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Migranti, da loro un quarto del Made in Italy a tavola

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Migranti, da loro un quarto del Made in Italy a tavola

mercoledì 19 Febbraio 2020 - 07:47
Migranti, da loro un quarto del Made in Italy a tavola

A Roma iniziativa sul caporalato promossa da Prandini (Coldiretti), Bianco (Anci) e Caselli (Osservatorio Agromafie). La ministro Lamorgese, "Lede i diritti fondamentali". La titolare del Lavoro, Nunzia Catalfo, "Pronto un piano del Governo"

Più di un quarto del Made in Italy a tavola viene prodotto da migranti, con trecentosettantamila lavoratori provenienti da 155 Paesi diversi che hanno trovato occupazione nel nostro settore agricolo fornendo il 27% del totale delle giornate di lavoro.

La presenza di lavoratori originari di altri Paesi nei campi italiani è divenuta un fenomeno strutturale, ma una parte è a rischio di grave sfruttamento, con conseguenze sulla competitività delle imprese che rispettano le regole e sulle condizioni generali di lavoro.

Da qui l’urgenza di contrastare il fenomeno del caporalato.

Il progetto “Lavoro stagionale – dignità e legalità”

Se ne è parlato a Roma, nella sede di Coldiretti, in occasione della presentazione del progetto “Lavoro stagionale – dignità e legalità”, promosso dal presidente Coldiretti Ettore Prandini, dal presidente del Consiglio nazionale di Anci Enzo Bianco, dal presidente del comitato scientifico della Fondazione “Osservatorio Agromafie” Gian Carlo Caselli e al quale hanno partecipato, tra gli altri, la ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, del Lavoro Nunzia Catalfo, e ancora Luigi Di Maio e Alfonso Bonafede e il presidente dell’Inps Pasquale Tridico.

Il caporalato “lede i diritti fondamentali delle persone, il lavoro dignitoso, la libertà delle imprese e la tutela della concorrenza” ha detto la ministro Lamorgese, aggiungendo che nuoce “non solo alle vittime dirette, i lavoratori sfruttati, ma danneggia i territori, per il deteriorarsi delle condizioni di sicurezza, aggrediti dallo sviluppo di insediamenti con lavoratori irregolari”.

Catalfo, “Pronto un piano da 85 milioni”

Nunzia Catalfo, catanese come Enzo Bianco, ha annunciato un piano messo a punto dal governo contro il caporalato, che partirà giovedì prossimo, con un finanziamento del ministero del Lavoro di ottantacinque milioni di euro”.

L’economia sommersa legata al caporalato al momento ha un valore che si aggira intorno a cinque miliardi di euro, mentre il volume d’affari annuale delle agromafie è salito a quasi venticinque miliardi.

Per questo “nel prossimo Cdm dovrebbe essere esaminato il ddl contro le agromafie, il cui testo fa diretto riferimento al testo predisposto dall’Osservatorio del giudice Giancarlo Caselli”, ha annunciato il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, sottolineando come la lotta contro il caporalato rappresenti un impegno prioritario per tutto il governo.

Il testo della proposta dell’Osservatorio Agromafie

La Fondazione “Osservatorio Agromafie”, il cui comitato scientifico è presieduto da Gian Carlo Caselli, insieme a Coldiretti, rappresentata dal Presidente Ettore Prandini, e Anci, rappresentata da presidente del Consiglio nazionale Enzo Bianco, ha avviato una riflessione congiunta, coordinata da Giovanni Salvi (Procuratore generale della Cassazione), finalizzata a elaborare una proposta per contrastare il caporalato nel lavoro stagionale in agricoltura.

La proposta è stata presentata oggi ed è mirata a affrontare in maniera concreta la situazione di grave vulnerabilità e marginalità nella quale versa un segmento consistente di cittadini stranieri oggi a rischio di grave sfruttamento lavorativo in ambito agricolo.

Sfruttamento che si riflette sulla competitività delle imprese che rispettano le regole e sulle condizioni di lavoro anche del non migrante.

Una proposta sostenibile, coerente ed innovativa che vuole innanzitutto avvalersi degli strumenti previsti nell’attuale ordinamento, della collaborazione interistituzionale e del coinvolgimento diretto delle associazioni datoriali e dei lavoratori.

I tre punti qualificanti della proposta

La proposta è volta a:

1) rafforzare il sistema esistente utilizzando gli strumenti di Programmazione e definizione delle quote di ingresso per lavoro stagionale e contribuire ad una definizione puntuale del fabbisogno di lavoro stagionale (non solo in agricoltura) attraverso una previsione specifica di fabbisogno per aree determinate e collegarlo ad altre richieste di lavoro stagionale, nella stessa area o in aree vicine, in maniera da assicurare una continuità del rapporto lavorativo del dipendente stagionale;

2) far emergere le situazione di marginalità (irregolarità) e lavoro nero partendo dalle principali situazioni di vulnerabilità e precarietà attualmente riscontrate e che riguardano i lavoratori in agricoltura che versano in condizioni di irregolarità amministrativa e coloro i quali da anni presenti e attivi nel nostro Paese in qualità di richiedenti asilo si ritrovano, in qualità di diniegati o in assenza di rinnovo del titolo di soggiorno per motivi umanitari, in una situazione di strutturale precarietà e potenziale ricattabilità. In questo caso si tratterebbe di prevedere strumenti di emersione su base individuale, diversi dai provvedimenti straordinari di regolarizzazione generalizzata (cd. sanatorie), come ad esempio:- regolarizzazione ad personam temporanea e condizionata attraverso l’introduzione nel Testo unico sull’immigrazione di un permesso di soggiorno per lavoro stagionale per i migranti irregolari in agricoltura che consenta di avviare al lavoro il migrante irregolare, individuato attraverso l’intermediazione delle associazioni di categoria per il lavoro stagionale e che accetti la condizione di ritorno al paese di origine al termine del periodo massimo di lavoro (nove mesi) ma con la possibilità di ottenere il visto di ingresso per successivi periodi analoghi e anche per più annualità come la normativa attuale prevede.

3) promuovere interventi atti a contrastare la presenza del caporalato e volti a sostenere i lavoratori stagionali in varie sfere (dal trasporto all’alloggio) da realizzarsi sotto la regia dell’ente locale e con il supporto delle realtà del terzo settore. Tra gli interventi realizzabili: l’accompagnamento all’inserimento abitativo (temporaneo) per i lavoratori stagionali in agricoltura attraverso l’accoglienza diffusa in appartamenti; lo sviluppo di progetti di rigenerazione urbana, realizzando interventi innovativi di social housing in cui i servizi abitativi divengono parte integrante delle politiche sociali – complementarietà tra sicurezza, solidarietà, coesione sociale e lavoro; pianificazione dei trasporti, orientamento ai servizi ecc.

Scopo di questa proposta è quello di migliorare la disciplina e gestione del lavoro stagionale, al fine di assicurare condizioni di lavoro dignitose e legali, e, al tempo stesso, di consentire alle imprese agricole di sostenere la concorrenza internazionale

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