Quella mafia che uccide l’ambiente, Sicilia sul podio per gli “eco reati” - QdS

Quella mafia che uccide l’ambiente, Sicilia sul podio per gli “eco reati”

Rosario Battiato

Quella mafia che uccide l’ambiente, Sicilia sul podio per gli “eco reati”

mercoledì 10 Luglio 2019 - 00:04
Quella mafia che uccide l’ambiente, Sicilia sul podio per gli “eco reati”

Legambiente: in cima la Campania con 3.862 illeciti, seguono Puglia (2.854) e Sicilia (2.641). Agrigento capitale dell’illegalità nel ciclo dei rifiuti con un terzo dei casi registrati

PALERMO – La Sicilia si conferma calamita per la criminalità organizzata sul fronte delle ecomafie, cioè quei reati ambientali che spaziano tra cemento, rifiuti, traffico illegale animali e tutto il corollario che ne deriva. Lo dicono gli ultimi dati diffusi da Legambiente nel rapporto Ecomafie 2019.

I DATI NAZIONALI E LA CLASSIFICA REGIONALE E PROVINCIALE
Ancora in crescita i reati nel ciclo del cemento e dell’agroalimentare, così come quelli nel settore dei rifiuti e contro gli animali. Il business nel settore dell’ecomafia ha raggiunto quota 16,6 miliardi di euro, mentre sono stati 368 i clan censiti da Legambiente. In cima alla graduatoria regionale, come da tradizione, si trova la Campania che da sola si prende 3.862 illeciti, poco meno del 15% del totale nazionale che arriva a 28 mila, cioè più di tre reati ambientali ogni ora in tutta Italia.

A seguire, nella classifica, ci sono le altre tre regioni che patiscono tradizionalmente la presenza mafiosa: Calabria (3.240), che ha fatto registrare un numero record per gli arresti (35), e poi Puglia (2.854) e Sicilia (2.641). La provincia con il numero più alto di illeciti si conferma Napoli (1.360), poi Roma (1.037), Bari (711), Palermo (671) e Avellino (667).

CEMENTO: I NUMERI SICILIANI
Sono state ben 472 le infrazioni accertate sul fronte del ciclo illegale del cemento in Sicilia, con Palermo che è stata la provincia in testa alla graduatoria (125 infrazioni). Seguono Siracusa (84) e Messina e Catania, appaiate a 61 a testa. Poco meno di 600 (580) le denunce registrate (165 solo nella provincia del capoluogo), due gli arresti (uno a Catania e uno a Trapani) e 116 i sequestri. I dati arrivano dalle forze dell’ordine e dalla Capitaneria di porto, mentre sono esclusi gli interventi dei Carabinieri tutela ambientale.

RIFIUTI: 300 CASI NELL’ISOLA
È Agrigento la capitale dell’illegalità nel ciclo dei rifiuti in Sicilia. A fronte di 300 casi registrati, circa un terzo (95) si rintraccia nei confini della provincia agrigentina. Seguono Palermo (79) e Catania (44). Quasi 500 le denunce (466), tra queste 130 soltanto nel trapanese, due complessivamente gli arrestati (uno ad Agrigento e uno a Catania), e 150 i sequestri. Anche in questo caso si tratta di un’elaborazione dei dati delle Forze dell’ordine e dalla Capitaneria di porto.

ILLEGALITÀ A DANNO DEGLI ANIMALI
Le infrazioni contro gli animali sulla terraferma (dati delle Forze dell’ordine) in Sicilia sono state 150, 107 le denunce, zero gli arresti e 106 i sequestri. Decisamente più elevata la porzione relativa a danno degli animali a mare (sulla base dei dati della Capitaneria di Porto) con 982 infrazioni a fronte di un numero eguale di denunce e 37 sequestri.

SHOPPER ILLEGALI
Nell’ultimo anno e mezzo (2018 e primi cinque mesi del 2019), l’Agenzia delle dogane dei monopoli, in collaborazione con Guardia di finanza e Carabinieri, ha “lavorato con campagne mirate per fermare i flussi illegali” e il risultato “complessivo è stato: 6,4 milioni di borse di plastica illegali sequestrate al porto di La Spezia; 15 tonnellate di borse di plastica illegali sequestrate al porto di Palermo; 18 tonnellate di borse di plastica illegali sequestrate al porto di Trieste, solo per citare qualche numero”.

LA POSIZIONE DI LEGAMBIENTE
Secondo l’associazione del Cigno “basta concentrarsi solo sulla presunta emergenza migranti: le vere minacce all’ambiente, alla salute e all’economia sana diventino priorità nell’agenda politica del Paese”.

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