La grande forza di chi si sente ignorante - QdS

La grande forza di chi si sente ignorante

Carlo Alberto Tregua

La grande forza di chi si sente ignorante

venerdì 03 Giugno 2022 - 08:36

Vediamo tanta gente che, con supponenza e prosopopea spiega al colto e all’inclito molte cose che non sa, che non ha approfondito e soprattutto che non ha capito.
Si sente subito, o si vede anche in tv, se qualcuno, quando parla, ha imparato la lezione a memoria o se quello che dice è frutto di una propria elaborazione sulla base di un archivio che detiene nel proprio cervello o, come si usa dire, in quel sacco delle informazioni che ognuno di noi dovrebbe portare sulle spalle.

Altri parlano e dicono anche cose sensate, ma le dicono male perché non coniugano le parole con il non verbale. Cos’è il non verbale? La postura del corpo, il movimento della testa, l’agitarsi delle mani, il rivolgere lo sguardo verso gli interlocutori.
C’è una regoletta per chi parla in pubblico: non deve far vagare lo sguardo per tutta la sala, ma lo deve puntare su uno dei soggetti che ascolta, come se fosse l’unico con cui interloquire.

Chi straparla, chi fa citazioni casuali e non appropriate, soprattutto non precise, chi ripete parole e frasi incamerate meccanicamente ha un difficile rapporto con gli interlocutori, sia nel pubblico che nel privato.

Si sente subito, quando ascoltiamo qualcuno, se la sua comunicazione si fonda su un’elaborazione di informazioni che ha radunato nella parte mnemonica del proprio cervello, in decine e decine di anni, oppure se si tratta di parole e frasi appiccicate per l’abbisogna, magari all’ultimo momento.

Ci accorgiamo se una persona è colta o ignorante dal suo atteggiamento: quando è sicura, spavalda, dobbiamo dubitare della verità che ci sta comunicando perché probabilmente si tratta di un parvenu, di qualcuno che mostra ciò che non sa.

Quando, invece, abbiamo a che fare con una persona che fa ragionamenti compiuti, sintetici ed efficaci, ci rendiamo conto che quella persona ha letto e ha studiato molto, con la conseguenza che abbiamo da imparare e imparare, perché non smettiamo mai di apprendere.
Bisogna essere consapevoli della nostra limitatezza per comportarsi nel modo anzidetto.

Ognuno di noi, se ha avuto nella sua vita la costanza di leggere e di apprendere molto, da quando aveva sei anni, cioè dalla prima elementare, si rende conto come la conoscenza dell’esistenza è a noi in gran parte sconosciuta, perché è immensa, spesso irraggiungibile e comunque di difficile percezione.
Eppure, se abbiamo voglia di saperi, di conoscenze di ciò che è accaduto nei secoli, se ce la mettiamo tutta, possiamo fare qualche passettino in avanti.

Ecco, è necessario avere la cognizione dei nostri mezzi, è necessario sapere come le nostre possibilità di conoscere siano limitate e, quindi, dobbiamo essere ammantati di modestia, rifuggendo la supponenza, la presunzione e la superbia.

Questo comportamento non è facile perché è istintivo nella persona umana: mostrare più di quello che si è e acquisire meriti che non si hanno, per “vendere la propria merce”, come se ci trovassimo al mercato. Ma i rapporti umani non sono mercantili.

Da quanto precede, si deduce la grande forza di chi si sente ignorante, di chi sa che mai e poi mai potrà scoprire tutto ciò che è avvenuto e meno che mai prevenire tutto ciò che avverrà.

Ma allora, si potrebbe chiedere qualcuno, dobbiamo vivere giorno per giorno, momento per momento, senza mai tentare di affrontare il futuro in modo programmatico? La risposta è no. Nonostante la nostra immensa ignoranza, dobbiamo tentare di guardare avanti, anzi con uno sguardo che va al di là dell’orizzonte, sapendo che possiamo indovinare o meno gli eventi che accadranno, tentando di prevederli.

Non solo, ma è sempre opportuno, in qualunque circostanza, avere un piano B. Questo non è sempre possibile, ma per quanto dipende da noi, dobbiamo tentare di farlo diventare una realtà.
L’ignorante consapevole si sente forte senza presunzione, anche sperando che, via via, possa intravedere qualche piccola luce nell’oscuro futuro e in tutta quell’immensa parte di conoscenze che per ognuno di noi resta un mistero.

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