Infrastrutture, turismo e agroalimentare per ripartire - QdS

Infrastrutture, turismo e agroalimentare per ripartire

Ivana Zimbone

Infrastrutture, turismo e agroalimentare per ripartire

sabato 17 Ottobre 2020 - 00:10
Infrastrutture, turismo e agroalimentare per ripartire

Il sesto convegno “Innovation day, l’Italia che riparte” ha messo a confronto Sicilia e Sardegna, pre e post Covid. Musumeci: “Il Recovery Fund per un aeroporto hub intercontinentale che colleghi con California Sudamerica e Asia”

CATANIA – Si è tenuto online il sesto convegno di “Innovation Days; l’Italia che riparte”, organizzato da 24 ORE Eventi, dedicato all’analisi economica e sociale di Sicilia e Sardegna. Due regioni con caratteristiche differenti, accomunate oggi dalla voglia di ripartire e modificare tutti quei sistemi bloccanti che fino ad ora non hanno consentito loro di crescere. A partecipare all’evento economisti, realtà imprenditoriali di rilievo, governatori. Tutti insieme per sottolineare – assieme al direttore del Sole 24 Ore Fabio Tamburini – come per far ripartire l’Italia sia necessario far ripartire il Sud. E dotarlo di infrastrutture, trasporti, innovazione digitale, imprese e cultura.

Per Adam Asmundo, economista dell’università di Palermo, l’economia siciliana durante l’emergenza sanitaria avrebbe “cambiato pelle”, facendo della resilienza, della tradizione e dell’innovazione (non necessariamente tecnologica, ma anche gestionale e organizzativa) il suo punto di forza, consolidando il suo orientamento ai mercati con maggiore efficienza. Agricoltura, settore alimentare e industriale (chimico, petrolchimico, farmaceutico) avrebbero tenuto performance quasi invariate rispetto all’anno precedente. Diverso sarebbe il caso delle imprese marginali, la cui esclusione avrebbe conferito una certa stabilità all’economia settoriale.

Per il vicepresidente vicario di Sicindustriala Sicilia la nostra Isola avrebbe bisogno di un sistema di mobilità aerea e infrastrutturale nuova da realizzare entro 3-4 anni per non perdere i flussi attualmente disponibili. E avrebbe bisogno di digitalizzazione, professionalizzazione della manodopera, grandi imprese. Tra le opportunità attualmente inespresse rimarrebbe ancora il polo industriale di Termini Imerese, presunta vittima di un progetto fallimentare di Invitalia e della mancata voglia della classe politica di programmarne la ripartenza.

Lo sviluppo in Sicilia non è neppure omogeneo. Palermo e Catania godrebbero di un livello digitale e infrastrutturale superiore rispetto al resto delle province, secondo Crescenzo Coppola, Responsabile Sales Medium Area Sud di Tim, azienda che vorrebbe superare il digital divide entro il 2021. Un dato destinato a crescere in maniera esponenziale nel prossimo futuro grazie alle tecnologie 5G e IoT, offrendo nuove opportunità di business per le imprese. Per Coppola bisogna invece intervenire per arginare la carenza di competenze digitali e per migliorare la sicurezza nei posti di lavoro.

La sezione dedicata alla Sicilia si è conclusa con l’intervento del presidente della Regione, Nello Musumeci, che ha reso note le sue difficoltà nella gestione dell’emergenza sanitaria e nella presentazione di progetti per lo sviluppo dell’Isola. “Le economie qui sono tante, a partire dalla collocazione geografica. Da limite dobbiamo farlo diventare risorsa – ha detto – . A decidere per i prossimi anni sarà il numero dei contagi e non la politica”. Ma Musumeci rivendica la possibilità di adattare con ampi poteri per la sua regione i provvedimenti restrittivi del Governo: “Sono uno dei tre presidenti di regione che fanno parte della cabina di regia. Noi governatori dobbiamo adattare alle circostanze i provvedimenti, che non devono essere solo restrittivi ma anche estensivi (…). Contesto alcune misure contraddittorie (…)”.

Il governatore siciliano desidera investire maggiormente sulla digitalizzazione delle PA e sulla semplificazione delle procedure che attualmente impedirebbero interventi rapidi di infrastrutturazione. E ha colto l’occasione per puntare il dito sull’Anas che lavorerebbe a una velocità differenziata in funzione della regione di riferimento: “Anas ha 11 cantieri aperti sulla Ct-Pa con due operai per ogni cantiere e io devo litigare ogni giorno”, ha spiegato. A peggiorare ulteriormente la condizione delle strade, la mancanza di pertinenza della Regione sulla manutenzione: ”Non ho bisogno di essere commissario, lo nomini Roma un commissario. La Regione non ha competenze sulle strade provinciali. Abbiamo 15mila km di strade provinciali abbandonate a causa della decapitazione delle province del governo precedente”, ha continuato il presidente.

Secondo Nello Musumeci la Sicilia starebbe scontando la sua perifericità rispetto al resto del Paese, combattendo da trent’anni con Campania e Calabria per non trovarsi all’ultimo posto della classifica delle regioni in ordine di Pil ottenuto. “La Sicilia è l’ultimo lembo di terra europea, siamo lontani dai mercati del Centro-Nord. La ferrovia veloce non può arrivare in Sicilia senza un collegamento stabile tra le sponde della Sicilia e della Calabria – ha aggiunto -. L’anello autostradale si attende da 27 anni. La Legge Obiettivo prevedeva la ferrovia veloce, ma da 20 anni attendiamo il raddoppio ferroviario da Messina a Catania. L’azienda ferroviaria ha elencato le opere da realizzare in Sicilia, ma non ha realizzato nessun progetto (…). La Sicilia deve liberarsi da questa crisi di sistema e darsi un modello in un sistema macroeconomico e e macropolitico cambiato (…). Non possiamo più essere una regione che vive alla giornata senza una prospettiva”.

Il presidente vuole far ripartire l’economia regionale potenziando l’agroalimentare, la qualità, i servizi turistici, l’attrattività culturale per i quali le regioni del Nord rappresenterebbero un modello. E utilizzando il Recovery Fund per migliorare la digitalizzazione, l’innovazione tecnologica e le infrastrutture, per costruire un aeroporto hub intercontinentale – per i collegamenti con California, America del Sud, Asia – e un porto hub per intercettare il traffico navale che da Suez si dirige addirittura a Rotterdam, attraversando Gibilterra. Tuttavia, oltre alla carenza di personale adeguatamente formato disponibile negli uffici regionali, Musumeci si starebbe scontrando con la mancanza di chiarezza da parte dell’Ue sulle procedure da seguire per usufruire del Recovery: “Chi deve predisporre i progetti? La Regione o il governo centrale?”, si chiede.

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