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Gb, dimissioni May: gli aspiranti successori

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Gb, dimissioni May: gli aspiranti successori

sabato 08 Giugno 2019 - 00:00
Gb, dimissioni May: gli aspiranti successori

Scatta l’affollata corsa per leadership Tory e per Downign Street

LONDRA – Theresa May ha ufficializzato le dimissioni da capo del partito conservatore britannico, facendo scattare la corsa alla sua successione. Una gara già affollata, a cui potrebbero unirsi altri aspiranti leader Tory (e di conseguenza premier). Ecco i candidati ad oggi.

Fra i Brexiteer più irriducibili, Boris Johnson, vuole portare la Gran Bretagna fuori dall’Ue: con o senza un accordo. Cinquantaquattro anni, è stato uno degli artefici della vittoria della Brexit al referendum del 2016. Nominato ministro degli Esteri, è diventato la voce di punta dell’opposizione all’accordo di divorzio dall’Ue stipulato da Theresa May prima di dimettersi il luglio scorso per difendere la sua posizione a favore di una hard Brexit.

Michale Gove, ministro dell’Ambiente, una cocente sconfitta alle ultime elezioni per la leadership dei Tory forse non ancora digerita, ha sue posizioni più “accomodanti” sulla Brexit.

Il 52enne Jeremy Hunt, attuale ministro degli Esteri – ha sostituito Boris Jonhson dopo le dimissioni – è stato un convinto Remainer al referendum del 2016. Dopo il referendum Hunt ha cambiato rotta avvicinandosi al campo degli euroscettici, deluso dall’approccio “arrogante” di Bruxelles nei negoziati. Si oppone all’eventualità di un’uscita dall’Ue senza accordo: “sarebbe un suicidio”, avverte.

Andrea Leadsom, ritiratasi dal round finale per Downing Street nel 2016 dopo le critiche che si attirò per aver detto che essere madre la avvantaggiava su Theresa May, la ministra per le Relazioni con il Parlamento è una fervente fautrice della Brexit.
Ammiratrice di Margaret Thatcher, ha lavorato 30 anni in banca alla City di Londra. Approdata alla politica, ha cominciato a farsi un nome durante la campagna per il referendum del giugno 2016, quando era sottosegretario all’Energia con appassionati interventi a vari dibattiti televisivi a favore del ritiro del Regno Unito dall’Ue.

Nominato ministro per la Brexit nel luglio 2018, Dominic Raab si era dimesso quattro mesi dopo, perché in aperto contrasto con Theresa May sull’accordo di divorzio dall’Ue stipulato con Bruxelles, giudicandolo “cattivo per l’economia e la democrazia” britanniche. Si vede a Downing Street? “Mai dire mai”, ha risposto di recente Raab, 45 anni, convinto euroscettico. Avvocato specializzato in diritto internazionale, è una delle figure di punta della nuova guardia dei conservatori.

Ex dipendente di una banca d’affari, figlio di un conducente di autobus pachistano, Sajid Javid, 49 anni, è oggi un esponente influente del Partito conservatore. Nominato ad aprile 2018 alla guida del ministero dell’Interno, questo sostenitore del thatcherismo e del libero mercato, si era pronunciato contro la Brexit al referendum del 2016. Ma ha poi cambiato linea e ora perora l’uscita dall’Ue del Regno Unito.

Matt Hancock, quarantenne, ministro della Sanità, è la stella in ascesa dei Tory in crisi, un moderato considerato competente ed efficace sulla scena mediatica. Nel 2016 era contro la Brexit, poi si è allineato con i risultati del referendum e ha difeso l’accordo negoziato con l’Ue da Theresa May.

Rory Stewart, ministro dello Sviluppo Internazionale, 46 anni, ha oltre quindici anni di esperienza nel Foreign Foreign Office. È contro un’uscita dall’Ue senza accordo con Bruxelles.

Kit Malthouse, cinquantadue anni, perora la linea dell’unità del partito conservatore sulla Brexit: si può trovare un compromesso e arrivare a una linea comune tra Tories. E vice sindaco di Londra con Boris Johnson.

Esther Mcvey, cinquantun anni, ex conduttrice televisiva, si è dimessa da ministro del Lavoro e delle pensioni a novembre, in polemica con l’accordo May per l’uscita del Regno Unito dalla Ue. McVey vuole “un taglio netto” con l’Unione europea.

Mark Harper, quarantanove anni, è stato sottosegretario all’Interno e al Dipartimento Lavoro e Pensioni tra il 2010 e il 2015.

Sam Gyimah, ex sottosegretario per l’Università, 42 anni, rappresenta in parlamento l’East Surrey. Ha appoggiato la richiesta di un secondo referendum.

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