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domenica 11 Aprile 2021 - 18:58

C’è un che di autodistruttivo nel centrodestra siciliano, che si ripete costantemente. L’ultima volta fu il 2012, allora la sigla fu Grande Sud e il candidato era il più giovane Miccichè. Lui e Lombardo, accompagnati da un altro Gianfranco, Fini, spaccarono il Pdl e si candidarono autonomamente in Sicilia.

Quella volta il centrodestra perse e, per la prima volta, vinse il centrosinistra di Crocetta e Lumia.

Alcuni retroscenisti ben informati dissero che era una posizione costruita a tavolino. Lo schieramento di Grande Sud e quello del centrosinistra si sarebbero riuniti insieme dopo le elezioni. Poi il delirio di onnipotenza di Lumia e Montante e la diffidenza di Crocetta non perseguirono questo scenario.

L’intervista domenicale, post quaresima, a tutto campo di Miccichè fa scorrere un film già visto. Alcune premesse sembrano similari. Anche oggi, come allora, c’è qualcuno che vuole togliergli il pallino di Forza Italia. Ed anche oggi c’è una non empatia, antropologica, oltre che culturale, tra lui e Musumeci.

Un Musumeci all’apice del nervosismo che vede intorno solo iene e sciacalli, che si sente assediato nel bunker, e potrebbe pensare ad un cupio dissolvi.

‘Se immagino che tu stia qui con me, sto male lo sai’ diceva Patty Pravo.

Di fatto con questa intervista gli dà il benservito addebitandogli pure la colpa della separazione. È Musumeci, con i suoi comportamenti, che lo vuole, dice Gianfranco. Tutto questo a un anno e mezzo dalle elezioni.

Che lo scopo sia di fare l’amore di nuovo con lui, come in Pazza Idea, sembrerebbe onestamente assurdo.

Abbiamo una crisi di identità e di immagine in Sicilia questa si pazzesca. I siciliani sono stanchi, immesireti da una crisi molto più antica del Covid, non sanno se vaccinarsi o meno, i furbetti del vaccino sono un numero enorme, hanno paura di andare in ospedale e non vedere più i propri cari, siamo disperati e falliti e tutto vorrebbero tranne che assistere ad una disfida di Barletta in chi sia fisiologicamente più dotato. In confronto i polli di Renzo erano delle aquile.

Dove vogliono andare a parare vi chiederete voi. O forse non vi passa più dall’anticamera del cervello, giustamente, di pensare a cosa serve la politica e le istituzioni siciliane.

Alcune gesta degli attori in campo sono diventati virali, come il Covid, sul web, tra urla in aula in parlamento, sbiancamenti retrospettivi e suzioni di frutti di precisa morfologia. In un linguaggio tra la taverna e la ricreazione delle medie.

Quella che sta perdendo la speranza è l’idea che l’isola sia una comunità.

Gatto Silvestro

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