“Integrare gli aeroporti di Trapani e Palermo” - QdS

“Integrare gli aeroporti di Trapani e Palermo”

redazione

“Integrare gli aeroporti di Trapani e Palermo”

giovedì 18 Aprile 2019 - 00:00
“Integrare gli aeroporti di Trapani e Palermo”

ROMA – Sul trasporto aereo, vitale per il turismo e l’economia, l’Italia è rimasta sola. La situazione dei trasporti è la metafora della crisi del Paese. Questa in sintesi l’analisi dell’ex presidente dell’Ente per l’aviazione civile Vito Riggio. Caso Alitalia? “Al netto delle novità più volte annunciate dal ministro Di Maio, doppiamente competente, si può dire che la situazione sembra al momento ancora bloccata. Il partner industriale al momento non si trova”.

E il Governo?
“Il Tesoro potrebbe aggiungere una quota, ma manca ancora parecchio. Secondo i miei calcoli, oltre a restituire circa un miliardo di prestito ponte, Alitalia ha bisogno di almeno un altro miliardo per continuare a volare. Soprattutto avrebbe bisogno di entrare in una solida struttura industriale. Chi vuol bene a questa nostra compagnia, che fu di bandiera, non dovrebbe dimenticare la profezia di una grande Commissaria Europea ai Trasporti, la De Palacio, che venti anni fa ci disse che in Europa sarebbero restate solo tre grandi compagnie integrate. Oggi abbiamo British con Iberia, Air France con KLM e Lufthansa con Austrian e gli altri vettori orientali”.

Epilogo per l’Alitalia? Pessimista o ottimista?
“Certo tutto costa, ma alla realtà non si sfugge a lungo. Naturalmente spero che le buone notizie di Luigi Di Maio non siano come l’anno bellissimo di Conte. Nell’interesse dei lavoratori, del Paese e di noi stessi. Anche se questa vicenda, come in generale quella del destino dell’Italia, sembra come il Trono di Spade, la fortunata serie televisiva, che ha girato diversi finali di cui i protagonisti non conoscono nulla”.

Perchè gli aeroporti meridionali, in particolare quelli siciliani, alla vigilia della stagione turistica fanno da mesi notizia?
“Purtroppo l’immagine di una Sicilia immobile e stanca, smentita dalla vivacità di certe sue iniziative, sembra confermata dal sistema dei trasporti. Ancora oggi si arriva a Catania, in un aeroporto moderno, e si imbocca una strada per la città che sembra quasi una mulattiera. Così come è incongruo arrivare a Palermo al massimo in due ore da tutta Europa e poi mettercene altrettante per arrivare nel cuore della città, percorrendo un’autostrada vecchia già quando nacque e vie urbane disperatamente impraticabili in certe ore”.

Che ne è per quanto riguarda la Sicilia del piano della viabilità e delle ferrovie, per gli aeroporti, il Piano regionale integrato delle Infrastrutture e della Mobilità, approvato nel giugno 2017?
“Certamente è un programma vasto e difficile, di cui una parte, per quanto riguarda gli aeroporti, sta però per realizzarsi. In particolare con la decisione manifestata dall’azionista principale dell’Aeroporto di Catania (Camera di Commercio del Sud-Est) di comprare lo scalo di Comiso in modo da divenire partner di maggioranza del Comune e di avviare l’iter per la cessione delle quote di maggioranza della gestione tramite gara pubblica internazionale come previsto dalla legge. Non accade ancora nulla sul versante aeroportuale occidentale, ma il Presidente della Regione ha dichiarato di voler far di tutto finanziariamente per salvare Trapani Birgi, scivolata in crisi da quando Ryanair ha traslocato a Punta Raisi, per la fine dei contributi della provincia di Trapani e la loro erogazione da parte di Palermo e per favorire l’integrazione tra i due aeroporti”.

Tradotto in cifre?
“Significa mettere a posto i conti di Trapani, evitandone il fallimento che ha già colpito altre realtà in Italia come Crotone, Reggio Calabria, Rimini e Forlì, tutte realtà sotto il milione di passeggeri per anno. Significa anche completare i raccordi autostradale e ferroviario tra le due aerostazioni e infine, ottenere il consenso dell’azionista principale di Palermo, la città metropolitana, a pensare a forme di ulteriore recupero dei capitali necessari allo sviluppo dello scalo”.

Quando?
“Ieri si dovrebbe dire, se non ci fosse la tentazione di rimettere sempre tutto in discussione. è sbalorditivo trovare opposizione alla cessione delle quote societarie della gestione in pubblico comando da parte di membri di un Governo nazionale che nel Documento di economia e finanza appena approvato prevede privatizzazioni per oltre venti miliardi entro i prossimi due anni”.

Si possono vendere beni pubblici ma non si può favorire il partenariato privato-pubblico?
“Già. Misteri di cui è piena la storia dell’Italia contemporanea. Richiamare capitali, nei trasporti, nel turismo e nei beni culturali è vitale per la Sicilia che deve rompere il guscio asfittico di una concezione arretrata e arretrante dell’autonomia. E farlo con buona cooperazione sociale e politica, per ritrovare la via della crescita. Auguriamocelo. Ma il tempo passa e l’isolamento aumenta”.

Gianfranco D’Anna

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