Migranti, l'attentatore tunisino killer giunto da Lampedusa a Nizza - QdS

Migranti, l’attentatore tunisino killer giunto da Lampedusa a Nizza

redazione web

Migranti, l’attentatore tunisino killer giunto da Lampedusa a Nizza

venerdì 30 Ottobre 2020 - 00:10

Per lui, in Italia, era stato firmato un decreto di respingimento. Le polemiche della destra e la "rotta del terrore". Matteo Salvini chiede le dimissioni della ministro Lamorgese, dimenticando, però, il blitz del gennaio 2019


La scoperta che Brahim Aoussaoui, il tunisino di 21 anni che davanti la chiesa di Notre-Dame a Nizza ha ucciso tre persone invocando Allah, era giunto in Europa da Lampedusa ha consentito alla destra di dare fuoco alle polveri della polemica. Anche perché i fautori della “difesa del sacro suolo” covano i rancori politici per la cancellazione dei decreti Sicurezza fortemente voluti dall’ex ministro dell’Interno, il capo della Lega Nord Matteo Salvini, che sul bluff dei “porti chiusi” aveva fondato tutta la sua propaganda.

Lamorgese si dimetta

“Se per l’attentatore di Nizza sono confermati lo sbarco a Lampedusa a settembre, il passaggio da Bari e poi la fuga chiediamo le dimissioni del Ministro dell’Interno Lamorgese” ha detto Salvini, che in certi casi ha sempre memoria corta.

Mostra infatti di non ricordare il blitz siciliano del gennaio del 2019, quando era lui ministro dell’Interno, e che, pur non essendosi concluso con un attentato così eclatante, aveva svelato come la presunta chiusura dei porti avesse moltiplicato i cosiddetti “sbarchi fantasma” delle organizzazioni tunisine legate alla mafia. Un sistema che non faceva altro “che aiutare quelle organizzazioni criminali”, come aveva allora dichiarato il sindaco di Palermo Leoluca Orlando parlando dell’operazione antiterrorismo che era stata condotta dal Ros e coordinata dalla Procura di Palermo.

Salvini, allora, se l’era cavata con la consueta frase a effetto su twitter: “Altro che farne sbarcare altri o andarli a prendere con barconi e aerei, stiamo lavorando per rimandarne a casa un bel po’. Scafisti e terroristi: a casa!”.
E intanto quelli arrivavano su potenti gommoni fuoribordo che in poche ore e su rotte poco trafficate li portavano sulle coste siciliane. Oppure, come segnalato dai servizi segreti americani, con il sistema tuttora usato della nave madre e dei barchini.

Probabilmente il medesimo con cui è arrivato a Lampedusa Brahim Aoussaoui.

La “rotta del terrore”

La “rotta del terrore”, insomma, come l’ha definita Adolfo Urso, esponente di Fdi e vicepresidente del Copasir, parlando dell’attentato di Nizza, non è nuova, ma si era consolidata proprio quando Salvini era ministro dell’Interno. E’ del marzo del 2019 la rivelazione che in Italia si evidenziavano “intrecci di interessi tra criminalità organizzata e gruppi jihadisti”. Lo si affermava nel dossier dell’Icsa (Intelligence culture and strategic analysis) in cui si dimostrava come le rotte delle migrazioni coincidessero con quelle del contrabbando di tabacchi, droga, armi, opere d’arte dai teatri di guerra di Siria e Iraq e del trasporto clandestino di jihadisti con gommoni veloci.
Il due marzo scorso, nell’annuale relazione dei Servizi segreti al Parlamento, presentata dal direttore del Dis Gennaro Vecchione, si faceva riferimento proprio alla presenza di “reti criminali italo-tunisine”, al ricorso alle “navi madri” e agli “sbarchi fantasma”. Ma spiegavano anche come le organizzazioni mostrassero “particolare duttilità nell’adeguare il proprio modus operandi”.

Il coronavirus e i viaggi dalla Tunisia

Con la fortissima crisi economica scatenata in Tunisia dal coronavirus, si è assistito da qualche mese a una massiccia, e anomala, ondata di sbarchi. Nella quale era inevitabile potessero approfittare le organizzazioni terroristiche.
Brahim Aoussaoui è giunto a Lampedusa il venti settembre scorso, in una di quelle giornate in cui sull’isola arrivavano centinaia di tunisini: 26 barchi in meno di 24 ore. E’ stato sottoposto a tampone e ha trascorso due settimane a bordo della nave Rhapsody, che approda a Bari, al termine della quarantena, la sera dell’otto ottobre scorso.

