Lavoro in Sicilia, oltre il 41% dei giovani lavora in nero, ecco come - QdS

Lavoro in Sicilia, oltre il 41% dei giovani lavora in nero, ecco come

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Lavoro in Sicilia, oltre il 41% dei giovani lavora in nero, ecco come

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martedì 15 Febbraio 2022 - 15:27

Lavorano in nero, guadagnano poco e non vedono i loro diritti tutelati. Le prime esperienze dei giovani siciliani tra tirocini, volontariato e altre attività.

Quello del lavoro in Sicilia resta uno dei più gravi problemi. Un’indagine dimostra come il 41,5% dei siciliani sotto i trent’anni lavori o abbia lavorato in nero, la “forma” di lavoro più diffusa che le rilevazioni istituzionali fanno fatica a tracciare, percentuale leggermente superiore alla media nazionale (35%).

L’indagine e le “aree grigie”

È quanto emerge da “I giovani tra mercato e non mercato” l’indagine biennale su campione realizzata e promossa da Fondazione Unipolis e curata da Fondazione Adapt con l’obiettivo di valorizzare le tante transizioni che un giovane compie prima di costruire una stabile identità professionale.

L’attenzione è in particolare alle tante esperienze in aree grigie svolte fuori dal mercato del lavoro, ma che hanno valore economico e sociale: lavori in nero, tirocini curricolari ed extracurricolari e volontariato. Utilizzando un campione nazionale di giovani che a livello anagrafico hanno fra i 15 e i 29 anni di età, lo studio si è concentrato in tre regioni Lombardia, Emilia-Romagna e Sicilia con oltre 1.100 questionari.

Le principali attività “in nero”

Dai dati della ricerca emerge come quasi 1 siciliano su 2 lavora o ha lavorato in nero. Il 15,2% è invece, stato assunto con un contratto a tempo determinato, il 14,1% è stato impegnato in una collaborazione occasionale, l’11% ha lavorato come autonomo, il 7,6% ha firmato un contratto a tempo indeterminato, mentre il 6,5% è stato impiegato come stagionale o con un contratto a chiamata.

Per quanto riguarda l’area di attività, la maggior parte dei lavori in nero è in aiuto compiti, svolto dal 37,1% del totale dei siciliani che hanno indicato di aver compiuto un’esperienza di lavoro in nero, seguito dalla baby-sitter (20% del totale) e da mansioni inerenti all’ambito della ristorazione, come cameriere o aiuto cuoco (17,1% del totale).

Lo studio evidenzia, inoltre, come la crisi pandemica abbia penalizzato soprattutto i giovani coinvolti in esperienze di lavoro irregolare: il 75% dei siciliani che lavoravano in nero durante i mesi della pandemia hanno interrotto l’esperienza lavorativa a causa delle misure di contenimento del Coronavirus.

I tirocini curriculari ed extracurriculari

Un’altra area grigia riguarda i tirocini curricolari ed extracurricolari: nonostante siano ampiamente riconosciuti come un’occasione per maturare competenze, seppur con una netta prevalenza delle competenze soft, solo il 25,37% dei siciliani ha dichiarato di aver maturato competenze tecniche.

Interrogati sull’incidenza dei tutor formativi nello sviluppo di competenze, la maggior parte dei siciliani ha riconosciuto un ruolo non importante a questa figura. Il 24,72% dei siciliani non si trova “né d’accordo né disaccordo” rispetto all’affermazione “il mio tutor ha avuto un ruolo importante nel mio percorso di tirocinio” nonostante, il 40% dei giovani ha dichiarato di non essere stato impiegato in “attività routinarie a scarso contenuto formativo”.

La pandemia ha influito anche sul lavoro regolarizzato: il 66,6% dei ragazzi residenti o domiciliati in Sicilia, che svolgevano un tirocinio (curriculare o extracurriculare), ha interrotto l’esperienza.

Il “valore” del volontariato

L’analisi mostra, infine, come in Sicilia, il 55,8% dei ragazzi abbiano svolto attività di volontariato.
Più del 50% degli intervistati ritiene che tale attività sia un’occasione per sviluppare competenze di vario tipo, soprattutto la “capacità di pianificare e organizzare” e la “flessibilità”.
Competenze che, nella percezione del 25% dei ragazzi, non si sono dimostrate utili.

In questo quadro arriva una nota positiva guardando al futuro: 1 siciliano su 2 guarda al proprio futuro lavorativo con ottimismo e speranza.

Tra le diverse soluzioni proposte da Fondazione Adapt e Unipolis vi sono: la messa in rete di osservatori dedicati al mercato del lavoro; la necessità di evitare abusi nell’utilizzo dei tirocini finanziati da Garanzia Giovani, con una maggiore responsabilizzazione degli enti promotori (scuole, università, agenzie per il lavoro, centri per l’impiego); l’utilizzo dell’apprendistato duale come strumento per la costruzione sociale dei mestieri, attraverso il protagonismo di scuole, università e parti sociali e la costruzione in ciascun istituto scolastico e formativo di uffici di placement con progettisti che interloquiscano con il sistema imprenditoriale, per attivare percorsi di alterna formativa di qualità.

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