Novembre, Ambrosoli e l’Italia “nobile” - QdS

Novembre, Ambrosoli e l’Italia “nobile”

Marco Vitale

Novembre, Ambrosoli e l’Italia “nobile”

mercoledì 21 Aprile 2021 - 00:00

Ai funerali del Maresciallo Silvio Novembre, il 30 settembre 2019, la Chiesa era gremita

Anche io mi sono spesso posto la stessa domanda e la mia risposta è sempre stata positiva.
Ed è ancora più positiva dopo aver letto questa bella storia italiana come l’ha raccontato Giandomenico Belliotti: con precisione, senza retorica ma con profonda partecipazione.

Al funerale di Ambrosoli, erano presenti solo i familiari e gli amici più intimi; la città nelle sue istituzioni era del tutto assente con l’eccezione di Paolo Baffi e dei giudici che avevano indagato sul fallimento di Sindona.

E il Sole 24 Ore, il giornale dell’economia, dedicò all’evento 12 righe in una rubrica di cronaca minore. Ai funerali del Maresciallo Silvio Novembre, il 30 settembre 2019, la Chiesa era gremita, oltre che con i familiari di Novembre e gli amici di sempre, con in prima fila la famiglia Ambrosoli, da tanti colleghi della Guardia di Finanza con il Comandante Generale della Guardia di Finanza, Generale del Corpo d’Armata Giuseppe Zafarana, il procuratore della Repubblica di Milano, Francesco Greco, un rappresentante del Comune di Milano, Nando Dalla Chiesa e tanti altri.

Insomma, mentre il trombettiere suonava le note del silenzio d’ordinanza (secondo un desiderio espresso da Silvio alle figlie Caterina e Isabella), questa volta la Città c’era.
Segno non equivoco che quel “granello” (seme) di cui parlava Silvio è cresciuto.
E un altro segnale me lo manda un ventenne di oggi che scrive:

“Pochi giorni fa abbiamo ricevuto questo libro dal titolo “Silvio Novembre, il coraggio oltre il dovere”. La prima volta che l’ho preso in mano ho sentito l’esigenza di sfogliare pagina per pagina, con delicatezza e attenzione, come quando si tiene in mano qualcosa di prezioso. Ho riletto ogni passaggio, ho riguardato con tenerezza e nostalgia ogni immagine e ho avvertito quanto questo racconto fosse pieno di vita, di una vita vissuta a pieno. Mi sono reso conto effettivamente di avere tra le mani una cosa preziosa. Invito tutti a leggere questo libro e riscoprire la figura esemplare di Silvio Novembre, un uomo che ha saputo vivere la sua professione come un vero e proprio servizio al Paese, non solo nelle azioni ma anche poi nella testimonianza che si fa impegno nelle generazioni. Stefano Mattachini”.

Se un ventenne di oggi scrive queste parole e nutre questi sentimenti, vuol dire che l’opera di questi nobili italiani non è stata vana e che non nutrire la speranza che l’Italia nobile che essi rappresentano ce la faccia, è peccato mortale, è un lusso che non possiamo permetterci.

Fine ottava e ultima puntata

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