Etna, discarica con troppi gestori e… nessun colpevole - QdS

Etna, discarica con troppi gestori e… nessun colpevole

Dario Raffaele

Etna, discarica con troppi gestori e… nessun colpevole

lunedì 04 Gennaio 2021 - 11:03

Microdiscariche incontrollate, cumuli di rifiuti di tutti i tipi (anche pericolosi), una convenzione per le perlustrazioni in loco scaduta il 30 dicembre. Le foto e il video della vergogna. Ne abbiamo parlato con il presidente del Parco dell’Etna, Carlo Caputo

Il Parco dell’Etna è un magnifico territorio della Sicilia orientale, 59.000 ettari di boschi e sentieri tra irripetibili panorami, con centri storici (dei comuni che ne fanno parte) affascinanti, in cui è possibile degustare prodotti tipici; è in ogni stagione dell’anno un accattivante invito per i viaggiatori e gli amanti della natura, dell’enogastronomia, degli sport all’aria aperta in scenari unici.

Una ricchezza per il territorio difficile da gestire, anche e soprattutto a causa dell’inciviltà di molti dei suoi abitanti e fruitori che, in molti dei suoi angoli più nascosti (anche a più alte quote), tra alberi centenari e una vegetazione unica, hanno pensato bene di depositare i loro rifiuti. Cumuli di rifiuti di tutti i generi.

una vasca in eternit all’interno del Parco dell’Etna

Nei giorni scorsi abbiamo esplorato le zone poco sopra Tarderia (zona salto del cane) e le strade che portano al Rifugio Sapienza. Quello che abbiamo trovato, in alcuni casi, fa rabbrividire. Ve lo mostriamo in questo servizio, tra foto e un video esclusivi, che lasciano poco alle parole.

Carlo Caputo, presidente del Parco dell’Etna

Ne abbiamo quindi parlato con il presidente del Parco, Carlo Caputo.

Presidente, qual è la situazione in merito ai rifiuti e alle discariche abusive presenti all’interno del Parco dell’Etna? Quando è stato fatto l’ultimo sopralluogo? Sono già state programmate nuove verifiche?

“L’attività svolta dai gruppi di volontariato ha censito oltre 80 microdiscariche documentate e geolocalizzate. I sopralluoghi e l’attività di perlustrazione è stata quotidiana fino al 30 dicembre 2020. In quella data è scaduta la convenzione stipulata con sette organizzazioni di volontariato. Le attività riprenderanno, presumibilmente, a fine gennaio 2021”.

In riferimento alle discariche in questo momento presenti, a chi si può attribuire la responsabilità della loro formazione? E’ mancato un controllo? Si è già stabilito come e quando smaltire i rifiuti in esse conferite?

“I rifiuti sono misti, dai solidi urbani, agli inerti, all’eternit, ai beni durevoli. Per la maggiore inerti e scarichi comunque di materiale proveniente da ristrutturazioni o svuotamento di cantine. Difficile controllare un’area così vasta, quello che manca è comunque la civiltà ed il senso di rispetto verso quei luoghi. I controlli vanno effettuati da tutte le Forze dell’ordine locali e Corpo forestale. Di smaltire i rifiuti si occupano i Comuni”.

Quale sinergia avete messo in atto con i sindaci dei Comuni del Parco e con le Istituzioni di livello più alto, oltre che con le Forze dell’ordine?

“I comuni sono in possesso di videocamere (fototrappole) consegnate in comodato d’uso dal Parco. Tra qualche settimana faremo il resoconto delle attività svolte con questi strumenti. Inoltre stiamo collaborando nella realizzazione di giornate ecologiche, queste giornate servono a raccogliere rifiuti disseminati nell’area protetta. Sono iniziative che vanno moltiplicate perché, oltre al messaggio valoriale che si portano dietro, servono concretamente a ripulire. Con le Forze dell’ordine, intese come Corpo Forestale, stiamo collaborando, agendo con i nostri volontari in attività di ausilio al Corpo. Per quanto riguarda altre Forze dell’ordine sono stato dal Prefetto ed ho sollecitato anche con lettera alcune criticità: se agiranno sull’area protetta in merito alle criticità che ho esposto, purtroppo, non ho la prontezza di affermalo”.


Quali azioni state mettendo in atto per limitare la formazione di nuove discariche?

“Occorrerebbe un’azione di sistema, ma questa potrebbe praticarla un unico Ente pubblico che opera sull’Etna, ed oggi non è così. L’Etna è frammentata tra diversi enti pubblici che operano ognuno per la propria competenza. Tanti proprietari pubblici, tanti gestori pubblici, corpi di sorveglianza autonomi e staccati dagli enti che si occupano della gestione. Insomma, guardando l’Etna il cittadino potrebbe immaginare che ogni problema, ogni criticità debba essere affrontata dall’ente pubblico denominato Parco dell’Etna, non è così. Il parco ha le “armi” spuntate quando si deve fare i conti con molti problemi di gestione o rifiuti. Basti pensare che il Parco si occupa di tutela e salvaguardia ma non ha personale di vigilanza, non ha guardiaparco. L’unica tutela che il Parco esegue è quella su istanza di parte: un privato presenta una richiesta ed il parco fornisce le prescrizioni autorizzatorie”.

Per scoraggiare questi abusi sono state già comminate sanzioni? Che sanzioni sono previste e come è possibile aumentare il controllo?

“Grazie all’azione intrapresa dal Parco con i propri volontari nella veste di ausiliari di vigilanza ambientale del Corpo Forestale sono stati elevati diversi verbali. Si tratta comunque di azioni deboli rispetto alla portata del problema. Comunque proviamo a fare il massimo ingegnandoci azioni che prima non esistevano. Come affermo da qualche mese, a mio parere, l’Etna necessita di essere amministrata da un unico Ente, “un’Autority dell’Etna” che concentri buona parte dei poteri gestionali dell’area protetta”.

Dario Raffaele

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