Pd: “Risorse al Corecom per vigilare su referendum” - QdS

Pd: “Risorse al Corecom per vigilare su referendum”

Raffaella Pessina

Pd: “Risorse al Corecom per vigilare su referendum”

mercoledì 26 Febbraio 2020 - 00:00
Pd: “Risorse al Corecom per vigilare su referendum”

Interrogazione all’Ars perché vengano destinati fondi necessari. Atto ispettivo dopo l’allarme lanciato dalla presidente Astone

Un’interrogazione parlamentare è stata presentata dai deputati del Partito democratico all’Assessore regionale all’Economia, Gaetano Armao, in merito alla mancata destinazione al Corecom Sicilia delle risorse finanziarie necessarie allo svolgimento delle funzioni di vigilanza sulla par condicio per il referendum del 29 marzo relativo alla riduzione del numero dei parlamentari. E’ stata la stessa presidente del Corecom Sicilia Maria Astone a lanciare l’allarme pubblico nei giorni scorsi, e in seguito il Pd ha deciso di presentare l’atto ispettivo, primo firmatario Francesco De Domenico e sottoscritto da tutti i componenti del gruppo del Pd all’Ars.

Nel documento si legge che “La delibera 52/20 emanata il 13 febbraio scorso dall’Agcom, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, delega al Corecom Sicilia la verifica dell’effettivo rispetto del pluralismo e, in particolare, della parità di trattamento tra le posizioni favorevoli e quelle contrarie al quesito referendario”, ed evidenzia la “mancata assegnazione da parte della Regione Sicilia delle risorse necessarie”. Nella delibera infatti rileva che la necessità di applicare il rispetto delle regole si applica nei confronti “dell’emittenza privata – intendendosi per tale coloro che siano fornitori di servizi media audiovisivi ed emittenti televisive ed emittenti radiofoniche – e della stampa quotidiana e periodica”.

L’interrogazione sottolinea che “la piena attuazione della delibera richiede un impegno ‘attivo e promozionale’ del Corecom, che deve necessariamente coesistere con le iniziative avviate dai soggetti interessati”. Il Corecom rileva infatti non solo “l’assoluta inadeguatezza dello spazio assicurato fino ad ora dalle emittenti radio-televisive”, ma anche che “a differenza di quanto avvenuto nelle altre regioni italiane, la Sicilia non ha ancora ottemperato al dovere di corrispondere al Corecom le risorse necessarie”. Quindi, i parlamentari chiedono se “l’Assessorato non ritenga opportuno procedere tempestivamente allo stanziamento delle risorse”.

Intanto potrebbe anche verificarsi un rinvio del referendum stesso per applicare le misure di contenimento dell’emergenza epidemiologica. Nel decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, sulle misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica vengono elencati gli eventi da sospendere, tra cui le manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, di eventi e di ogni forma di riunione in luogo pubblico o privato, anche di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso, anche se svolti in luoghi chiusi aperti al pubblico”.

In tale elenco dovrebbero ricadere anche le iniziative di campagna referendaria. Bisognerà vedere se a ridosso della data del referendum l’allarme sarà cessato. Gli italiani saranno comunque chiamati a votare sulla approvazione del testo del disegno di legge costituzionale che modifica: l’articolo 56 della Costituzione, riducendo il numero dei deputati dagli attuali 630 a 400. Il numero dei deputati eletti nella Circoscrizione Estero passerebbe da 12 a 8. Parimenti modifica l’Articolo 57 della Costituzione, riducendo il numero dei senatori elettivi da 315 a 200, e dei senatori eletti nella Circoscrizione estero da 6 a 4. Inoltre, il numero minimo dei senatori assegnati a ogni Regione si abbassa da 7 a 3. Nel testo le due province autonome di Trento e Bolzano vengono equiparate alle altre Regioni, ottenendo tre senatori a testa. L’Articolo 3 del documento modifica il secondo comma dell’Articolo 59 della Costituzione: “Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario. Il numero complessivo dei senatori in carica nominati dal Presidente della Repubblica non può in alcun caso essere superiore a cinque”.

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