Palermo, l'aula bunker dell'Ucciardone si chiama ora "Falcone Borsellino" - QdS

Palermo, l’aula bunker dell’Ucciardone si chiama ora “Falcone Borsellino”

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Palermo, l’aula bunker dell’Ucciardone si chiama ora “Falcone Borsellino”

Sonia Sabatino  |
domenica 13 Novembre 2022

La cerimonia alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Ecco tutti i momenti della giornata evento, a 30 anni dalle stragi

All’interno del carcere “Ucciardone” di Palermo si è tenuta oggi la cerimonia di intitolazione dell’aula bunker a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino alla presenza del Presidente della Repubblica. Dopo aver scoperto la nuova targa, Sergio Mattarella è entrato nell’aula bunker in cui erano presenti autorità, istituzioni e studenti.

«Il tributo che noi oggi dedichiamo in questa solenne occasione a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino è il riconoscente sentimento nella nazione nei confronti di tutti i servitori dello Stato che caddero per mano della criminalità organizzata e dei terroristi – ha precisato Carlo Nordio, Ministro della Giustizia -. Tuttavia questa schiera di martiri è personificata, nel modo più significativo, da queste due vittime della violenza mafiosa, perché hanno raccolto le migliori energie del Paese quando la fede nella legge sembrava che morisse, quando la convivenza nel vivere civile sembrava fosse stata tradita e quando restava soltanto la carità a consolare le nostre ferite. Falcone e Borsellino seppero restituire questa fede e questa speranza, e se oggi siamo qui a riaffermare la presenza dello Stato nella lotta al crimine lo dobbiamo anche e soprattutto a loro».  

«Se il maxiprocesso di Palermo rappresenta lo spartiacque della lotta alla mafia, lo dobbiamo alla tenacia, alla lucidità e alla capacità di Falcone e Borsellino, autori della poderosa ordinanza/sentenza di rinvio a giudizio che ha consentito di decapitare i vertici di cosa nostra e di penetrare, come mai prima di allora, nel sistema -ha affermato poi David Ermini, vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura- Quest’aula è indissolubilmente legata al nome di Falcone e Borsellino, assunta ad emblema della vittoria del diritto e della giustizia sulla violenza. A trent’anni dal loro martirio, oggi con ancora più forza Falcone e Borsellino si impongono come simbolo della magistratura più nobile, che risveglia le coscienze e l’ansia di giustizia, la sete di legalità, la fiducia sacrale nella legge. Nel nome di Falcone e Borsellino, che abbraccia tutte le vittime della mafia, hanno preso forza movimenti di protesta e di condanna popolare, è cresciuta nei cittadini l’indignazione verso un potere criminale, che come il cancro maligno corrode le fibre sane della democrazia. Il sacrificio dei due giudici ha provocato una rivoluzione nelle coscienze dando vigore all’azione delle istituzioni e sostegno nella lotta alla mafia».

«Leggendo le pagine delle notissime e drammatiche audizioni di Falcone e Borsellino al Csm si nota il loro altissimo senso dello Stato nel rappresentare, con assoluta compostezza, la demolizione della loro filosofia di lavoro, senza mai scadere in attacchi personali, ma attribuendo, tuttavia, all’organizzazione generale la fine di un metodo di lavoro che si era rivelato molto efficace. È stata spenta la vita i Giovanni e Paolo ma non dei loro insegnamenti, perché hanno scritto la storia e hanno indicato il percorso per combattere cosa nostra ancor prima che con il metodo investigativo, con la consapevolezza della sua unicità nel panorama italiano – ha ricordato Matteo Frasca, presidente della Corte d’Appello – La mafia non è ancora sconfitta e alla violenza delle armi ha sostituito modalità operative e tecniche di elusione delle indagini sempre più sofisticate, anche per questo è indispensabile che la lotta a cosa nostra sia sempre al centro dell’agenda politica del governo e del parlamento, dell’agenda istituzionale di magistrati e forze di polizia, della società civile che grazie a Falcone e Borsellino ha avviato il proprio riscatto. È necessario che ciascuno a ogni livello scelga con chiarezza, intransigenza e senza compromessi, da quale parte stare, non con le parole ma con i fatti, proprio come fecero Falcone e Borsellino che ci hanno lasciato un’eredità enorme non soltanto sul fronte giudiziario, ma soprattutto su quello etico e civico».

In programma per l’evento anche diversi interventi tematici e convegni, tra cui uno dal titolo “Quando l’arte si fa strumento di legalità” presentato da Antonio Balsamo, presidente del Tribunale di Palermo, e da Maurizio De Lucia, procuratore della Repubblica di Palermo.

«Proprio in questa aula la magistratura ha celebrato numerosi processi che hanno inferto colpi micidiali a cosa nostra, ma ormai abbiamo compreso che occorre qualcosa di più e cioè uno scatto che ci conduca tutti in una sfera etica collettiva più elevata – ha dichiarato Lia Sava, procuratore generale di Palermo – Solo questo slancio etico potrà garantire che la follia sanguinaria che abbiamo vissuto non si perpetui. Solo questo sforzo collettivo ci consentirà di arrivare finalmente alle compiute verità sugli efferati delitti a cui hanno esposto il nostro Paese, infatti, dopo aver trucidato donne e uomini insostituibili, con le stragi del continente veniva colpito il patrimonio artistico, la vera identità del nostro paese stratificatasi attraverso l’arte.

Si è ingrata, quindi, tra le altre condotte di reato, anche la devastazione al patrimonio artistico. Più recentemente a Palermo, durante questa estate, sono stati posti in essere imbrattamenti e danneggiamenti ai nostri simboli antimafia, pensiamo in particolare all’albero, inaugurato a fine maggio, in favore dei nostri caduti nella lotta alla mafia che nel mese di agosto ha subito una orrenda mutilazione.

Nel medesimo contesto temporale nella nostra città veniva sfregiato un murale raffigurante Paolo Borsellino, opere di impegno civile vandalizzate. Persiste dunque un’antitesi profonda tra concetto di arte che suscita emozioni e cosa nostra, che uccide e distrugge. Abbiamo quindi voluto rispondere a questi atti con un momento importante tra arte e giustizia. Il momento conclusivo di questa giornata sarà al Teatro Massimo con il Requiem».

A farle da eco anche Clelia Maltese, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati: «Questa aula bunker costruita per la celebrazione del primo maxiprocesso e oggi intitolata a Falcone e Borsellino, oltre ad essere un luogo di vibrante memoria tiene confronto tra giuristi, artisti e intellettuali sul ruolo dell’arte come strumento di legalità, perché il contrasto a cosa nostra non può essere determinato solo in termini normativi. Occorre adesso non solo mantenere viva la memoria, ma portare una lezione attiva utilizzando anche linguaggi nuovi, capaci di suscitare sentimenti di compartecipazione, perché le nuove generazioni non possono avere memoria di quei terribili eventi, per cui è bene lavorare sull’immaginazione per creare emozioni in loro».

Sonia Sabatino

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