Leggi semplificate, sanzioni per la Pa. Procura e GdF su Anas un ottimo lavoro - QdS

Leggi semplificate, sanzioni per la Pa. Procura e GdF su Anas un ottimo lavoro

Carlo Alberto Tregua

Leggi semplificate, sanzioni per la Pa. Procura e GdF su Anas un ottimo lavoro

mercoledì 04 Dicembre 2019 - 00:00

L’indagine della Guardia di Finanza, polizia economico-finanziaria guidata dal colonnello Francesco Ruis, coordinata dalla Procura della Repubblica di Catania, ha tolto il coperchio al Vaso di Pandora sugli appalti gestiti dall’Anas nel Catanese.
Ora, questo è uno dei tanti Vasi di Pandora rimasti ancora ben coperti, che solo la solerzia e la capacità degli investigatori possono scoprire.
La faccenda rientra in tutto il versante della corruzione che ormai dilaga dentro la Pubblica amministrazione, non solo quando circola denaro come nel caso degli appalti, ma anche in tutto il sistema delle autorizzazioni, delle concessioni e simili atti amministrativi, che vengono concessi più a titolo di favore che non come atti dovuti nell’ambito del servizio che i burocrati devono rendere ai cittadini e alle imprese.
Certo, non possiamo supporre che Procure e Guardia di Finanza possano andare a scoprire tutti i filoni della corruzione in essere, perché non c’è un numero sufficiente di pubblici ministeri né di uomini della Gdf.

È noto che i controlli possono essere effettuati su una minima parte di tutta l’attività burocratica e, nonostante essi esercitino forte deterrenza nei confronti di chi tenta di commettere reati, tuttavia vi sono sempre tanti disposti a rischiare data la bassa probabilità di essere presi.
E allora la questione della corruzione va affrontata alla radice, non più nel momento successivo e repressivo, ma in quello preventivo che non faccia convenire la perniciosa pratica delle mazzette.
Se vi sono imprenditori disonesti che pagano pur di ottenere dei provvedimenti cui non avrebbero diritto, dall’altra parte vi sono burocrati disposti a ricevere la cagnotta e quindi a chiudere ambedue gli occhi, firmando e mettendosi in tasca generalmente denaro contante o ricevendo altri favori come assunzioni di parenti, raccomandazioni, eccetera.
La questione della corruzione è poco esaminata nel momento in cui si fanno leggi di riforma della Pubblica amministrazione. Negli ultimi tempi ci hanno provato Brunetta, Madia, Bongiorno e Dadone, ma senza che vi siano stati risultati apprezzabili.
Per darvi una soluzione concreta, bisognerebbe innanzitutto semplificare le leggi, chiudendo porte e finestre che consentono di fare entrare e uscire spifferi corruttivi.
Leggi e decreti attuativi semplici e chiari non consentono ai burocrati margini di discrezionalità e non consentono a imprenditori e professionisti disonesti di tentare di approfittarne. In verità, sarebbe necessario eliminare del tutto i decreti attuativi, in modo tale che le leggi contengano già i termini entro i quali operare.
Non basta, occorrerebbe che tali termini fossero perentori e non ordinatori, vale a dire che prevedessero sanzioni graduali anche forti, quando le prescrizioni non vengono onorate in tutto o in parte.
Posta così, la questione è semplice. Diventa più complicata quando deve trasformarsi in norme di legge, preparate dagli stessi burocrati che dovrebbero auto-penalizzarsi.
Qualcuno obietta che non sono i burocrati ad approvare le leggi, bensì i parlamentari. Bella scoperta! Ma il discorso non funziona dal momento che la maggioranza degli stessi è formata da incompetenti che sanno leggere e scrivere ma non capiscono bene la portata dei disegni di legge.

Quando le Procure incriminano i cittadini disonesti, bisogna fare loro un plauso perché si tratta non solo di un lavoro meritorio ma anche di un forte deterrente e di un segnale di vigilanza attenta sugli imbrogli che alcuni fanno.
I cittadini devono essere grati a requirenti e investigatori perché il lavoro che svolgono è molto faticoso e impegnativo e spesso non adeguatamente remunerato per questi servitori dello Stato.
I cittadini devono anche stare attenti ed esercitare loro stessi una vigilanza su quello che accade in giro e segnalare tutte le anomalie che percepiscono.
L’art. 1, comma 51 della legge 6 novembre 2012, n. 190 ha istituito all’interno delle amministrazioni pubbliche la figura del whistleblower, cioè colui o colei che segnala ciò che non funziona mantenendo l’anonimato. Bisogna augurarsi che tali segnalazioni siano copiose.
Intanto, rinnoviamo plauso e stima a Procure e GdF per la lotta alla corruzione e alla mafia.

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