Perché popolo eletto? - QdS

Perché popolo eletto?

Giuseppe Sciacca

Perché popolo eletto?

giovedì 24 Dicembre 2020 - 00:00
Perché popolo eletto?

L’ebraismo non ha mai ritenuto che una sola religione possa costituire la strada che porta l’uomo a Dio

L’affermazione secondo la quale gli Ebrei sono “il Popolo eletto”, per secoli è stata motivo di polemiche e fraintendimenti, in quanto, veniva considerata una manifestazione di autoreferenzialità, arrogante e superba, anche perché a questa predilizione, veniva arbitrariamente attribuito un sospetto di discriminazione nei confronti del resto dell’Umanità. In vero, nulla di più falso e deragliante.

L’ebraismo non ha mai ritenuto che una sola religione possa costituire la strada che porta l’uomo a Dio, invece professa esattamente il contrario, e questo pensiero è tutto racchiuso nella frase: “il giusto di tutte le nazioni ha un posto in paradiso”. In coerenza la tradizione ebraica ha sempre, chiaramente, affermato che per essere retti ed aspirare alla salvezza non è necessario osservare i 613 precetti, al cui rispetto sono tenuti i cosiddetti ebrei osservanti, giacché, viene ritenuto sufficiente essere rispettosi di quelli che vengono definiti: le sette leggi fondamentali, oppure i principi della moralità universale o le sette leggi noachidi, in quanto attribuite a Noè, il personaggio biblico costruttore dell’arca, con la quale su indicazione di Dio, salvò dal diluvio universale se stesso, i propri congiunti e tutte le specie animali. A quest’uomo viene riconosciuto il merito della probità. Infatti è scritto: “Noè era un uomo giusto, integro tra i suoi contemporanei” (Gen. 6:9). Le norme a cui viene attribuito il suo nome non sono sostanzialmente diverse nel contenuto dai più noti dieci comandamenti. Secondo la tradizione giudaica un non ebreo che osserva questi principi di moralità è ritenuto un giusto e come tale meritevole di un posto in quella che viene definita la vita che verrà.

Quanto detto non esclude che gli Ebrei ritengano di essere stati direttamente incaricati da Dio di far si che la vita secolare si svolga nell’osservanza dei comandamenti della Totrah (Bibbia) e con questo loro agire, si adoperano affinché il creato continui ad esistere secondo il volere del suo Creatore. Solo per questo compito, a loro attribuito, sono le stesse Scritture ad indicare gli Ebrei come popolo prescelto, come “Luci delle nazioni”, ma ciò senza ciò costituisca un preteso segno di superiorità rispetto agli altri popoli. A conferma di ciò si pone una seconda verità di fede, anch’essa scritta nella Torah, secondo la quale Dio ha precisato che la scelta di affidare il compito della divulgazione degli insegnamenti della fede monoteistica, era ricaduta su di loro, soltanto perché erano il popolo più piccolo tra quelli esistenti.

In coerenza con quanto detto, il pensiero religioso ebraico rifiuta e respinge l’idea che l’umanità si divida in due blocchi, uno governato dal male, e se vogliamo dal diavolo, che si oppone all’alto, che, invece, è quello voluto da Dio e da coloro che osservano i suoi comandamenti. Perché questo dualismo ha diviso e divide, ancor oggi, l’umanità in coloro che ritengono di trovarsi nel bene incrollabile mentre gli altri naufragano nel male irrimediabile, dando luogo a due poli radicalmente contrapposti e quindi inevitabilmente, due umanità, l’una contro l’altra schierate. Questa idea è purtroppo emersa nella storia, in modo settario, in ciascuna delle religioni monoteistiche che si riconoscono discendenti dal patriarca Abramo, ed ha generato, nei secoli, lotte fratricide spietate e sanguinose dell’uomo contro l’uomo ed ha posto le basi per i totalitarismi moderni, religiosi e laici, ed ancor oggi alimenta abbondantemente l’odio estremistico, che si muove ed agisce in nome di una malintesa volontà di Dio e che continua ad insanguinare le strade di questo mondo mietendo vittime innocenti.

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