Arrestato l'ex bandito Graziano Mesina, latitante dal 2020 - QdS

Arrestato l’ex bandito Graziano Mesina, latitante dal 2020

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Arrestato l’ex bandito Graziano Mesina, latitante dal 2020

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sabato 18 Dicembre 2021 - 07:00

Arrestato il latitante Graziano Mesina. Deve scontare una condanna a 24 anni: Nel luglio 2020 il più famoso esponente del banditismo sardo si era sottratto all’arresto

 I Carabinieri del Ros – in collaborazione con quelli del Gis, del Comando provinciale di Nuoro e dello Squadrone eliportato carabinieri cacciatori “Sardegna” – hanno rintracciato e arrestato nel corso della notte Graziano Mesina, latitante da luglio 2020. Era nella lista dei sei latitanti più ricercati d’Italia con Matteo Messina Denaro.

Mesina deve scontare una condanna a 24 anni di reclusione, che gli era stata notificata dalla Procura generale della Corte d’appello di Cagliari.

Graziano Mesina, una latitanza lunga oltre un anno

Mesina era irreperibile dal 2 luglio del 2020, quando la Corte di Cassazione aveva respinto il ricorso presentato dai suoi avvocati dopo la condanna in appello a 30 anni di carcere per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti.

La condanna era diventata quindi effettiva e Mesina, che un anno prima era stato scarcerato per decorrenza dei termini, avrebbe dovuto tornare in carcere per scontare in tutto 24 anni.

Il 2 luglio del 2020 Mesina non si era presentato nella caserma dei carabinieri di Orgosolo, in provincia di Nuoro, dove viveva e aveva l’obbligo quotidiano di firma. Quando gli stessi carabinieri avevano raggiunto la sua abitazione per arrestarlo non l’avevano trovato.

Chi è il superlatitante Graziano Mesina, detto “Grazianeddu”

Graziano Mesina, 79 anni, noto anche come Grazianeddu, il più famoso esponente del banditismo sardo,è stato rintracciato e arrestato nel corso della notte dai carabinieri del Ros, con il supporto in fase esecutiva del Gis, del comando provinciale carabinieri di Nuoro e dello squadrone eliportato Cacciatori di Sardegna.PUBBLICITÀ

Mesina era latitante dal luglio 2020, quando si era sottratto a un provvedimento di esecuzione pena a 24 anni di reclusione, emesso dalla procura generale presso la Corte di Appello di Cagliari.

Graziano Mesina aveva lasciato la sua abitazione a Orgosolo la sera del 2 luglio di un anno fa, prima che gli venisse notificato l’ordine di carcerazione emesso dopo che la Cassazione aveva confermato la condanna a 30 anni per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di droga.

L’ex primula rossa aveva già trascorso 40 anni in carcere prima di ottenere la grazia, revocata dopo la nuova condanna definitiva. Da latitante ha compiuto 79 anni il 4 aprile scorso, e da latitante ha subìto la perdita di due sorelle, Antonia e Rosa, e di un nipote, Giancarlo Pisanu, per il Covid. In questi mesi, i carabinieri non hanno mai smesso di cercarlo, sia a Orgosolo, che nel Nuorese e all’estero.

La stagione dei sequestri

All’ex primula rossa del Supramonte è stata attribuita una serie ininterrotta di sequestri di persona: Capelli, Campus, Petretto, Canetto, Papandrea, negli anni ’60, e altri in quelli successivi. Condannato all’ergastolo per cumulo di pene, Mesina ha passato in carcere gran parte della sua vita, nonostante le tante evasioni. Le sue fughe e la latitanza sono diventate leggendarie in Sardegna e si racconta che spesso tornasse a Orgosolo per incontri con donne innamorate di lui.  a ragazzino era straordinariamente forte.

La Grazia ricevuta nel 2004, poi la libertà annullata

La grazia del presidente della Repubblica, nel 2004, che aveva cancellato l’ergastolo restituendo a Mesina la libertà, è stata annullata proprio con la conferma in Cassazione della condanna per traffico internazionale di droga, reato per il quale era stato di nuovo arrestato nel 2013. Da un anno le sue legali non hanno notizie del loro assistito, per il quale confermano l’intenzione di chiedere misure alternative al carcere.

Quando è sparito da Orgosolo, dove faceva vita da pensionato, a parte l’obbligo di firma quotidiano in caserma, era difficile pronosticare una latitanza così lunga, anche se probabilmente preparata da tempo nel timore che la Cassazione confermasse la sentenza. Mesina – gli ultimi dubbi sono svaniti col passare dei mesi – non ha mai avuto alcuna intenzione di tornare dietro le sbarre.

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