Le procedure di identificazione

Le procedure di identificazione per Brahim vengono eseguite a bordo della nave, il nove ottobre, e gli accertamenti non fanno scattare alcun segnale d’allarme: non ci sono precedenti penali, non ci sono altri tentativi di ingresso in Italia, non ci sono segnalazioni particolari né dall’intelligence tunisina né da altri apparati di sicurezza.
Formalmente, “è pulito”, dicono fonti di sicurezza. Se fosse comparso uno solo di questi elementi, come è accaduto per altre centinaia di persone a bordo della nave, sarebbe scattato il trasferimento in uno dei Centri per i rimpatri in attesa di essere espulso verso la Tunisia, anche in considerazione del fatto che con il paese nordafricano c’è un accordo che consente il rimpatrio di ottanta cittadini al giorno.
Per l’attentatore, così come per altri, il prefetto ha invece emesso un decreto di respingimento seguito dall’ordine del questore di allontanamento dall’Italia entro sette giorni.
Dal quel momento in poi il viaggio di Brahim è ancora da ricostruire. Secondo alcune fonti sarebbe rimasto a Bari almeno un altro giorno, tanto che il dieci ottobre avrebbe pranzato in uno dei centri della Croce Rossa.

Si indaga su come abbia raggiunto Nizza

Come abbia lasciato il capoluogo pugliese non è chiaro: si stanno passando al setaccio in queste ore le immagini delle telecamere di sicurezza della stazione e dei terminal del bus.
Fondamentale sarà anche l’analisi delle informazioni dei tabulati e delle celle utilizzate del telefono, se le autorità francesi lo hanno recuperato e se le condivideranno con gli italiani.
Sarà quella la chiave per capire se ha incontrato qualcuno in Italia e come ha raggiunto Nizza: passando per Ventimiglia o da Modane, molto probabilmente, anche se potrebbe aver scelto di utilizzare un traghetto per la Corsica o, ancora, di entrare prima in Svizzera.

Il processo a Salvini sullo sfondo

La leader di Fdi Giorgia Meloni, definendo la notizia di “una gravità inaudita”, ha parlato di “furia immigrazionista di questo esecutivo” e affermato che può esporre “la nostra Nazione al rischio di isolamento”, come a voler sollecitare un intervento della destra francese.

La presidente dei senatori di Forza Italia Anna Maria Bernini, chiedendosi come sia stato possibile che “un migrante sbarcato in Italia in piena pandemia abbia raggiunto impunemente la Francia per compiere una strage”, ha letto nella vicenda “una precisa responsabilità politica”.

Anche la Bernini, però, ha memoria corta: non è la prima volta che un tunisino sbarcato in Italia si è poi reso protagonista di atti di terrorismo in Europa.

Nel febbraio del 2011, con Silvio Berlusconi premier e Roberto Maroni ministro dell’Interno, sempre a Lampedusa arrivò – assieme a migliaia di tunisini – Anis Amri, l’autore della strage al mercatino di Natale di Berlino nel 2016.

Al momento dello sbarco Amri si dichiarò minorenne e fu trasferito in un centro per minorenni in Sicilia.

Tutte le polemiche politiche hanno sullo sfondo, ovviamente, il nuovo processo a Matteo Salvini, che dovrà presentarsi davanti al Gup di Palermo il prossimo 12 dicembre, per rispondere, a proposito della vicenda della Open Arms, dell’agosto del 2019, sequestro di persona aggravato e rifiuto di atti d’ufficio per aver bloccato in mare 107 migranti.

Il Copasir convoca Lamorgese e Gabrielli

Intanto il Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica), organo bicamerale sui servizi segreti composto da cinque senatori e altrettanti deputati, ha annunciato la convocazione della ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e del capo della Polizia Franco Gabrielli per ricostruirne la vicenda.

Si dovrà analizzare ogni passaggio, verificare tutti i contatti avuti in Italia dal giovane, individuare eventuali complici o qualcuno che possa comunque averlo appoggiato.

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