Due terzi dei votanti contro le caste. Sì, i cittadini non si fanno infinocchiare - QdS

Due terzi dei votanti contro le caste. Sì, i cittadini non si fanno infinocchiare

Carlo Alberto Tregua

Due terzi dei votanti contro le caste. Sì, i cittadini non si fanno infinocchiare

martedì 22 Settembre 2020 - 00:00

Ogni giorno e ogni sera abbiamo visto in televisioni, sentito dalle radio e letto nei media sociali, oltre che sui quotidiani, interviste di tanti personaggi, soprattutto parlamentari, che hanno approvato per svariate volte il disegno di legge costituzionale per la riduzione dei parlamentari da 945 a 600.
Molti di essi, ci hanno spiegato come e perché, pur avendo votato Sì a questa riforma costituzionale (artt. 56, 57 e 59), fino a ieri hanno fatto appello ai cittadini di votare “No”, inducendo anche una parte dell’opinione pubblica a seguirli su questo versante della conservazione.
Si tratta di voltagabbana, apparentemente incoerenti, ma sostanzialmente egoisti perché hanno tentato di far prevalere i No sui Sì, di guisa che rimanessero inalterate le 945 seggiole.
Tutti comprendono che più posti ci sono, più le probabilità di andare in Parlamento aumentano. Alcuni hanno fatto ragionamenti accettabili, altri astrusi. Resta il fatto che, comunque, se si fosse lasciato lo status quo non si sarebbe intrapresa quel minimo di riforma dello Stato partendo da questo primo punto.

I voltagabbana erano convinti di abbindolare i cittadini con argomenti e parole che sono i loro strumenti abituali di lavoro, non già perché essi rappresentano la realtà, ma perché, ripetendo continuamente menzogne, nel tempo, diventano “verità”. è una vecchia storia, ripetuta nei secoli, cioè che per affermare le menzogne bisogna continuare a dirle. L’opinione pubblica, parte della quale è beona, dopo un po’ le ritiene vere.
Ciò accade anche perché molti cittadini non pensano con la propria testa, bensì con quella degli altri, non leggono, non hanno fame di sapere, non hanno competenze e seguono lo sciocco motto che “uno vale uno”. Una bestialità che solo ignoranti o personaggi in malafede possono ripetere, pensando che qualcuno vi creda. Ma questa volta non hanno abboccato.
Andando ad analizzare i dati del referendum, l’affluenza è stata del 51% (dato provvisorio), non tanta, mentre quella per le regionali è arrivata al 62% (anche questo è un dato provvisorio). Veneto, Liguria, Marche, Campania e Puglia sono già state assegnate, mentre in Toscana c’è una leggera prevalenza del renziano Giani sulla leghista Ceccardi.
Dobbiamo dare atto all’M5s che ha preso l’iniziativa di una riforma semplice e comprensibile dai cittadini: mandare a casa 345 privilegiati. Un esercito fatto da molti ex disoccupati, in parte analfabeti e non competenti, gente che in ogni caso porta a casa, tra emolumento e benefit, circa 15 mila euro al mese, oltre che privilegi nei trasporti, nelle trasferte e in altre situazioni meno chiare.
I restanti 600, che comunque saranno eletti nella prossima legislatura, sono sempre tanti e tuttavia si tratta di un peso sopportabile. Ora occorrerà che i presidenti di Camera e Senato modifichino rapidamente i regolamenti e adeguino l’organico, in modo che si ragguagli ai due terzi dei parlamentari. Così si risparmieranno 500 milioni di euro l’anno.
Qui si vedrà la vera volontà delle istituzioni di venire incontro all’indirizzo chiaro e nitido dei cittadini: occorre tagliare la spesa pubblica, inutile e non produttiva. Non sappiamo se la Casellati e Fico convocheranno i Consigli di Presidenza per procedere immediatamente al predetto adeguamento delle strutture al minor numero di parlamentari, a far data dalla prossima legislatura, ma ci auguriamo che lo facciano.

A favore del taglio dei parlamentari si sono schierati i partiti, alcuni in modo ufficiale e altri in modo subdolo, ma contro si sono schierati anche Casta e Chiesa. Insomma si è riprodotta la situazione che si venne a creare nel 1971 col referendum sul divorzio e nel 1981 col referendum sull’aborto: Casta contro Popolo.
Anche questa volta la Casta è stata sonoramente battuta dai cittadini, che con un semplice segno sulla scheda si sono tolti la soddisfazione di dare un calcio nel sedere a 345 rappresentanti del Popolo.
Intendiamoci, non facciamo di tutta la categoria un fascio perché vi sono tanti deputati e senatori di grande valore, di notevole competenza, di elevata cultura e soprattutto di riconosciute moralità e onorabilità. è chiaro che il Popolo deve essere rappresentato, ma solo da persone degne e in numero in linea con la media europea (quindi senza alcuna lesione della rappresentatività).
Alle prossime elezioni (forse primavera 2023 o prima) occorrerà un ulteriore sforzo di comprensione da parte dei cittadini per eliminare i candidati inutili, incompetenti e parolai.

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