Femminicidi, una strage continua 15% di casi in più rispetto al 2019 - QdS

Femminicidi, una strage continua 15% di casi in più rispetto al 2019

redazione

Femminicidi, una strage continua 15% di casi in più rispetto al 2019

sabato 19 Settembre 2020 - 00:00
Femminicidi, una strage continua 15% di casi in più rispetto al 2019

L’associazione Sos stalking: al 31 agosto 62 donne uccise per mano di mariti o di partner respinti. “Un delitto ogni tre giorni”: così il lockdown ha fatto precipitare una situazione già critica

ROMA – Alle vittime della pandemia si aggiungono quelle, più silenziose, del femminicidio. “Una strage che durante il lockdown è proseguita indisturbata”, denuncia l’avvocato Lorenzo Puglisi, fondatore dell’associazione Sos Stalking che fornisce assistenza alle vittime di reati intra familiari o legati a dipendenze affettive.

Al 31 agosto di quest’anno sono già 62 le donne uccise per mano di mariti o di partner respinti, in aumento del 15% rispetto alle vittime registrate nello stesso periodo dello scorso anno. I numeri purtroppo non sono incoraggianti: nel 2019 sono stati 95 i delitti che hanno colpito le donne, circa uno ogni tre giorni.

Nel 2018 le donne uccise erano state 142, il 2017 ha visto 113 vittime, nel 2016 ne sono state uccise 115, 120 nel 2015, 117 donne sono state uccise nel 2014 e ben 138 nel 2013. Secondo i dati raccolti dal Rapporto Eures 2019 su “Femminicidio e violenza di genere”, dal 2000 a oggi le vittime in Italia sono oltre 3.230, di cui 2.355 in ambito familiare e 1.564 per mano del proprio coniuge/partner o ex partner.

“I numeri parlano chiaro, e indicano come, a distanza di poco più di un anno dall’introduzione della legge Codice Rosso in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, che avrebbe dovuto fornire uno strumento in più per intervenire tempestivamente, nulla sia cambiato e all’incirca ogni 3 giorni e mezzo una donna viene uccisa”, afferma l’avvocato Puglisi che, assieme alla psicologa Elena Giulia Montorsi,di Sos Stalking.

L’andamento come sempre oscilla da regione a regione: ad agosto 2020 Lombardia e Piemonte si sono trovate tragicamente in testa con 11 casi ciascuna, seguiti dalla Sicilia con 8 delitti e dal Lazio con 5, Veneto, Liguria, Campania e Sardegna con 4 casi per ognuna, 3 in Toscana, fino ad Emilia Romagna, Trentino Alto Adige e Puglia con 2 delitti per regione e dall’Abruzzo con 1.

La situazione globale legata alla pandemia ha inevitabilmente fatto precipitare la situazione, poiché un numero indefinito di donne, nel nostro Paese come nel resto del mondo, si è vista costretta a condividere gli spazi con il proprio aguzzino 24 ore su 24, con un incremento del senso di impotenza e un isolamento sempre più soffocanti”, fa notare ancora Puglisi.

Ancora una volta sono i dati a restituirci un quadro inequivocabile della situazione: secondo quelli raccolti dall’Istat nello studio “Violenza di genere ai tempi del Covid”, che hanno preso in esame le chiamate al numero antiviolenza 1522, durante i mesi di lockdown, le telefonate ai numeri antiviolenza sono aumentate del 73% rispetto allo stesso periodo del 2019.

E nel resto del mondo, come era prevedibile, la situazione è ugualmente preoccupante: l’Onu riporta come in Francia le segnalazioni di violenza domestica siano aumentate del 30% da quando è stato imposto il blocco a marzo. Secondo l’Unicef, il governo regionale catalano in Spagna ha segnalato un aumento del 20% delle chiamate alla linea di assistenza nei primi giorni del confinamento. A Cipro e a Singapore, i numeri di emergenza hanno registrato un aumento delle chiamate rispettivamente del 30% e del 33%. Allo stesso modo, Canada, Germania, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti hanno registrato un aumento dei casi di violenza domestica e della richiesta di alloggi di emergenza. In Australia, un sondaggio Women’s Safety nel New South Wales ha rivelato un aumento del 40% delle richieste di aiuto da parte delle sopravvissute.

L’esacerbazione delle violenze ha richiesto una risposta urgente: in Canada, i rifugi per la violenza domestica sono rimasti aperti durante il blocco. In Francia, dove i ricoveri per le vittime superano la loro capacità, è stata fornita una sistemazione alternativa in hotel. Australia, Francia e Regno Unito hanno stanziato fondi aggiuntivi per sostenere le donne che soffrono di abusi domestici.

Il 54% delle donne vulnerabili intervistate dall’associazione Care in Libano ha riferito un aumento della violenza e delle molestie durante la pandemia; il 44% ha affermato di sentirsi meno al sicuro a casa. Nella provincia cinese di Hubei, le denunce di violenza domestica alla polizia sono più che triplicate durante il blocco a febbraio. Anche in America Latina la condizione subita dalle donne durante l’emergenza è apparsa allarmante: in Argentina le chiamate ai numeri anti violenza sono aumentate del 25% dall’inizio del blocco. In Colombia, la violenza in ambito familiare contro le donne è aumentata del 94% tra marzo e maggio. I funzionari in Paraguay hanno ricevuto segnalazioni di almeno 80 casi di abuso al giorno a marzo, un aumento del 35% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (dati raccolti da Forbes).

“Ovunque nel mondo assistiamo a un problema di tipo socio culturale, retaggio della mancata educazione al rispetto della figura femminile oltre che da una quasi totale assenza a vari livelli, da quello familiare a quello educativo/istituzionale, di una corretta educazione sentimentale. La cultura dello stupro nasce in ambienti in cui costumie regole sociali giustificano atteggiamenti dominanti, che a loro volta promuovono la violenza di genere. È questo circolo vizioso che va scardinato”, conclude Puglisi.

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