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Informazione alterata inganna i cittadini

Carlo Alberto Tregua

Informazione alterata inganna i cittadini

martedì 15 Marzo 2022 - 08:12

In Usa c’è Democrazia? Sì, perché i cittadini votano e dissentono. In Unione europea c’è Democrazia? Ancora sì, perché i cittadini votano e dissentono. In Cina e Russia c’è Democrazia? No, perché i cittadini votano (nominalmente), ma non possono dissentire.

Questo preambolo serve a introdurre lo strumento fondamentale di una Comunità che è l’informazione. Quando essa non vi è o è deformata o alterata, il sistema democratico non funziona perché i gruppi di potere riescono a contraffare la verità e a comunicare quello che conviene a loro e al loro portafoglio, naturalmente contrario all’interesse generale e a quello dei cittadini.

La libertà è frutto di un’informazione oggettiva e corretta, anche perché quando si apprendono notizie falsate, non è da tutti – in funzione della propria cultura (alta o bassa) – comprendere se c’è inganno o verità.
La libertà è il massimo obiettivo di ogni vivente, per raggiungere la quale occorre la libertà economica, spesso inesistente.

Nella vicenda Ucraina-Russia abbiamo il sospetto che qualcuno bari, a cominciare dalle silenti industrie belliche che non possono sopportare la pace, considerata loro nemica. Infatti, se tutto il mondo fosse in pace, le fabbriche che producono armi si fermerebbero. Da parte di queste industrie c’è quindi la necessità che almeno le guerre locali siano continue e quando finisce una, cercano di farne attivare un’altra. Per le industrie belliche di tutto il mondo, il ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistan è stata la cessazione di un mercato fiorente.

Torniamo all’informazione deformata. Vi sono apparati in diversi gruppi e in ogni nazione del mondo, che hanno proprio la funzione di stravolgere la verità e di rappresentare fatti e circostanze in maniera difforme dalla stessa, in relazione alle loro necessità e ai loro bisogni egoistici.
A chi compete smascherare l’inganno e tentare di far emergere la verità? Il gravoso fardello è sulle spalle di coloro che fanno informazione e, in misura specifica, dei giornalisti. Va precisato che solo in Italia si definiscono giornalisti coloro iscritti a un ordine professionale (legge 69/63); nelle altre parti del mondo tale iscrizione non è necessaria.

I giornalisti, dunque, hanno l’ingrato compito di valutare fatti e circostanze per stabilire ciò che è vero e ciò che non lo è. Per questa ragione devono sempre andare in fondo, scavare e portare a galla tutte le questioni che gli ingannatori cercano di sotterrare. Così, devono sempre sentire le parti in contrasto, in modo da mettere a confronto fatti e argomenti rappresentati da ciascuna di esse.

Per esempio, nel caso della guerra Ucraina-Russia – ci torniamo ancora – sappiamo che l’informazione della Repubblica di Putin è intossicata perché di parte, in quanto vietata la libera informazione. Ma osiamo far presente che anche l’informazione da parte dell’Ucraina non può considerarsi obiettiva perché fino ad oggi nessuno ha riportato le voci dei dieci/quindici milioni di ucraini-russi che, pur essendo una minoranza, rappresentano un punto di vista in opposizione a quello della maggioranza.
Non sappiamo neanche se l’informazione di Zelensky sia obiettiva o anch’essa di parte, perché non verificata e bilanciata da altre fonti.

Nel nostro Paese, l’informazione è teoricamente libera. Ma siamo sicuri che sia così effettivamente? I gruppi di potere hanno in mano giornali, televisioni, media sociali, con i quali possono influenzare i cittadini, i quali, come difesa, non hanno che un solo mezzo: informarsi direttamente leggendo libri, libri e libri; attingendo alle fonti del sapere e cercando di capire come si sia comportata l’umanità occidentale in questi trenta secoli e quella orientale negli scorsi cinquanta.
In altri termini, ogni cittadino dovrebbe formarsi un’opinione direttamente, senza filtri e mediazioni, ovviamente se fosse libero, con un’autonomia economica che gli consenta di non sottostare a vincoli diversi.

L’informazione è essenziale in una vita democratica, ma altrettanto essenziale è che essa sia obiettiva e completa, che bilanci i due piatti e consenta a tutti di capire se vi siano padroni, lacci e lacciuoli verso cui dissentire. Solo così il cittadino, da soggetto passivo, può diventare soggetto attivo.

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