo e passivo (articoli 48 e 58 della Costituzione). Parimenti, hanno il dovere di contribuire alle imposte indispensabili al funzionamento dello Stato, in modo progressivo (art. 53 della Costituzione).
Dunque, gli articoli vanno presi insieme, perché non è possibile che qualcuno si candidi a una qualunque carica istituzionale e, d’altra parte, possa votare per qualunque candidato, senza prima avere assolto il suo dovere di essere un contribuente dello Stato.
La Costituzione va letta nel suo complesso, perché è stata ben redatta, bilanciando diritti e doveri di ogni cittadino.
L’ignoranza e l’egoismo hanno portato gli italiani a conoscere quasi a menadito i propri diritti, mettendo all’angolo i propri doveri. Dovrebbe accadere il contrario, perché a nessuna persona è dato il diritto se prima non ha assolto il dovere. Sembra una banalità, ma quasi nessuno la conosce, ovvero ha voglia di osservare tale bilanciamento fra diritto e dovere.

La conseguenza di quanto precede è che gli evasori dovrebbero essere esclusi dall’elettorato attivo e passivo. Si obietterà che molti di essi risultano nullatenenti e non dichiarano alcuna materia imponibile, eppure non possono essere classificati come evasori.
È vero, ma è anche vero che ormai lo Stato, nelle sue molteplici articolazioni, è in possesso di banche dati di ogni genere, che incrociate fanno emergere coloro che non fanno il proprio dovere contributivo. Non è più accettabile che si continuino a reclamare diritti, come quelli alla salute, all’istruzione, al lavoro, ma, d’altra parte, non vengano osservati i correlativi doveri.
Chi dovrebbe occuparsi dell’osservanza della Costituzione, tutta intera? Ovviamente chi ha responsabilità istituzionali: Governo, Parlamento, Giunte regionali e comunali e chiunque altro agisca nel settore pubblico. Ma far rispettare le regole è sempre antipatico. Siccome costoro continuano a inseguire il consenso, giorno per giorno, misurato dai sondaggi che indovinano poco i dati, armati di tanta vigliaccheria preferiscono fare come le tre scimmiette.
I furbetti nel nostro Paese sono una quantità impressionante. Scoprirli tutti è quasi impossibile. Tuttavia, se la Pubblica amministrazione fosse totalmente digitalizzata, se il sistema dei controlli fosse anch’esso digitalizzato, probabilmente a tali furbetti si renderebbe la vita difficile, perché l’alea che vengano scoperta sarebbe piuttosto elevata.
Però, la Pubblica amministrazione non è digitalizzata, i dirigenti pubblici remano contro questo processo di modernizzazione, perché quando tutto è registrato nei sistemi informatici, con ora e minuto, i controlli, anche a posteriori, scoprono gli altarini e tutti coloro che non hanno fatto il proprio dovere.
Eleggere i rappresentanti del Popolo al Parlamento, nelle Assemblee regionali e comunali è un momento di grande importanza e delicatezza, che però viene sottovalutato e soprattutto ignorato da tre o quattro decimi della popolazione, che non va a votare, col che rinuncia al proprio diritto-dovere e consente agli altri di decidere al posto suo.

La scelta dei candidati è fortemente influenzata dalla Legge elettorale. Nel dopoguerra, ricordando i guasti del fascismo, i padri costituenti e, successivamente i legislatori, hanno scelto leggi proporzionali. Solo nel 1994 fu approvata quella legge, denominata Mattarellum, che prevedeva i collegi uninominali a un turno nella misura del 75%. Questa era proporzionale.
I tempi sono profondamente cambiati, per cui il frazionamento della rappresentanza parlamentare è diventato un ostacolo al buon funzionamento della stessa. Ricordiamo la capacità piratesca di Craxi, che con il suo 13% condizionava tutti i Governi diventando perfino Presidente del Consiglio per lungo tempo. Ricordiamo Bertinotti e Mastella che con pochi voti fecero cadere due Governi Prodi. Ricordiamo tanti altri casi analoghi in cui piccole minoranze sono diventate essenziali per l’esistenza delle maggioranze.Tutto questo ormai è inaccettabile e quindi non si capisce perché ancora una volta i partiti vogliano riformare l’attuale legge elettorale in senso proporzionale puro, seppure con correttivo dello sbarramento al 3 o 5%.
Che c’entra quanto precede con gli evasori? C’entra perché fra i due fatti c’è in comune la furbizia che lede il vivere civile.

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