Lodo Impregilo, accolto il ricorso di Taormina - QdS

Lodo Impregilo, accolto il ricorso di Taormina

Massimo Mobilia

Lodo Impregilo, accolto il ricorso di Taormina

mercoledì 20 Gennaio 2021 - 00:01

Una vicenda decennale - sei cause e diversi gradi di giudizio - con risarcimenti richiesti da una parte e dall’altra. All’origine di tutto la realizzazione dei parcheggi Lumbi e Porta Catania

TAORMINA (ME) – Nella tortuosa strada verso il risanamento economico, aggravata dall’ultimo sciagurato anno di pandemia, il 2021 ha finalmente portato buone notizie nella Perla della Ionio: la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune di Taormina contro Impregilo, il colosso dell’edilizia con cui combatte una battaglia legale da oltre vent’anni.

La ditta costruttrice – oggi denominato Webuild – che nei primi anni Novanta aveva realizzato i parcheggi Lumbi e Porta Catania con un faraonico appalto da 68 miliardi delle vecchie lire, ha continuamente fronteggiato Palazzo dei Giurati in numerose aule di tribunale. Sono state contate addirittura sei cause, in diversi gradi di giudizio, con richieste di risarcimento danni da una parte e dall’altra, in quello che è stato riconosciuto negli anni come l’ormai famoso Lodo Impregilo.

La sentenza arrivata da Roma, con ordinanza depositata dalla suprema Corte lo scorso 13 gennaio, successiva all’udienza del 30 novembre, è di fondamentale importanza perché riguarda il filone principale della contesa, ovvero quello nel quale il colosso edilizio aveva avanzato una richiesta di ingiunzione da 28 milioni di euro. Richiesta che era stata accolta dalla Corte di Appello di Messina, ma subito dopo impugnata dal Comune di Taormina. Una sentenza che secondo la Cassazione “dev’essere cassata e rimandata indietro per un nuovo esame”, accogliendo così la richiesta avanzata dai legali taorminesi, Andrea Scuderi e Giovanni Giacobbe, perché le perizie di parte, che precedentemente erano state raccolte dal Tribunale messinese, non trovavano alcun riscontro oggettivo. Insomma, la sentenza con la quale la Corte di Appello aveva condannato Taormina all’ingiunzione, era basata su perizie favorevoli a Impregilo che non potevano essere oggettivamente comprovate.

Una decisione che riporta indietro di dieci anni, a quando nel 2010, dopo aver vinto in primo e secondo grado, la stessa Impregilo si era trovata di fronte al medesimo rifiuto da parte della Cassazione di procedere a un’ingiunzione nei confronti di Taormina che, all’epoca, era calcolata in 23 milioni di euro, rimandando le parti alla Corte di Appello. Si torna quindi per la terza volta di fronte ai giudici del Tribunale dello Stretto, ma stavolta il Comune di Taormina ci arriva in una posizione di forza, dopo aver incassato per ben due volte il parere favorevole della suprema Corte. Una posizione rafforzata, inoltre, anche dalle altre vittorie ottenute, nell’ultimo anno, da Palazzo dei Giurati proprio in sede di Corte d’Appello, dove Impregilo aveva presentato istanza anche per “correzione di errore materiale”, nei confronti del procedimento civile apertosi nel lontano 1997. Anche in questo caso, i giudici hanno ritenuto infondato il ricorso, rigettandolo a favore del Comune.

A questo punto, riprende quota la possibilità che Taormina non debba nulla alla ditta o che possa ottenere una sorta di accordo bonario con i vertici di Webuild, considerando che il Comune ha intentato a sua volta una causa per risarcimento danni da 40 milioni di euro, perché il collaudo dei parcheggi era stato effettuato otto anni dopo la conclusione dei lavori, prefigurando danni materiali ed economici. Questo filone di giudizio è ancora pendente al Tribunale di Palermo, fermo alla sezione imprese, con il Comune che ha già presentato ricorso in giudizio.

Piena soddisfazione per l’esito in Cassazione del lodo Impregilo, è stata espressa dall’Amministrazione del sindaco Mario Bolognari, consapevole che le richieste avanzate in questi anni dalla ditta costruttrice non avrebbero mai potuto trovare seguito nella già provate casse comunali. Oltre ai problemi con Impregilo, Taormina si trova infatti a dover fare i conti con un delicato Piano di riequilibrio finanziario, iniziato nel 2018, per tentare di ripianare una situazione debitoria di circa 18 milioni e mezzo di euro.

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