Processo Montante, "Musumeci e Armao mi chiedevano consigli" - QdS

Processo Montante, “Musumeci e Armao mi chiedevano consigli”

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Processo Montante, “Musumeci e Armao mi chiedevano consigli”

sabato 12 Giugno 2021 - 06:43

Lo ha dichiarato l'ex leader di Confindustria Sicilia, interrogato nella prima giornata dell'appello, in corso, a porte chiuse, a Caltanissetta. In primo grado condannato a quattordici anni

“Nello Musumeci e l’assessore Gaetano Armao fino al 2018 venivano da me per chiedere indicazioni su come muoversi e su cosa portare avanti nella loro azione politica. Mi sono dunque interrogato sulla ragione della costituzione di parte civile di tante persone che mi sono state vicino a cominciare dalla Regione per finire a Cicero (ex presidente dell’Irap ndr)”.

Lo ha detto Calogero Montante, ex leader di Confindustria Sicilia condannato a 14 anni per associazione finalizzata alla corruzione e acceso abusivo al sistema informatico, durante l’interrogatorio di ieri nella prima giornata del processo d’appello a suo carico, che si celebra, a porte chiuse, a Caltanissetta, nel carcere Malaspina. Con lui sono imputate per corruzione altre quattro persone, accusate di aver dato vita a un “sistema di spionaggio”.

Sono l’ex comandante della Guardia di Finanza di Caltanissetta Gianfranco Ardizzone, il sostituto commissario di polizia Marco De Angelis, il responsabile della sicurezza di Confindustria ed ex poliziotto Diego Di Simone e il questore Andrea Grassi.

Il processo d’appello è ripreso stamattina, davanti alla corte d’appello di Caltanissetta, con la prosecuzione dell’interrogatorio dell’imprenditore.

Montante sarebbe stato al centro di una attività di dossieraggio realizzata, anche grazie a complicità eccellenti, attraverso l’accesso a dati delle forze dell’ordine e finalizzata a ricattare “nemici”, condizionare attività politiche e amministrative e acquisire informazioni su indagini in corso.

Ieri Montante, aveva dunque parlato anche di Alfonso Cicero,
uno dei suoi principali accusatori di Montante insieme all’imprenditore Marco Venturi, affermando: “mi sono stracciato le vesti per lui e non capisco questo suo accanimento contro di me”.

“Ogni lunedì pomeriggio – ha raccontato ieri – era a casa mia, lo osteggiavano tutti e io lo difendevo sempre, gli ho anche fatto avere la scorta. Mi sono speso per tutte le cariche che ha rivestito nel tempo anche contro la volontà dei vertici della Regione che non volevano saperne di lui. Ma siccome sono stato sempre convinto che era una persona degna di fiducia e utile alla causa comune non ho avuto remore a sostenerlo e a portarlo avanti anche nella nomina all’Irsap”.

“Mi sono speso con il tavolo delle associazioni che avrebbero dovuto votare, facendo rinunziare Confindustria a componenti di sua nomina per fare spazio a Cicero e quindi non capisco tutto questo odio nei miei confronti”, ha aggiunto.

Agito in accordo con magistratura

“La mia prima elezione a Confindustria – aveva raccontato Montante nel corso dell’interrogatorio – fu in qualche modo voluta dal procuratore di Palermo Messineo perché dopo che si seppe che stavo per diventare presidente trovai dei proiettili all’ingresso di casa e lui mi disse che, a fronte di quel fatto, non avrei dovuto cedere al ricatto e a questo genere di intimidazioni”.
“La mia azione di legalità fu poi sempre supportata dalla magistratura”, ha continuato l’ex leader di Confindustria che ha citato tra i magistrati che lo sostennero l’ex procuratore di Caltanissetta Sergio Lari e l’ex pg nisseno Roberto Scarpinato.
“Non c’è stata iniziativa – ha concluso – che non sia stata concordata e supportata dalla magistratura. Io mi sono integrato perfettamente con le forze dell’ordine, prefetture, questure, ma soprattutto con l’autorità giudiziaria”.

Svolta antimafia Confindustria con mio codice etico

“La mia azione di legalità in Confindustria cominciò già nel 2005, nel tempo poi ci siamo costituiti parte civile in tutti i processi, a partire dall’operazione Munda Mundis di Gela nel 2007. Fu proprio grazie al mio codice etico che in Confindustria ci fu una svolta nel segno dell’antimafia”.

Montante ha raccontato anche dei suoi primi passi nel mondo degli industriali quando, socio in una società di ammortizzatori, divenne presidente dei giovani imprenditori.

“Nel processo scaturito dall’operazione Colpo di Grazia nel quale era imputato anche Di Francesco (imprenditore poi indagato per concorso esterno in associazione mafiosa ndr) – ha detto – fui io a fare costituire Alfonso Cicero, allora presidente dell’Irsap, come parte civile”.

E sempre nei confronti di Cicero, uno dei testi dell’accusa, insieme a Marco Venturi, ha sostenuto: “Quando lui cominciò a corteggiarmi io già da tempo avevo avviato la stagione della legalità”.  

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