Libri, la questione meridionale ne "Il lungo Mezzogiorno" - QdS

Libri, la questione meridionale ne “Il lungo Mezzogiorno”

Paola Giordano

Libri, la questione meridionale ne “Il lungo Mezzogiorno”

giovedì 28 Maggio 2020 - 00:00
Libri, la questione meridionale ne “Il lungo Mezzogiorno”

Una raccolta di scritti del fondatore e presidente del Censis Giuseppe De Rita. Lo sviluppo del Sud ha bisogno sì del supporto dello Stato ma “ancor di più richiede e coinvolge l’iniziativa di tanti altri soggetti"

Il lungo Mezzogiorno
Giuseppe De Rita
Laterza, Roma-Bari, 2020
Pagine 224
18€

Una raccolta di testi scritti a partire dagli anni sessanta che ripercorrono la complessa e tuttora irrisolta “questione meridionale”: questa l’ultima opera di Giuseppe De Rita, fondatore e presidente del Censis. Un’opera che parte da due presupposti strettamente collegati tra loro: il fatto che, a lungo termine, “non è l’economia che traina il sociale ma il contrario” da un lato e la considerazione che “per fare sviluppo non occorrono interventi dall’alto ma profondi processi di autocoscienza e di autopropulsione collettiva” dall’altro.

I quattordici contributi racchiusi del libro di De Rita sono infatti intrisi di riflessioni – profondamente legate a tali premesse e frutto del lungo lavoro sul Sud, suo “intimo luogo d’origine” – che in qualche modo tendono a riscattare il Mezzogiorno dal torpore – sociale prima che economico – che attanaglia le regioni meridionali. Nella convinzione “maturata con molta lentezza nel corso degli anni” che lo sviluppo del Sud ha bisogno sì del supporto dello Stato ma “ancor di più richiede e coinvolge l’iniziativa di tanti altri soggetti”: ci sono infatti i piccoli imprenditori industriali, così come ci sono iniziative di stampo artigiano o quelle – socio-politiche – delle strutture associative e sindacali. Soggetti diversi che insieme costituiscono “i sintomi che il futuro del Mezzogiorno sarà sempre più legato alla dialettica e alla convergenza di intenti”.

Sono proprio questi “sintomi” a smentire nei fatti l’idea che il meridionalismo “stanco” ripropone da decenni, vale a dire l’idea di un Mezzogiorno “piagnone”, ammaliato e corrotto dalla criminalità da organizzata.

Il Sud è in parte questo – inutile negarlo o nasconderlo – ma non solo: è anche un “laboratorio intelligente e interessante”. Per sviluppare il quale è necessario, secondo De Rita, attivare proposte politiche in grado di assecondare la spontanea convergenza di quei “sintomi”. Il “potenziale meridionale” c’è ed elevate sono le possibilità di valorizzarlo e moltiplicarlo sul territorio. Bisogna credere di più nel primato del sociale e del locale e, con questo libro, De Rita ci aiuta a farlo.

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