Pil Sicilia da +26% a +17% in 4 anni, “La politica deve calarsi di più nella realtà” - QdS

Pil Sicilia da +26% a +17% in 4 anni, “La politica deve calarsi di più nella realtà”

redazione

Pil Sicilia da +26% a +17% in 4 anni, “La politica deve calarsi di più nella realtà”

martedì 09 Novembre 2021 - 03:15

Dopo lo scetticismo degli economisti, le perplessità degli imprenditori sulle previsioni di crescita contenute nel Defr

Dopo lo scetticismo degli economisti, le perplessità delle imprese sulle previsioni di crescita del Pil siciliano nel periodo 2021-24.

“Prima le azioni, poi le cifre”, avevano ammonito gli esperti nell’approfondimento pubblicato dal QdS il 6 ottobre scorso (leggi qui) e dedicato agli scenari di ripresa post-pandemica nella nostra Isola. Se gli esperti di economia ragionano su numeri e statistiche, le imprese sono quelle che conoscono ancora più da vicino lo stato di salute del tessuto produttivo dell’Isola, dal momento che quotidianamente si confrontano con potenzialità ma soprattutto limiti della nostra realtà economica. Ed è a loro che abbiamo chiesto una lettura dei dati che si riferiscono alle stime di crescita della Sicilia sotto gli effetti propulsivi del Pnrr: +6,2% nel 2021; +5,2% nel 2022; +3,4% nel 2023 e +1,9% nel 2024. Dunque, una crescita che dal +26,4% della precedente proiezione passa a +16,7%.

Come già Gaetano Armao, vicepresidente della Regione siciliana, aveva avuto modo di anticipare al Quotidiano di Sicilia, la presentazione al Parlamento della Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza regionale ha reso necessario un nuovo aggiornamento del Defr tenendo conto delle più recenti proiezioni sullo stato dell’economia.

Se è vero che il Defr “si definisce necessariamente sulla base delle previsioni contenute nell’analogo documento statale”, altrettanto vero è che l’ottimismo che trasuda da questi dati non sembra convincere a pieno gli imprenditori secondo cui l’economia è sì ripartita ma le effettive ricadute sul territorio siciliano sono ancora tutte da verificare. Con un’eccezione che arriva dal mondo delle cooperative.

Coppolino (Unicoop Sicilia), nell’intervista che vi proponiamo, esprime fiducia verso le stime del Governo regionale e le ritiene attendibili ma sulla burocrazia avverte: “è una palla al piede, lo diciamo da venti anni e nulla è stato fatto per risolvere il problema”.

felice coppolino

Felice Coppolino, presidente Unicoop Sicilia: “Sono stime attendibili, non approssimative ma la burocrazia in Sicilia resta una palla al piede”

Presidente Coppolino, è stata aggiornata ancora una volta la Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza regionale. Nel documento, si legge che la stima di crescita del Prodotto interno lordo dell’Isola sarà pari al +6,2% nel 2021, al +5,2% nel 2022, al +3,4% nel 2023. E, infine, +1,9% nel 2024.
Una proiezione positiva (quasi 17 punti di incremento in quattro anni) che si fonda sull’attivazione della spesa di sviluppo e dal complesso delle politiche di rilancio. Secondo questa stima sarà possibile recuperare entro il 2022 la perdita patita nel 2020, quando il Pil regionale si è ridotto dell’8,4% (-8,9 in Italia). Serve però attenzione, oltre a un rafforzamento delle politiche di solidarietà già varate da governo regionale e Assemblea regionale.
“Sono certo esistono degli indicatori certi che hanno suggerito queste percentuali, non credo in valutazione approssimative e poi come ogni previsione ci saranno anche delle verifiche su cui confrontarsi. Spero siano vere, l’assessore all’Economia Armao di solito è morigerato nelle valutazioni dunque ritengo le stime attendibili. Come Unicoop riscontriamo un trend positivo reale, le nostre cooperative si stanno affermando nei mercati interni ed esteri, specialmente nella produzioni agricole e nel manifatturiero. C’è una situazione nuova, inattesa, positiva, tra l’altro presente in tutta Italia”.

Previsioni positive del Pil possono essere attendibili anche di fronti i noti problemi legati alla lentezza burocratica?
“Oggi le cooperative proiettate sempre più verso l’estero, non hanno bisogno di aver a che fare con la burocrazia italiana se non marginalmente. è certo però che devono averci a che fare quando operano in Italia. In questo caso la burocrazia è una palla al piede e lo affermano tutti trasversalmente. Lo affermiamo da vent’anni ma nulla è stato fatto per risolvere il problema. è una lentezza strana, abbiamo cooperative ferme negli investimenti senza alcun motivo, stoppate da cavilli anche facilmente superabili ma che fanno perdere due, tre anni di tempo. I diciassette punti di miglioramento sui quattro anni li ritengo possibili da raggiungere e vedendo l’attività in crescita delle nostre cooperative, spero sia possibile anche superarli”.

