No al posto fisso, sì alle competenze - QdS

No al posto fisso, sì alle competenze

Carlo Alberto Tregua

No al posto fisso, sì alle competenze

sabato 16 Aprile 2022 - 07:30

Non si trovano i dipendenti

Il problema della disoccupazione è falso, perché i demagoghi continuano a blaterare e a emettere inutile fiato dalle loro bocche, chiudendo gli occhi sulla realtà. Qual è? è che le aziende cercano centinaia e centinaia di migliaia di persone che abbiano un minimo di competenza per assumerle.
C’è che si sono spalancate le porte per i competenti, indispensabili alla redazione dei progetti Pnrr. C’è che il turismo si sta riprendendo vigorosamente e quindi servono tutti gli addetti alla ricettività, ai servizi di sala, di cucina e via elencando.

Il problema non riguarda i posti di lavoro, che ci sono, bensì che vi siano persone, soprattutto giovani, che abbiano già un minimo d’esperienza o, in alternativa, che vogliano farsela mediante stage, tirocini, apprendistato.
Dispiace che soprattutto le donne non si orientino verso i corsi Stem (Science, technology, engineering and mathematics), cioè le professioni tecnologiche che oggi offrono grandissime opportunità, mentre ancora si orientano verso materie umanistiche che non danno sbocchi di lavoro.

Un giovane, quando si approssima alla scuola di secondo grado, dovrebbe fin da allora avere individuato il successivo percorso, in modo da fasare gli studi scolastici con quelli universitari. Per fare questa scelta, dovrebbe analizzare il mercato del lavoro per individuare quei filoni ove vi è una grande offerta, in modo che, appena finiti gli studi, possa inserirsi e cominciare il suo percorso lavorativo.

Il fenomeno della disoccupazione è ancora più grave, statisticamente parlando, nel Sud, ove la mano pubblica continua a favorire il desiderio di tante persone di occupare un posto in una qualunque amministrazione a prescindere dalle soddisfazioni professionali che potrebbe avere e prescindendo dalla quasi impossibilità di fare carriera, perché le progressioni di stipendio, nel settore pubblico, sono modeste. Insomma, un percorso lavorativo senza grandi soddisfazioni.

La questione dell’occupazione si è aggravata con l’insana introduzione del Reddito di Cittadinanza, perché ha consentito anche a giovani e meno giovani che non avevano voglia di lavorare di bighellonare e in più ha alimentato il lavoro nero.

L’assegno del Rdc doveva in effetti essere denominato assegno di povertà, la cui funzione sarebbe dovuta essere quella di sostenere tante persone impossibilitate a lavorare per età, malattia o altre gravi ragioni, in osservanza di un principio di solidarietà.

La misura costa intorno ai dieci miliardi l’anno, mentre l’assegno di povertà costerebbe meno della metà, per cui le risorse liberate dovrebbero essere indirizzate per la formazione continua delle persone che ancora non ce l’hanno, in raccordo con le imprese, in modo da favorire l’inserimento degli stessi nel sistema produttivo.

La formazione è essenziale anche nel settore pubblico, perché con la rivoluzione digitale e con i nuovi modelli organizzativi, sintetizzati dal Pos (Piano organizzativo dei servizi), è sempre più necessario avere dirigenti e dipendenti competenti e capaci di raggiungere gli obiettivi che pone la classe istituzionale, con la conseguenza che si dovrebbe arrivare a un efficace utilizzo di tutto il personale, evitando le inutili lamentele che parte di esso è anziano o incompetente.

Gli stage sono uno strumento di formazione importante. Qualche asino ha detto che sono uno strumento di sfruttamento, dimenticando (o non sapendo) che una volta i giovani si mandavano a bottega dal mastro, che veniva pagato per insegnar loro il mestiere. Ovviamente ci riferiamo a stage seri e veri, da cui ottenere persone capaci per affidare loro compiti di responsabilità.

Tornando alla disoccupazione, possiamo testimoniare che questo giornale ha già pubblicato offerte di lavoro in un numero di quasi ventitremila, cioè possibilità di essere assunti. Quindi sfatiamo questa leggenda metropolitana che il lavoro non c’è, mentre la verità è che c’è per i competenti e per coloro i quali hanno voglia di imparare e crescere nelle professioni.

Ai giovani sollecitiamo l’impegno a studiare, studiare e studiare, apprendere, apprendere e apprendere, perché chi più sa più vale, anche per partecipare a importanti concorsi, come quelli per Magistratura, Avvocatura dello Stato e via dicendo.

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