"Parità di genere? Spesso ho trovato più femminismo nei colleghi maschi” - QdS

“Parità di genere? Spesso ho trovato più femminismo nei colleghi maschi”

Valeria Arena

“Parità di genere? Spesso ho trovato più femminismo nei colleghi maschi”

sabato 10 Aprile 2021 - 00:00

#perchenoicisiamo Le donne si raccontano, storie di straordinaria quotidianità

Giovanna Legname è una delle ex studentesse che hanno ricevuto la borsa di studio dalla Fondazione Euromediterranea Luigi Umberto Tregua Onlus. Abbiamo discusso con lei della sua carriera professionale e del suo essere donna all’interno di un ambiente a trazione maschile.

Cosa studiavi quando hai ricevuto la borsa? Di cosa ti occupi?
“L’ho ricevuta nell’anno accademico 2008-2009, all’epoca frequentavo un master internazionale al Collège d’Europe, aVarsavia e, per quella che era la mia condizione di neolaureata, ha rappresentato un supporto economico oltre che un riconoscimento gratificante. Dopo il master, è iniziata la mia carriera internazionale: ho lavorato per il ministero degli Esteri, per l’Onu, per il Dipartimento della Difesa americano, per l’Esercito italiano come Ufficiale-Political Adviser nell’ambito delle esercitazioni Nato, mentre oggi mi trovo a Bruxelles dove lavoro per la Direzione generale Migrazione e Affari interni della Commissione europea, mi occupo delle relazioni con Europol, l’Ufficio europeo di polizia che assiste le autorità di contrasto al crimine negli Stati membri dell’Ue”.

La parità di genere sembra ancora un miraggio. Tu hai lavorato nell’Esercito, hai frequentato ambienti prettamente maschili, l’essere donna ti ha creato dei problemi?
“Non posso parlare di problemi veri e propri, però di qualche disagio sì, perché nel frattempo sono anche diventata moglie di un Ufficiale in carriera, spesso impegnato in teatri operativi difficili, oltre che mamma di una bambina, due condizioni che difficilmente si conciliavano alla mia ascesa professionale in ambienti prevalentemente maschili. Ma ho ricevuto anche molto sostegno dai colleghi e dalla mia gerarchia”.

Non ti definisce una femminista nel senso tradizionale del termine. Cosa intendi?
Penso che il femminismo abbia alimentato un’idea di politicamente corretto che ha finito per invadere qualsiasi discorso culturale, e che si associ in maniera troppo riduttiva al lottare per affermare la parità delle donne. La trovo una forma di maschilismo latente, oltre che di pericolosa omologazione, perché rende talvolta impossibile esprimere le proprie opinioni in modo libero. Il femminismo non dovrebbe essere visto come un’entità metafisica o un monolite: io sono donna, da un lato titolare degli stessi diritti e doveri degli uomini, ma dall’altro diversa per condizione fisica, perché portatrice di maternità ad esempio. Respingo la forma di femminismo che rivendica la mera condizione di parità, perché noi donne dovremmo essere libere di essere altro, senza dover ricorrere ad etichette o stereotipi per definirci. Nella mia personale esperienza, ho trovato molto più femminismo tra i colleghi uomini, che non all’interno di certi gruppi di donne. Proprio dai colleghi ho ricevuto quell’attenzione e preoccupazione nel tutelare una determinata condizione fisica, quale potrebbe essere la necessita’ di allattare il proprio bambino, che le colleghe donne ignoravano, perché troppo prese dal rivendicare una parità di genere che per nulla teneva conto delle peculiarità dovute all’essere femmina”.

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