Anziani e disabili maltrattati a Gela, "Così uno morì", le strutture coinvolte - QdS

Anziani e disabili maltrattati a Gela, “Così uno morì”, le strutture coinvolte

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Anziani e disabili maltrattati a Gela, “Così uno morì”, le strutture coinvolte

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venerdì 08 Ottobre 2021 - 09:54

Tra le accuse, anche quelle di omicidio colposo, associazione a delinquere, esercizio abusivo della professione sanitaria.

La Procura di Gela ha chiuso due inchieste sulla gestione di case di riposo e centri di accoglienza gestiti dalla stessa persona e avanzato le richieste di rinvio a giudizio tenendo i fascicoli separati.

Le indagini e le accuse

A conclusione di indagini del locale commissariato di polizia il procuratore Ferdinando Asaro ha chiesto il processo per l’amministratore unico del consorzio di cooperative sociali ‘Progetto vita’ e di altre dieci persone per associazione per delinquere, esercizio abusivo della professione sanitaria e maltrattamenti ad anziani e disabili. Il legale rappresentante è anche accusato di avere gestito l’attività illecita in case di riposo e centri di accoglienza per disabili mentali a Butera, Niscemi, Pietraperzia, San Michele di Ganzaria e Mirabella Imbaccari. Per il Procuratore Ferdinando Asaro avrebbe “impiegato personale non qualificato e favorito la perpetrazione le condotte criminose contestate fine all’aprile 2019”. Gli accertamenti espletati, ricostruisce l’accusa, “hanno consentito di ricostruire lesioni personali gravi e gravissime verificatesi nei confronti di ricoverati nelle strutture” al centro dell’inchiesta.

Nei confronti dello stesso amministratore unico e di altre cinque persone, compresa una donna indagata anche nell’altra inchiesta, nell’ambito di altro procedimento penale, è stato richiesto inoltre il rinvio a giudizio per omicidio colposo per “avere cagionato la morte di un ospite della casa di riposo denominata “Le Viole residence per anziani” sita nel comune di Butera”. Secondo la Procura di Gela “gli imputati , contravvenendo alle doverose cautele dettate dalle prestazioni di tipo assistenziale e di carattere infermieristico e riabilitativo, agendo con negligenza, imprudenza e imperizia, cagionavano la morte dell’ospite, per imperizia per avere omesso di richiedere tempestivamente l’intervento di personale medico per le cure del caso”.

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