Accordo con la Tunisia mandateci immigrati - QdS

Accordo con la Tunisia mandateci immigrati

Carlo Alberto Tregua

Accordo con la Tunisia mandateci immigrati

martedì 13 Ottobre 2020 - 00:00

Matteo Salvini non è stato rinviato a processo, perché si sta svolgendo l’udienza preliminare in diverse date. Alla fine del percorso, il giudice deciderà se archiviare, come ha sostenuto la Procura di Catania, ovvero rinviare a giudizio l’ex ministro.
Intanto il Governo ha riformato le norme restrittive sugli immigrati, allargando controlli, procedure, assistenza e altro, con la conseguenza che si tratta di una sorta di invito a coloro che stanno male economicamente di rifugiarsi in Italia, perché tanto una qualche soluzione verrà trovata.
Frattanto l’avvocato Bongiorno, senatrice e difensore di Salvini, ha preannunciato che alla prossima udienza verrà prodotto un sonoro nel quale il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, avrebbe comunicato allo stesso Salvini che prima dello sbarco bisognava concordare la redistribuzione fra i Paesi Ue.
Non sappiamo come finirà la questione, ma sappiamo che dall’allentamento di cui sopra si scriveva, vi sarà una sorta di sollecitazione a venire qui.

Fra il nostro Paese e la Tunisia esiste un accordo, quasi mai applicato, di restituzione degli immigrati che provengono da quel Paese.
Proprio perché tale accordo non è mai stato utilizzato, come se fosse carta straccia, quest’anno il numero degli sbarcati sarà quattro o cinque volte superiore a quello dello scorso anno.
Quando tutti parlano di ospitare coloro che soffrono, non distinguono fra chi soffre perché subisce vessazioni di ogni genere sul piano umano, nei lager della Libia o in altri posti, e chi invece sta male economicamente perché nel proprio Paese i responsabili delle istituzioni non sono stati capaci di innestare quei processi moderni di sviluppo per sollevare il tenore di vita, molto gramo, della stessa popolazione.
Nel primo caso l’ospitalità e l’aiuto sono doverosi, nel secondo vanno decisamente negati perché l’Italia non è in condizione di affrontare ulteriori spese per sostenere tutti gli africani che stanno male economicamente.
La questione è vecchia come il cucco, come è vecchia come il cucco la montagna di parole che vengono spese in Europa sulla redistribuzione, del tutto immaginaria e inesistente praticamente.
Le nazioni del Nord Europa e quelle della parte orientale, circa dieci, sono nettamente contrarie alla redistribuzione degli immigrati; le restanti diciassette dicono sì a parole, no nei fatti. Per cui lo stallo conseguente blocca di fatto tutti gli immigrati nel nostro Paese, salvo quelli che si spostano clandestinamente verso Nord.
In un clima estremamente difficile, con l’epidemia che si tiene con fatica sotto controllo e i relativi costi economici che sta subendo il Paese, sembra anacronistico il comportamento ospitale di questo Governo.
Tale ospitalità, infatti, non è gratuita, bensì estremamente costosa perché la gestione degli immigrati, dal momento dello sbarco a quello del controllo, all’ospitalità, all’assistenza sanitaria e così via, ha un costo determinato in centinaia di milioni di euro.
Interi settori delle forze dell’ordine, delle Asp, della burocrazia locale e statale e di altri comparti, distolgono la loro attività da quella istituzionale a quella che serve per organizzare l’assistenza degli immigrati stessi.

Ma cosa c’è dietro tutto questo? Pietà, solidarietà, bontà o anche mercimonio? Tutte le spese che si sostengono per questa attività sono destinate a coloro che prestano i servizi e quindi, di fatto, svolgono il loro business.
Ecco, si tratta proprio del business dell’assistenza degli immigrati. Anche questo c’è dietro l’allentamento dei controlli sull’immigrazione. e dietro il business c’è, come in tutta la burocrazia italiana, quel tasso di corruzione che fa oliare le ruote e fa prendere le commesse a Tizio piuttosto che a Caio, perché è amico di questo o di quello.
Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, e quello dell’Interno, Luciana Lamorgese, sono stati poco tempo fa in Tunisia per chiedere a quel governo di bloccare la partenza delle barche piccole e grandi, con un più intenso controllo delle coste. Dai risultati che accertiamo, si capisce che tale viaggio è stato del tutto inutile, perché non è riuscito neanche a diminuire il flusso dei naviganti. Flusso che, verosimilmente, è gestito dalle organizzazioni criminali.
Fate voi.

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