Per salvare Alitalia si ‘fottono’ i viaggiatori - QdS

Per salvare Alitalia si ‘fottono’ i viaggiatori

Carlo Alberto Tregua

Per salvare Alitalia si ‘fottono’ i viaggiatori

martedì 26 Maggio 2020 - 00:00

Berlusconi e i presidenti del Consiglio che gli sono succeduti, sono stati giustamente insultati perché nel corso di tanti decenni hanno continuato a mettere soldi pubblici in quel carrozzone senza fondo che è Alitalia.
Alcuni hanno conteggiato che fino ad oggi sono stati immessi nelle casse della compagnia italiana intorno a dieci miliardi. Ma essa è rimasta ai margini della concorrenza mondiale, non è riuscita ad attivare bene i percorsi internazionali, che sono redditivi, non ha attuato nessuna politica concorrenziale per competere ad armi pari con le compagnie low cost, ha continuato ad avere un eccesso di personale non di volo, oltre a sperperare risorse pubbliche nell’acquisto di prodotti e servizi, non sempre utilizzando procedure rispettose della concorrenza.
Amministratori che, nonostante le perdite, hanno avuto emolumenti straordinari, dirigenti super pagati malgrado non abbiano conseguito risultati, servizi accessori a quelli di volo del tutto inutili, o meglio utili solo per il clientelismo.

Berlusconi allora salvò gli azionisti-amici di Alitalia, sempre con soldi pubblici. I conti economici della compagnia sono stati quasi sempre deficitari, con la conseguenza che, accumulando continuamente perdite, i governi via via li hanno ripianati. Ma nonostante ciò, la cattiva gestione non è cambiata, con la conseguenza che le perdite si sono succedute ad altre perdite: mai un bilancio in attivo.
Ai nostri giorni, i governi più recenti, quello Lega-M5S e l’attuale quadripartito, hanno continuato nella perversa azione di immettere soldi pubblici in quel pozzo senza fondo che è Alitalia.
Questo governo ha approfittato della super manovra – che aveva lo scopo di ristorare imprenditori e cittadini colpiti dalle conseguenze economiche dell’epidemia – per inserire nel monte finanziario ben 3,5 miliardi da destinare all’ennesimo salvataggio della compagnia tricolore, senza disporre un’inversione di rotta economica, tendente a riportare in attivo i successivi bilanci.
La conseguenza è che anche questi miliardi si dissolveranno nel volgere di qualche anno perché, appunto, si sommeranno ulteriori perdite a quelle che hanno eroso capitale e precedenti prestiti-ponte.
I ministri, che stanno facendo questa operazione di salvataggio, sono incompetenti oppure in malafede, perché hanno pensato bene di costringere i concorrenti ad aumentare i prezzi dei loro biglietti. Ci riferiamo soprattutto alle compagnie low cost.
Perché saranno costretti ad aumentarli? Per la semplice ragione che questo governo vorrebbe obbligarli a rispettare i minimi del contratto nazionale del personale di volo e di terra, che, com’è noto, sono nettamente superiori a quelli delle compagnie che si fanno la guerra dei prezzi nel mondo. Pena, si dice, revocare le autorizzazioni degli slot, cioé dei permessi per atterrare negli aeroporti italiani.
Si tratta di un’iniziativa economicamente criminale, perché essa penalizza fortemente i viaggiatori, italiani ed esteri, in quanto dovrebbero pagare prezzi maggiorati per i voli italiani, al fine di creare una barriera protettiva all’Alitalia, che non è capace di far quadrare i conti, anche perché spende più di quanto incassa.

Si tratta di una vera e propria norma anti-concorrenza e come tale dovrebbe cadere sotto l’accetta dell’Autorità antitrust italiana e di quella europea. Non sappiamo se quest’iniziativa arriverà in porto, ma certo, giornali, televisioni e media sociali devono informare l’opinione pubblica di quanto ministri incompetenti o in malafede (ripetiamo) avrebbero intenzione di fare.
Incidentalmente vogliamo segnalarvi, ancora una volta, un’altra manovra fatta dal Governo, approfittando del decreto anti virus “Corona”. Si tratta di avere eliminato con un frego le cosiddette clausole di salvaguardia dell’Iva, che ammontano a circa venti miliardi, con la conseguenza che la prossima legge di bilancio 2021 non dovrà affrontare questo problema, anche se rimane sul campo una salita di sesto grado per fare quadrare i conti.
Infatti, se da un lato quest’anno è consentito lo sforamento (differenza fra entrate e uscite di bilancio) del dieci per cento, l’anno prossimo il Governo dovrà mettere in riga i conti e presentare lo stesso bilancio con un sostanziale pareggio, cioé senza deficit, per cominciare a pagare i debiti creati per fronteggiare l’epidemia economica, peggiore di quella virale.

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