Alessandro Albanese, presidente Confindustria Sicilia: “Verificare prima quali fattori hanno effettive ricadute sull’economia”

Previsioni più che rosee per il Pil Sicilia. Almeno così leggiamo nelle previsioni del Governo regionale per il triennio 2022-2024 che tengono conto delle più recenti proiezioni sullo stato dell’economia.
“Se questa previsione la prendiamo come augurio e come auspicio siamo contentissimi, ma si tratta appunto di un augurio. Sulla stima del Pil, fatta dalla Regione, bisogna verificare una serie di cose. Ad esempio, sappiamo bene che il nostro Pil dipende anche dalla produzione degli idrocarburi e la fanno da padrona le grandi raffinerie che abbiamo. Se aumenta il prezzo dell’idrocarburo, è normale che aumenti il Pil, quello quantomeno prodotto e calcolato in Sicilia. Non vorrei che questa proiezione fosse drogata più dagli aumenti, cioè dall’aspetto finanziario che da un aspetto meramente produttivo. Ma se il valore viene calcolato finanziariamente, con l’aumento che c’è per ora delle materie prime, e con quelle che vengono prodotte in Sicilia che sono quasi esclusivamente idrocarburi, che partecipano al Pil, potremmo avere un effetto appunto drogato. Per il resto mi sembra che la proiezione sia leggermente al di sopra per ora di quello che noi rileviamo. Vero è che abbiamo avuto in taluni campi, come in quello dell’edilizia, grazie alle formule dell’ecobonus, una spinta notevole. Qualche decimale personalmente però lo limerei, le stime andrebbero fatte con prudenza, andando a verificare se i fattori che provocano l’aumento del Pil (vedi idrocarburi) possano avere o meno una ricaduta sull’economia siciliana”.

Dal Pnrr arriveranno, secondo lei, tutte le risposte?
“Per quanto riguarda i fondi che deriveranno dal Pnrr ancora mi sembra che non ci siano delle idee chiare, non solo in Sicilia ma anche nelle altre regioni, con una pianificazione già definita. Sappiamo purtuttavia che ci sono una serie di opere che sono state ripescate, che vanno sicuramente fatte, ma che potrebbero non avere questa ricaduta forte. Ad esempio c’è stata la presentazione del treno ‘freccia bianca’, che porta un maggiore comfort ma impiega sempre lo stesso tempo, tre ore e mezza, cosa impensabile. Dobbiamo batterci per la realizzazione del Ponte sullo Stretto, opera utile ai fini di produzione del prodotto interno lordo, perché riduce i tempi di percorrenza, favorisce il turismo e ci avvicina di più all’Europa. Quello su cui ci giochiamo gran parte dello sviluppo futuro è la defiscalizzazione degli oneri sociali. Riuscire a dare maggiore competitività abbassando gli oneri contributivi e mettendo più soldi in tasca dei lavoratori significa dare un doppio slancio: uno alle imprese e l’altro ai lavoratori, che così avrebbero maggior capacità di spesa. Invece lo Stato ha bloccato le assunzioni nella Pubblica amministrazione, impedendo il rinnovo generazionale, la creazione di nuovi progetti, ma allo stesso tempo presenta opportunità di ottenere finanziamenti per la realizzazione di infrastrutture (per le quali servono i progetti): sembra una manovra fatta apposta per lasciare ancora più indietro le regioni già penalizzate come la Sicilia”.

Salvo Politino, presidente Assoesercenti Sicilia – Unimpresa: “Crescita Pil del 6%? Ritengo sia eccessiva”

“Le stime al rialzo trasmettono una iniezione di positività ma quando si gioca al rialzo solitamente mi sorge qualche dubbio”. Sulla crescita “cinese” del Pil Siciliano Salvo Politino, presidente di Assoesercenti Sicilia – Unimpresa non nasconde le sue perplessità.

Presidente Politino, ci spieghi meglio.
“Se andiamo a vedere la legge di bilancio dello Stato, alla sezione ‘interventi di accesso al credito a favore delle imprese’ noteremo che sono state ridotte le percentuali di garanzia, quindi vorrei capire di quale crescita stiamo parlando. La crescita del Pil, se non supportata da strumenti di natura legislativa/politica, forti interventi a favore delle imprese e del mondo imprenditoriale, lascia il tempo che trova. In momenti come questo trasmettere fiducia può servire ad acquisire consenso, ma la politica dovrebbe calarsi di più nella realtà. Non a caso, quando parliamo di ripresa economica, dobbiamo tenere presente tutti i fattori che intervengono anche imprevisti. La città di Catania è stata devastata dal maltempo, così come le sue aziende agricole, e tutte le imprese che si occupano di commercio, di turismo e di servizi. A proposito delle previsioni positive, una settimana fa abbiamo chiesto una audizione in commissione congiunta al Bilancio e alle Attività produttive proprio per concordare non solo aiuti, ma anche strategie. Ma dalla Regione non è pervenuta alcuna risposta. Se c’è questa positività di crescita voglio capire come la possiamo supportare. Ci sono aziende che hanno subito danni enormi e già sono arrivate 20 richieste di risarcimento. Non so quale è il metodo di valutazione che è stato fatto nelle previsioni della nota di aggiornamento del Defr perché una crescita del Pil del 6%, credo che sia eccessiva.

Quindi, troppo ottimismo?
“Il problema si porrà appena finirà il pre ammortamento delle banche, perché in questo momento abbiamo indebitato le imprese, quelle che sono rimaste in piedi, creando una falsa illusione, dicendo loro ‘vi forniamo liquidità’. Questa liquidità ora dovrà essere rimborsata. Finito il preammortamento se le piccole e medie imprese non hanno la forza di produrre reddito o chiuderanno o salterà il sistema perché quel preammortamento non rimborsato equivale a una perdita secca per le banche che poi si rivale sul fondi di garanzia che è lo Stato. Quando parliamo di crescita del Pil si deve prestare molta attenzione perché se poi così non fosse, si rischia veramente di bruciare analisi che non hanno nulla a che vedere con quella che è la realtà quotidiana. è importante capire il metodo utilizzato dagli uffici della Regione per queste previsioni”.

di Chiara Borzì, Raffaella Pessina e Patrizia Penna

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