I due sanguinosi attentati del 9 ottobre - QdS

I due sanguinosi attentati del 9 ottobre

Giuseppe Sciacca

I due sanguinosi attentati del 9 ottobre

sabato 12 Ottobre 2019 - 00:00
I due sanguinosi attentati del 9 ottobre

In occasione della solenne ricorrenza dello Yom Kippur, nell'est della Germania, ad Halle, si è consumato un grave attentato contro la locale comunità ebraica

In occasione della solenne ricorrenza dello Yom Kippur, nell’est della Germania, ad Halle, si è consumato un grave attentato contro la locale comunità ebraica, che ha causato due vittime ed altrettanti feriti gravi. L’attentatore, un giovane di 27 anni, Stephan Balliet, cittadino tedesco, secondo l’attuale ricostruzione degli investigatori, ha agito in modo ostentato, da solo, indossando abiti militari e con una telecamera montata sull’elmetto. Se hanno preso parte altre persone, hanno avuto solo compiti di supporto ed assistenza.

La dinamica dell’attacco, fortunatamente, non ha avuto gli esiti che il malintenzionato si prefiggeva, giacché il tempestivo intervento del servizio di sicurezza , ha impedito che l’attentatore riuscisse ad entrare all’interno della sinagoga, dove erano presenti all’incirca ottanta persone intente ad assistere alle funzioni religiose. È agevole comprendere che se il malfattore non fosse stato bloccato il bilancio delle vittime sarebbe stato ben altro. Malgrado le raffiche sparate contro l’ingresso del luogo sacro ed il lancio di ordigni esplosivi, la porta ha tenuto. Datosi alla fuga, dopo aver lanciato una granata verso il cimitero ebraico, per dare sfogo al suo cieco odio, ha ucciso una passante ed un uomo che si trovava in un vicino locale, dove servono panini di carne alla turca. Entrambe le vittime non avevano alcun legame con la comunità ebraica. Sulla matrice neonazista e sulle motivazioni antisemite dell’attentato non vi è ragione di dubitare, e comunque restano confermate dalla circostanza che l’attentatore è stato sentito urlare ripetutamente “gli ebrei sono la causa di tutti i problemi”. Parole rimaste registrate nelle riprese dal medesimo effettuate.

Per una raccapricciante coincidenza quest’attentato è stato consumato il 9 ottobre, quindi lo stesso giorno dello stesso mese, in cui, nel 1982 è stato perpetrato l’attacco contro la sinagoga di Roma, che costò la vita ad un bambino di due anni, Stefano Gaj Tachè, mentre quaranta persone rimasero gravemente ferite, anche in quella occasione raffiche di mitra e lancio di granate, ma l’incursione venne effettuata da un commando di terroristi palestinesi.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel suo discorso di insediamento nella carica di Capo dello Stato, ha ricordato quest’attentato e la sua piccola vittima, a cui venne intitolata la piazza antistante la sinagoga, riconoscendo all’evento un forte valore morale e per ribadire la volontà dello Stato di “combattere e sconfiggere chi, in nome dell’intolleranza, vuole aggredire la convivenza contro ogni regola di civiltà ed umanità”. Giacché come ha precisato il Rabbino Capo di Roma Riccardo Di Segni, ricordando l’atmosfera che aveva preceduto l’attentato, era un periodo costellato di atti antisemiti e di indifferenza di cui il 9 ottobre fu il tragico epilogo. Mentre l’attentato fu un vero spartiacque, che ha posto fine ad un periodo di isolamento e di ostilità mediatica e l’inizio, su tutto il territorio nazionale, di un periodo di maggiore attenzione e sensibilità per i problemi dell’intolleranza antisemita. Ancor oggi non è possibile abbassare la guardia di fronte a certi fenomeni che anziché svanire e restare relegati nel passato, tornano prepotentemente d’attualità.

L’Europa resta insanguinata e percorsa da una intolleranza che, specie come avviene nei periodi di crisi economica e sociale, va sempre più montando e di cui risulta non agevole coglierne, fino in fondo, le motivazioni di tanto accanimento.

Sono illuminanti in proposito le parole del compianto rabbino Capo di Roma, divenuto noto al grande pubblico per aver ricevuto il 13 aprile 1986 il Papa Giovanni Paolo II, nella sua sinagoga, il quale affermava: “In generale nella storia vediamo che le minoranze sono quelle più soggette ad essere perseguitate, ma in particolare c’è quella ebraica, perché è una minoranza che non vive secondo quelli che sono gli usi e i costumi del popolo presso il quale si trova a vivere, ma conserva la propria particolarità, le proprie leggi, ha un decalogo e le mitzvòt”.

L’intolleranza è una mala pianta che non è facile estirpare, ma che va combattuta con la scuola, la cultura in genere e l’attenzione costante delle autorità dello Stato.

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