Cuzzocrea al QdS: “UniMe all’avanguardia nella tutela della salute” - QdS

Cuzzocrea al QdS: “UniMe all’avanguardia nella tutela della salute”

Lina Bruno

Cuzzocrea al QdS: “UniMe all’avanguardia nella tutela della salute”

venerdì 30 Ottobre 2020 - 00:01
Cuzzocrea al QdS: “UniMe all’avanguardia nella tutela della salute”

L’ateneo messinese continuerà con le immatricolazioni fino al 31 dicembre 2020. Finora i nuovi iscritti hanno raggiunto quota 7.000 con un incremento del 10%

MESSINA – L’andamento dei contagi sta inevitabilmente condizionando anche la vita degli Atenei. UniMe continuerà con le immatricolazioni fino al 31 dicembre e probabilmente ci sarà una ulteriore proroga e continuerà a programmare le sue attività con i vincoli e le cautele che l’emergenza sanitaria richiede senza rinunciare al futuro, si continua così con gli investimenti e si aumentano il numero dei ricercatori.

Per l’anno accademico 2020/2021 sono a disposizione degli studenti quattro Campus, 12 dipartimenti e 93 Corsi di Laurea, di cui sei di nuova istituzione. Un dato confortante, lo evidenzia il rettore Salvatore Cuzzocrea, riguarda i nuovi iscritti che sono finora circa 7000 con un incremento del 10% rispetto allo scorso anno quando erano già aumentati del 20% rispetto al periodo precedente.

Come si è dovuta adeguare l’Università di Messina di fronte alla ripresa dei contagi?
“UniMe – dichiara il rettore Cuzzocrea al Qds – già da marzo è stata all’avanguardia nelle azioni di tutela della salute e nell’organizzazione della didattica e della ricerca anticipando anche le scelte nazionali con la teledidattica e la didattica blended. Avevamo provato a reintrodurre le lezioni in presenza allestendo 159 aule in meno di un mese e mezzo e le abbiamo mantenute finora la dove è stato possibile, però l’aumento della crisi pandemica ci impone una grande attenzione e vedremo come cambiare ulteriormente la nostra azione in sintonia con gli altri atenei siciliani. La presenza è molto ridotta però ancora abbiamo studenti che ci chiedono di venire, ribadiamo ancora la volontà di far fare ricerca, di far discutere tesi di laurea in presenza, laboratori e dottorati di ricerca in presenza”.

Dopo l’ultimo Dpcm cosa è cambiato?
“Già una nota del ministro parlava della possibilità blended che tutti abbiamo adottato anche perché tutte le disposizioni precedenti avevano imposto una distanza all’interno delle aule di 90 centimetri tra uno studente e l’altro, il che aveva posto di fatto un aula da 200 posti ad una capienza di 90 persone. Non avendo aule sufficienti per poter accogliere tutti abbiamo dovuto con un app ricorrere alle prenotazioni. Abbiamo corsi di laurea in presenza ancora oggi come veterinaria, alcuni anni di medicina che si svolgono fuori dal Policlinico, alcune lezioni di biologia, però siamo passati da un pre-estate con il 60% degli studenti che avevano chiesto di essere fisicamente in aula ad un attuale 30%”.

Quanto inciderà tutto questo sulla qualità della formazione?
“Noi lo abbiamo detto a voce alta che la didattica deve essere fatta in aula, le Università stanno facendo un grande sacrificio nel rispetto della salute dei propri studenti e del proprio personale. Siamo convinti che attraverso la vita universitaria e tutte le attività connesse, si formano le generazioni del futuro; la formazione di un giovane diciottenne che deve diventare classe dirigente del futuro è inficiata in questo momento come lo è per i ragazzi a scuola. C’è una guerra se pur biologica che stiamo affrontando ma dobbiamo tornare al più presto alla normalità. Non c’era alternativa però, ne siamo coscienti, specie con i numeri delle rianimazioni. Il Policlinico sta gestendo l’emergenza Covid in modo diverso rispetto alla scorsa primavera. Il commissario straordinario Giampiero Bonaccorsi ha predisposto un piano Covid molto importante, grazie all’aiuto della Brigata Aosta è stata posizionata una tenda fuori dal Policlinico creando un pronto soccorso momentaneo dove a chiunque entra viene fatto il tampone, le analisi fondamentali e poi indirizzato nei reparti. Questo ha garantito la realizzazione di 85 posti covid e 30 posti di rianimazione che sembrano tanti ma in una provincia come Messina con 650 posti letto è chiaro che anche le altre aziende dovranno fare la loro parte. Bonaccorsi ha portato importanti innovazioni che ho condiviso, fatto scelte diverse. In primavera avevamo preso due piani del padiglione B con la clinica medica sopra. La cura di tutte le altre patologie non sarà così penalizzata ma garantita, per questo abbiamo scelto di non bloccare un intero padiglione”.

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