Lo pneumologo Rapisarda: "Vaccino per riappropriarci della vita" - QdS

Lo pneumologo Rapisarda: “Vaccino per riappropriarci della vita”

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Lo pneumologo Rapisarda: “Vaccino per riappropriarci della vita”

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lunedì 11 Gennaio 2021 - 17:08

Il Covid può regalare anche storie di grande umanità. Come quella di Piera e Simona, nonna e nipote "trovate" al reparto Covid del Garibaldi di Catania

L’arrivo del vaccino anti-covid, alla fine di dicembre,
ha portato una ventata di speranza e – come ogni novità, seppur tanto attesa –
anche di polemiche e commenti di ogni genere.

In Sicilia l’arrivo del vaccino è stato preceduto da un
periodo particolarmente delicato; tra il mese di novembre e l’inizio di
dicembre vi è stato un rilevante numero di ricoveri e decessi che hanno coinvolto
persone di tutte le età. Alla situazione emergenziale si è aggiunto il grande
stress emotivo per il personale sanitario e per i pazienti – descritto da Federico
Rapisarda
, dirigente medico, pneumologo presso il reparto di Pneumologia
Covid dell’Ospedale Garibaldi centro di Catania, diretto dal primario Rosario
Olivieri – che lottano contro una patologia gravissima, dove è da escludere
ogni contatto e conforto tra pazienti e familiari e dove anche il rapporto
umano tra il personale sanitario e il paziente trova ostacolo nei dispositivi
di protezione individuale (caschi, tute, guanti, visiere), seppur indispensabili.

In questo contesto la storia di Simona (42 anni) e Piera
(89 anni), ha commosso tutti. Simona è una giovane donna con sindrome di Down, che
“come spesso capita – spiega lo pneumologo – ha un carattere aperto e solare.
Da noi è giunta perché positiva al Covid, ma fortunatamente con un quadro
clinico che non destava particolari preoccupazioni”.

Nella sua inconsapevolezza, rispetto a tutto ciò che si vive
in reparto, e con la sua allegria ha portato sorrisi e leggerezza.

Finché la sua vivacità ha raggiunto pure la signora Piera, il
cui quadro clinico, invece, destava molte preoccupazioni, perché complicato da
patologie pregresse che si aggiungevano alla positività al Covid. Quando Simona
viene spostata in una nuova stanza conosce l’anziana.

“La signora Piera era in uno stato catatonico, nonostante il
personale medico e paramedico cercasse di spronarla, di risollevarle un po’ il
morale. La sua scarsa partecipazione, però, non permetteva di creare un
contatto. Ma una mattina succede qualcosa di inaspettato. Guardando dai monitor
di controllo i vari pazienti, mentre eravamo intenti al passaggio di consegne al
cambio turno, notammo Simona in piedi accanto al letto di Piera; le parlava
all’orecchio dolcemente, accarezzandola. La signora con aria contenta la
guardava e sorridendo le rispondeva. Sembrava di vedere una nonna con la sua
nipotina…”.

Durante il racconto, lo pneumologo nasconde con difficoltà la
sua emozione ricordando l’episodio. Purtroppo la signora Piera non è riuscita a
vincere la sua battaglia, ma ha potuto trovare un conforto sincero in quei suoi
ultimi giorni.

“Accanto alla delicatezza di storie come questa – sottolinea
il medico – ci sono poi quelle di chi al Covid non crede e aggredisce i medici
quando al telefono cercano di dare informazioni dei loro parenti ricoverati”.
La medaglia ha sempre due facce.

“Ora è arrivata la speranza di riappropriarci delle nostre
vite grazie alla vaccinazione. E da medico e da cittadino l’auspicio è che ci
sia l’adeguata partecipazione. Certo in questi casi l’esempio del personale
sanitario che si vaccina fa da traino. Il paziente col quale si instaura un
rapporto di fiducia si sente sostenuto, e lì dove ci sono perplessità l’ascolto
e l’informazione saranno fondamentali”, spiega il medico.

Sebbene la partita contro il Covid sia ancora tutta da giocare, gli è stato chiesto
cosa lascerà in eredità tutto questo, ossia i profondi sconvolgimenti nella
routine ospedaliera, nel rapporto tra personale sanitario e utenti,
nell’assetto delle strutture sanitarie, e se tutto questo sta alimentando l’esigenza
di una nuova visione della sanità… “Tutto ciò – ha risposto lo pneumologo – potrebbe
portare ad una maggiore consapevolezza del nostro lavoro e del rapporto tra
medico e paziente, e alla necessità di creare una maggiore empatia tra le parti,
perché si persegue lo stesso obiettivo. Saranno fondamentali, a tal fine, le
iniziative prese da chi governa la sanità, che potranno essere efficaci solo se
si capirà il valore della qualità dei servizi, con investimenti importanti sul
personale, l’organizzazione, le infrastrutture”.

Francesca Fisichella

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Un commento

  1. Maria ha detto:

    Grazie

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