L'imperatore - QdS

L’imperatore

Pino Grimaldi

L’imperatore

sabato 04 Maggio 2019 - 10:56

Il “Tenno Heika” (sua maestà l’imperatore) dal 1 Maggio è un signore di 59 anni, d’aspetto giovanile con una moglie che sta uscendo da una forte depressione ed un solo corruccio: non ha avuto figli maschi e per la legge (salica) del suo paese non avrà successori diretti.

Parlo del Giappone dove fin al 1945 il “tenno” aveva un stato divino, discendente dalla dea del sole con una dinastia iniziata nel 1867 ma risalente – con molti sovrani “guerrieri”- al 660 AC, con “Jmmu” che mitologia alla mano pare sia stato il primo di una lunga serie di”sovrani”.
Si chiama Noruhito e sul trono del crisantemo inaugura l’era “Reiwa” che significa ordine ed armonia.

Ne parlo perché nel 1995 fui ospite nel suo cottage sportivo nello palazzo imperiale a Tokio: tazza di te e parlare – cosa per me difficile – di calcio.
Come difficile era stato un’ora prima nei saloni sontuosi del palazzo parlare di polli (sic) con suo zio, il principe Hitachi, fratello del padre, l’imperatore Akihito, che a letto per influenza (tutta la stampa ne parlava facendo auguri) non aveva potuto darmi l’udienza fissata mesi prima e per scusarsi aveva disposto i due incontri sopradetti.

Si parlò anche di suo nonno, l’imperatote Hirohito, che per un caso unico avevo incontrato nel retropalco della grande Hall ove stava per iniziare la Convention Internazionale dei Lions a Tokio e che in tight, guanti bianchi, cilindro nella mano sinistra, visto un giovane con fascia tricolore allampanato ed attonito si fermò, gli chiese da dove venisse ed a risposta avuta tese la mano in una “toccata” e con occhi semichiusi, raggiunse il palco facendo scoppiare un applauso irrefrenabile.

Era il 1969 ed appena ventiquattro anni prima aveva rinunciato al suo status divino su richiesta esplicita di MacArthur (che assicurò la non imputabilità per crimini di guerra) e per dimostrare che la rinuncia non era stata solo formale, partecipava ad eventi internazionali si, ma non istituzionali. Morì nel suo letto ed il maschio della famiglia Akihito divenne Tenno ed ha chiuso abdicando dopo aver portato il Giappone alla grandezza odierna, con una cerimonia di dieci minuti, in tight affidando al gran cerimoniere imperiale i “sacri tesori” e la pergamena col discorso di 50 parole, dismesso il costume reale indossato per chieder, da solo, agli avi consenso a tanto atto. Inchino e fine di un regno di 30 anni
In Giappone nessuno parla del Tenno: impronunciabile per rispetto e pudicizia. E’ un simbolo che non può essere discusso, come nell’antica Roma.

E’ rimasto unico al mondo dove ancora vi sono 43 Paesi retti da un monarca tra cui Elisabetta che per silenzio, dignità, ed aplomb fa pendant con lui.
Non è un problema politico. Noi, presolo come tale, con un referendum mandammo a casa il figlio dell’unico imperatore – sia pure ex e d’Abissinia – avuto per sei anni.

In epoca in cui si parla di “sovranismi” per fortuna nessuno parla di imperatorismi.Manco Salvini. E per il gusto pre-equatoriale italico: meno male.

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