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La festa delle luci

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La festa delle luci

giovedì 19 Dicembre 2019 - 00:00
La festa delle luci

I festeggiamenti di Chanukkah, la festa ebraica delle luci

I festeggiamenti di Chanukkah – la festa ebraica delle luci – quest’anno si protrarranno dalla sera di domenica 22 dicembre, alla sera di lunedì 30, per i consueti otto giorni.

Durante questi giorni di festa in ogni casa ebraica vengano accese delle speciali luci, in ricordo del miracolo dell’olio. Le lampade, in questa occasione, vengono poste vicino la finestra, affinché possano essere viste dall’esterno e ricordino al mondo che non solo la vita dell’uomo è sacra, ma anche i suoi ideali. Il miracolo dell’olio viene raccontato nel primo e secondo libro dei Maccabei, testo apocrifo della Torà (Bibbia ebraica). I fatti storici, nel cui contesto si è verificato il miracolo, sono avvenuti dopo la morte di Alessandro Magno (IV secolo a.C.).

Il regno a seguito della sua scomparsa si era smembrato in tanti reami. La Giudea era governata dal re Antioco IV, che perseguiva l’intento di omogenizzare le culture dei diversi popoli che abitavano le sue terre, imponendo loro norme civili e religiose originarie dal mondo greco. Ciò comportava l’accettazione, da parte di tutti i sudditi, della religione politeista, con il culto dell’affollato panteon delle divinità greche. Questa perdita della libertà religiosa non venne accettata in Giudea, dove da parte degli ebrei più osservanti si ebbe una violentissima reazione, che presto giunse ad una vera e propria rivolta militare. Tra il potente imperatore ed il piccolo popolo ebraico, rigorosamente fedele alla religione monoteista, scoppiò quindi un acceso conflitto.

La storia, dopo si ripeterà con la invasione romana e con il rifiuto, da parte degli ebrei, della imposizione di una nuova religione di stato. Questa secondo rifiuto sarà fatale per il popolo ebraico e per la Giudea. In quanto comporterà, ancora una volta, la distruzione della città di Gerusalemme, del suo secondo Tempio e la dispersione della popolazione per il mondo o la sua riduzione in schiavitù. Ma anche Antioco IV, fu alquanto aggressivo. Infatti, per tentare di piegare il tenace rifiuto degli ebrei ad accettare la religione greca, impose la proibizione del culto da loro praticato, in ogni sua manifestazione. A tal fine impedì lo studio della Torà ed ordinò che a Gerusalemme venisse consumata una strage tra la popolazione rimasta fedele alla religione ebraica. Per realizzare questo su piano di sopraffazione volle costruire una fortezza, poi rimasta presidiata da truppe siriache ed infine, in modo sacrilego, fece edificare un altare, dedicato a Giove, sul monte del Tempio.

Il popolo spinto dalla fede nei propri ideali religiosi insorse in armi dando luogo, così alla prima guerra partigiana della storia. Tra i combattenti ebbe un ruolo decisivo Mattatià e i suoi cinque figli, a cui venne attribuito il nome di Maccabei, maccab vuol dire martello, in quanto la loro tattica di combattimento consisteva in martellanti e rapidi incursioni contro le truppe dell’invasore. Allorché gli insorti ebbero, finalmente, la vittoria, in un quadro geopolitico che andava sempre più complicandosi per Antioco IV, per via dell’ingresso sulla scena dei romani, gli ebrei riconquistarono Gerusalemme con il suo tempio. I nuovi vincitori si trovarono a dover rimediare alla profanazione che il luogo sacro per eccellenza aveva subito per mano degli invasori. La cerimonia di riconsacrazione prevedeva la riaccensione del grande lume del tempio, che con la sua perenne fiamma ardente testimoniava la costanza nella fede del popolo di Dio.

Nei locali del tempio devastato dai soldati di Antioco IV, a seguito del saccheggio, anche l’olio sacro per accendere il lume era stato asportato ed era rimasta soltanto un’ampollina, che conteneva una quantità di olio sufficiente per alimentare la fiamma per un solo giorno, mentre la consacrazione di nuovo olio richiedeva almeno otto giorni. L’esigenza di riconsacrare il Tempio al più presto inducesse i sacerdoti ad utilizzare quell’olio, ritrovato, con la certezza si sarebbe consumato e la luce del lume si sarebbe spenta ben presto. Ma ecco che accadde il miracolo. L’ olio non si consumava e la fiamma restò ininterrottamente accesa per otto giorni, il tempo necessario per la consacrazione del nuovo olio.

Nei millenni che si sono susseguenti la celebrazione della ricorrenza è stata ripetuta ciascun anno, certamente, non per celebrare una vittoria militare, ma per ricordare che la fede ha avuto il sopravvento sulle imposizioni e sulle ostilità degli invasori pagani, che avrebbero voluto cancellare per sempre la religione ebraica.

Channuhha, questo lascito plurisecolare, quest’anno più che mai, è il simbolo di una delle più importanti sfide dei nostri giorni, quella della convivenza, della cultura, della vittoria della luce sulle tenebre , del bene sul male. Una sfida sempre di grande attualità, in un mondo che ha ancora spinte razziste, discriminatorie e di odio antisemita.

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