Nuove strategie, progetti e investimenti per rivitalizzare il settore della pesca - QdS

Nuove strategie, progetti e investimenti per rivitalizzare il settore della pesca

Lina Bruno

Nuove strategie, progetti e investimenti per rivitalizzare il settore della pesca

giovedì 29 Agosto 2019 - 03:00
Nuove strategie, progetti e investimenti per rivitalizzare il settore della pesca

Istituzioni e sindacati hanno puntato i riflettori soprattutto sul fronte dell’innovazione professionale. Si cercano interventi per uscire dagli ambiti tradizionali, ormai sempre meno redditizi

MESSINA – Un settore radicato nell’economia locale ma che ha bisogno di nuovi stimoli per uscire dagli ambiti tradizionali, sempre meno redditizi. La pesca in questa fase di trasformazione va supportata e lo hanno cominciato a fare in questi anni i programmi di finanziamento comunitari che hanno aperto la strada a progetti mirati anche ad attività collaterali, che rappresentano ormai il futuro del comparto.

Un settore che merita attenzione e nuove tutele per la Fai Cisl che ha scelto Messina per fare partire la campagna “Porto sicuro”, puntando su assistenza, formazione e informazione. I dirigenti sindacali stanno visitando le marinerie più importanti e la prima in Sicilia è stata quella di Falcone-Portorosa, dove hanno incontrato i rappresentanti delle cooperative dei pescatori.

“Gli operatori – evidenzia la segretaria provinciale Fai Cisl Sabina Barresi – sono costretti a fare lavori differenti secondo il periodo dell’anno e a competere nei periodi dell’attività primaria per la gestione degli spazi di pesca, oggi particolarmente ristretti e biologicamente sovrasfruttati. Tutto ciò ha conseguenze negative sulla redditività e sui livelli occupazionali. Nel messinese si registra un fenomeno di diversificazione delle attività di pesca, ma in continuità con l’attività principale di produzione, dal turismo blu alla valorizzazione dei prodotti di qualità e degustazione e prestazione di servizi”.

“Una diversificazione – aggiunge il segretario Cisl Tonino Genovese – che può essere un’opportunità per alcuni imprenditori, ma per la quale si pone come necessità il tema della competitività delle imprese e la loro innovazione economico-organizzativa. Bisogna riconoscere all’attività della pesca un ruolo centrale nello sviluppo a lungo termine del territorio”.

E come ha risposto finora il territorio? Nel Programma operativo Feamp 2014/2020, lo ricordiamo, era stato inserito il Piano Master “Misure Antistrascico-Tutela e Ripopolamento” nato per creare un’area di Tutela Biologica a Capo Peloro, per combattere l’over-fishing, le attività di pesca non sostenibili e non compatibili, la distruzione di interi habitat e la perdita della biodiversità. Il progetto, dopo un iter durato circa quattro anni e conclusosi positivamente, su cui si è speso molto l’ex consigliere di circoscrizione Giuseppe Sanò, dovrebbe ormai a breve concretizzarsi. Sarà realizzato un areale dedicato, attraverso l’immersione di moduli che contrastano la pesca a strascico illegale con “Unit Reef e gli stop net” posti entro le tre miglia dalla linea di costa. Oltre al posizionamento delle barriere che impediscono l’azione distruttiva delle reti, ci saranno anche delle piastre esagonali che riproducono le condizioni per il ripopolamento della fauna ittica. Un intervento che mette un freno alle attività di pesca non sostenibile, alla distruzione di interi habitat e alla perdita della biodiversità.

L’oasi marina che si dovrà costituire andrebbe a integrarsi con la riserva naturalistica che già c’è e comprende l’area circostante i due laghi di Ganzirri. Si potranno così valorizzare i luoghi, creando occupazione e innescando un’economia sostenibile, in continuità con una tradizione molto forte nei villaggi della zona Nord, che fino ad alcuni decenni fa vivevano esclusivamente delle risorse che offriva il mare.

Sempre nell’ambito del programma Feamp c’è il progetto presentato a maggio dall’Amministrazione comunale che localizza, nella zona del torrente Papardo, un approdo per le feluche, imbarcazioni tipiche messinesi usate nella pesca del pescespada. Con un finanziamento di circa tre milioni e 300 mila euro si dovrebbe realizzare un vero e proprio approdo naturale, con una piattaforma di servizi per i natanti che sbarcano che sarà attrezzato con box in legno per garantire anche la pulizia del pescato, con celle frigorifere e con una tettoia, a garanzia della sicurezza dei pescatori e delle attività di commercio ed intrattenimento che si potrebbero affiancare a quella tradizionale.

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