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Necessario aumentare i protocolli di sicurezza anche per salvaguardare il personale sanitario

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Necessario aumentare i protocolli di sicurezza anche per salvaguardare il personale sanitario

mercoledì 03 Giugno 2020 - 00:00
Necessario aumentare i protocolli di sicurezza anche per salvaguardare il personale sanitario

Medici e infermieri sono stati in prima linea nella lotta al Coronavirus, ma hanno pagato pesanti conseguenze

in collaborazione con ITALPRESS

ROMA – Sono circa 26.500 gli operatori sanitari positivi al Covid-19, 165 i medici deceduti, quaranta gli infermieri, 15 i farmacisti. Cifre che dimostrano come anche in sanità “il tema della sicurezza sia fondamentale e abbia due risvolti: protezione nei confronti degli operatori sanitari, che rappresenta l’espressione di un diritto costituzionalmente garantito, ma anche la garanzia per i cittadini di avere cure sicure in ambienti sicuri”. Così si è espresso Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, Federazione nazionale degli Ordini dei Medici chirurghi e degli odontoiatri.

“Ovviamente – ha aggiunto – i medici, come tutti gli altri operatori sanitari, sono stati più esposti in questo momento alle infezioni da Covid. Lo dimostrano anche i dati pubblicati dall’Inail circa il numero esorbitante di denunce di infortunio soprattutto negli ospedali e servizio sanitario nazionale. Si aggiunge anche una conseguenza abbastanza drammatica che è il numero dei morti in ambito sanitario. Il numero esorbitante delle denunce di infortunio sul lavoro, così come il numero di contagiati e morti significa che l’obiettivo non l’abbiamo sicuramente raggiunto, anzi forse il tema della sicurezza lo abbiamo sottovalutato”.

Anche durante la pandemia le aggressioni a medici e altri operatori sanitari non si sono fermate. Intanto, alla Camera è stato approvato un disegno di legge proprio per contrastare il fenomeno. “Avevamo spinto molto in termini di comunicazione – ha spiegato Anelli – con la messa in onda di un docufilm sulle problematiche che i medici affrontano sul tema della sicurezza. Accogliamo con grande soddisfazione che il provvedimento sia passato sostanzialmente all’unanimità e ora ci aspettiamo una rapida calendarizzazione al Senato per l’approvazione definitiva, in modo tale che si trasformi prestissimo in legge”.

Un commento anche sulle misure contenute nel Decreto Rilancio. “Il lavoro fatto dal ministro Speranza e il suo impegno – ha precisato il presidente Fnomceo – sono stati premiati. Ci sono 3 miliardi 200 milioni che vengono investiti sulla sanità. Non vedevamo cifre di questo genere da decenni: veniamo da un periodo di grandi tagli. Questo investimento si concretizza prevalentemente nell’aumento dei posti letto in terapie acute e subacute della rianimazione. Poi c’è un impegno considerevole sul territorio con il finanziamento di circa 9 mila e 200 infermieri che verranno inseriti nell’assistenza territoriale e speriamo vadano a rafforzare i team di assistenza primaria con i medici di famiglia per dare maggiore supporto proprio all’assistenza domiciliare. Il personale infermieristico servirà a rafforzare le unità speciali di continuità assistenziale. Sono state finanziate 4.200 borse di specializzazione, investimento notevolissimo. Non risolvono purtroppo l’imbuto formativo, che potrebbe essere risolto solo se ad ogni laureato corrispondesse la garanzia di un percorso post-laurea. Mancano le borse per la medicina generale e poi quello che manca nel decreto rilancio è il tema del sostegno alle professioni in quanto tali. È il neo che speriamo che in fase di riconversione possa essere colmato, accogliendo le indicazioni di tutti i professionisti”.

Specie in questo periodo, è importante la medicina sul territorio. “La Fase 2 – ha confermato – si caratterizza proprio per questo, abbiamo chiamato ‘medici sentinella’ quelli che faranno sorveglianza perché, in un regime dove le disposizioni del distanziamento sociale sono state allentate, il rischio che possano risorgere nuovi focolai è sempre dietro l’angolo”.

Tra gli effetti dell’emergenza Covid-19, ci sono anche quelli legati all’aspetto psicologico. “È il tema più importante – ha confermato Anelli – a sostegno di un’attenuazione delle misure, proprio perché non si possono tenere i cittadini fermi, chiusi per tanto tempo: c’è bisogno che le misure vengano ridotte. L’impatto psicologico su ragazzi, bambini e studenti è notevole, così come le forme di violenza”. Per Anelli, “bisogna trovare un giusto equilibrio fra due esigenze”, cioè quelle di “provare a contemperare gli effetti del lockdown e contenere il più possibile l’eventuale insorgenza di nuovi focolai”.

Anche nella sanità si registrano differenze tra le regioni. “Credo che il tema della regionalizzazione – ha sottolineato – abbia mostrato un Paese forse anche frantumato. I vari modelli assistenziali spesso si differenziano da regione a regione. Credo che ci sia bisogno di una maggiore unità nazionale che serve soprattutto a colmare le differenze che in questa fase sono venute tutte fuori e, d’altra parte, riscoprire un’autonomia non solo legata al modello regionale ma preferibilmente alle comunità locali, quindi agli enti locali, per favorire la partecipazione. Questo può servire anche per cambiare il modello di governance del servizio sanitario nazionale, oggi sempre più governato dai soli manager che hanno come obiettivo prevalentemente quello di far quadrare bilanci e budget”.

“A noi – ha concluso il presidente della Fnomceo – servono indicazioni e orientamento che vengono fuori sia dalle esigenze dei cittadini sia da coinvolgimento e valorizzazione delle professioni sanitarie. Se le professioni sanitarie potessero tornare a essere coloro che guidano la nostra sanità, insieme con i manager, forse questo aspetto potrebbe essere il punto di svolta per il futuro”.

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