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Morti bianche, Ragusa la provincia più pericolosa dove lavorare in Sicilia

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Morti bianche, Ragusa la provincia più pericolosa dove lavorare in Sicilia

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lunedì 18 Ottobre 2021 - 09:44

Maglia nera per Ragusa che, come svela l'analisi dell'Osservatorio sicurezza su lavoro, registra un'alta incidenza di lavoratori infortunati

Ragusa è tra le province italiane con il maggior numero di incidenti sul lavoro in proporzione alla percentuale di popolazione lavorativa. Questo è il dato significativo che emerge dall’analisi dell’Osservatorio sicurezza sul lavoro Vega Engineering di Mestre. Un indagine a livello nazionale, che tocca anche la Sicilia.

Per il maggior numero di vittime è Roma a detenere il primato ma sono drammatici anche i dati di Napoli, Torino, Brescia e Milano. Quello che ci tocca da vicino, nell’Isola, è il rischio di mortalità più elevato, che secondo lo studio, viene registrato per la Sicilia, nella provincia di Ragusa.

I numeri e il rischio di morte dei lavoratori, provincia per provincia, nel 2021

“La cronaca continua a registrare, giorno dopo giorno, nuovi infortuni mortali sul lavoro. Tragedie terribili che si consumano quotidianamente da Nord a Sud del Paese. Ma ci sono, purtroppo, aree in cui l’emergenza è più sentita. Parliamo di numeri. Ma anche di indice di rischio di mortalità”. A dichiararlo è Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre, presenta così la nuova mappatura delle morti sul lavoro nelle province italiane che da un lato espone una graduatoria numerica e, dall’altro invece, evidenzia un dato ancor più significativo, ovvero l’indice di rischio di mortalità rispetto alla popolazione lavorativa.

I numeri degli infortuni mortali

Il totale degli infortuni mortali registrati in occasione di lavoro da gennaio ad agosto 2021 è di 620 vittime.

Ed è la capitale a far rilevare il dato peggiore con 39 vittime (8 vittime in più dello scorso anno). Seguono: Napoli (32, dato invariato rispetto al 2020), Torino (24 – erano 26), Brescia (20 – erano 30), Milano (20 – erano 32), Bari (17 – erano 12), Caserta (16 – sono dieci vittime in più rispetto al 2020), Salerno (16 – erano 10 a fine agosto del 2020); Bologna (15 – erano 9), Lecce (13- erano 5); (Cuneo 12 – erano 11), Perugia (11 – erano 6), Verona (11 – erano 12), Bergamo (10 – erano 37 a fine agosto 2020).

“I numeri definiscono nel dettaglio l’emergenza morti bianche nel Paese – sottolinea Mauro Rossato – e ancor più lo fanno le variazioni rispetto all’anno precedente. Significativi, in tal senso, risultano essere gli incrementi degli infortuni mortali delle province di Roma, Bari, Caserta e Lecce. Così come i decrementi di Bergamo – 27 vittime in meno del 2020), di Brescia e di Milano”.

Il rischio di morte, rispetto alla popolazione lavorativa. Ragusa la provincia più pericolosa

L’esplorazione dell’emergenza condotta dagli esperti dell’Osservatorio mestrino va, come sempre, oltre i numeri assoluti, per far emergere il rischio di mortalità, provincia per provincia, valutando dunque i numeri degli infortuni mortali rispetto alla popolazione lavorativa.

In questo caso la maglia nera spetta a Campobasso che rispetto ad un indice di incidenza medio di 27,1 (Im=Indice incidenza medio pari a 27,1 morti ogni milione di lavoratori) fa registrare un dato che è più di quattro volte superiore: 119,9.

Seguono: Isernia (98), Ascoli Piceno (87,7), Pescara (75,1), Caserta (64,6), Verbano Cusio Ossola (63,1), Ragusa (62,1), Lecce (58,3), Aosta (55,6), Piacenza (55,1), Alessandria (55), Taranto (53,9), L’Aquila (53,4), Benevento (52,6), Vibo Valentia (52,4).

I numeri rivelano un’altra verità sulle morti bianche in Italia

“Si tratta di una rilevazione preziosa – spiega il Presidente dell’Osservatorio mestrino – perché consente di definire profondamente forme e contenuti del dramma delle morti sul lavoro. E così ad indossare la maglia nera non sono più le province che dominano la classifica dei numeri assoluti. Ma sono altre. Quelle che, nonostante il minor numero di vittime, si rivelano invece essere quelle in cui il rischio di mortalità rispetto alla popolazione lavorativa risulta essere più elevato. Come a suggerire che in queste province si potrebbe intervenire in modo maggiormente efficace sul fronte della sicurezza sul lavoro, della prevenzione e della formazione”.

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