Coronavirus, Burioni spiega perché non è una febbriciattola - QdS

Coronavirus, Burioni spiega perché non è una febbriciattola

Antonino Lo Re

Coronavirus, Burioni spiega perché non è una febbriciattola

venerdì 13 Marzo 2020 - 03:00
Coronavirus, Burioni spiega perché non è una febbriciattola

Il microbiologo del San Raffaele di Milano, “come l’influenza dà una sindrome respiratoria ma arriva molto più in profondità”. Causa una polmonite virale primaria (non batterica) per combattere la quale non vi sono, attualmente, farmaci specifici

ROMA – L’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato il Coronavirus pandemia. Dopo diverse settimane dal primo caso in Italia, il Covid-19 si è propagato senza alcun freno costringendo il Governo italiano ad adottare misure restrittive che non si vedevano dal dopoguerra. Oltre alla sospensione delle attività scolastiche e Università, è arrivato lo stop per le attività di bar, pub, ristoranti. Chiudono parrucchieri, centri estetici, servizi di mensa, mercati di ogni tipo. Sono tanti gli interrogativi che gli italiani si stanno ponendo e in effetti il nuovo Coronavirus è stato sotto certi aspetti sottovalutato e comparato ad un brutta influenza o poco più.

Roberto Burioni, professore ordinario di Microbiologia e Virologia presso l’Università San Raffaele di Milano, ha spiegato nei dettagli le differenze tra l’influenza stagionale e il Covid-19, evidenziandone anche gli elementi in comune.

Influenza stagionale-Coronavirus
Cosa hanno di simile

“Entrambi sono virus che danno una sindrome respiratoria – esordisce Burioni -. I sintomi iniziali sono sostanzialmente identici. La via di trasmissione dell’influenza è identica al Coronavirus. Si trasmettono attraverso gli starnuti, i colpi di tosse e le mani. Soprattutto queste ultime sono molto importanti per la trasmissione di entrambi i virus. Sia per l’influenza che per il Coronavirus è fondamentale lavarsi costantemente le mani e non portarsele alla bocca e ali occhi”.

Differenze

Le immunità
I due virus causano due malattie che sono diverse tra loro. L’influenza che ci colpisce ogni anno, secondo Burioni, non è un virus nuovo. Arriva verso i primi di gennaio, infuria per un paio di mesi e poi verso la metà di marzo se ne va. L’influenza riesce a tornare ogni anno poiché ha la facoltà di mutarsi. A differenza del virus del morbillo e della varicella, che ogni anno è sempre lo stesso, quello dell’influenza varia rispetto all’anno precedente. Può variare leggermente o in modo sostanziale e in quest’ultimo caso l’immunità per il nostro corpo sarà minore, determinando la presenza di molti casi, anche più gravi. “Si tratta comunque di una variante – afferma Burioni – quella che cambia annualmente nell’influenza, quindi, il nostro organismo ha una notevole immunità che ci permette di avere un certo grado di protezione. Alcuni hanno una risposta immune più potente, altri meno. Ma la grande differenza con il Coronavirus è che nessuno di noi ha immunità nei confronti di questo virus, il quale ha la facoltà di diffondersi molto più facilmente rispetto all’influenza”.

Il vaccino
Per l’influenza abbiamo un vaccino che deve essere preparato ogni anno proprio perché questo virus muta. Quest’ultimo arriva a dicembre, a gennaio si prevede quali ceppi circoleranno e infine si prepara il vaccino che poi a novembre useremo. Il vaccino è dunque un elemento importante che fornisce un alto grado di protezione per la popolazione e ne diminuisce il contagio.
Per il Coronavirus ancora non esiste un vaccino. Altra differenza sostanziale tra i due virus è la presenza di farmaci antinfluenzali e anche in questo caso per il Covid-19 non ve ne sono.

Difficoltà respiratorie
Secondo Burioni la differenza più importante riguarda l’impatto con il nostro apparato respiratorio.

I virus respiratori sono tanto più gravi quanto più scendono in profondità. Il più lieve è il raffreddore che rimane confinato nel naso. Il virus dell’influenza scende molto più in basso, arrivando alla trachea e ai bronchi. Infatti, l’influenza può dare i problemi più frequenti come bronchite e tracheite, ma anche più gravi come la polmonite batterica. Quest’ultima però si può combattere agevolmente con gli antibiotici.

“Il Coronavirus – spiega Burioni – ha una caratteristica che lo rende molto pericoloso. Oltre a fare quello che fa l’influenza, il Covid-19 in alcuni casi ha la tendenza di arrivare nelle parti più profonde dell’apparato respiratorio. Qui troviamo gli alveoli, strutture delicatissime che servono al nostro sangue per prendere l’ossigeno dall’aria. Purtroppo quando il virus va a disturbare gli alveoli si verifica un sindrome pericolosa, la polmonite virale primaria.

A differenza della polmonite batterica causata dall’influenza che si può curare con dei farmaci efficaci, per quella derivata dal Coronavirus non ve ne sono. In questo caso bisogna sperare che il paziente guarisca da solo, e fortunatamente per la maggior parte dei casi questo accade. Per una minima percentuale non è così, quindi bisogna aiutare il paziente a respirare e ricorrere alla terapia intensiva”.

Twitter: @AntoninoLoRe

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