Rendere produttiva la spesa pubblica - QdS

Rendere produttiva la spesa pubblica

Carlo Alberto Tregua

Rendere produttiva la spesa pubblica

sabato 16 Ottobre 2021 - 03:00

Bilanci pieni di buchi da riempire

La maggioranza dei Comuni siciliani è sull’orlo del fallimento perché, dicono, non ci sono risorse sufficienti ad affrontare le spese previste nei bilanci, in quanto le entrate, date per certe, vengono regolarmente decurtate.

La domanda che ne consegue è: chi fa le previsioni è soggetto preparato professionalmente, per cui esse risultano attendibili, oppure è un imbratta carte che registra numeri tanto per adempiere ad una prescrizione formale?

Al fronte di questi Comuni quasi dissestati, ve ne sono altri virtuosi, che hanno i conti in ordine, prestano servizi di eccellenza e sono ammirati dalle rispettive popolazioni.

Il discorso della Sicilia vale per tutto il Paese, nel quale i circa ottomila Comuni rappresentano la struttura istituzionale di primo livello e di prossimità ai cittadini.

Come è noto, la nostra Costituzione prevede il principio di sussidiarietà, secondo il quale le Province (ancora esistenti) intervengono dopo, le Regioni ancora dopo e lo Stato per ultimo.

Nonostante la descritta situazione disastrosa, i Comuni hanno il coraggio di pensare a nuove assunzioni. Peggio fa la Regione – che ha maggiore responsabilità – a pensare allo stesso modo, senza curarsi prima di verificare la produttività delle sue spese.

Ecco il nodo della spesa pubblica di comuni e Regione: controllare voce per voce che la spesa sia produttiva, cioè che abbia il miglior rapporto con i servizi che vengono generati.

Dunque, Presidente della Regione e sindaci siciliani dovrebbero preoccuparsi di verificare direttamente o anche a mezzo di società di consulenza, che quanto loro spendono sia strettamente necessario e non di più. Dove si dovrebbe o potrebbe risparmiare a parità di servizi prestati, come migliorare le entrate, anche rendendo efficiente l’organizzazione della esazione dei tributi e via enumerando.

Insomma, si tratta di riempire i buchi dei bilanci, regionale e comunali, sia per quanto riguarda le entrate che le uscite. Ma per rammendare i buchi ci vogliono bravi sarti, professionali, e non teste di rapa tendenti a far trascorrere il tempo senza alcuna produttività.
Insistiamo sulla parola produttività perché è totalmente assente nei conti pubblici a tutti i livelli, e soprattutto a livello dello Stato, dove ogni euro incassato dovrebbe essere ben speso.

Tempo fa si è parlato di una piattaforma intitolata: ‘Come si spendono i soldi dei cittadini’. Non abbiamo notizia che essa sia in funzione a livello centrale e periferico.
È giusto che la gente sappia dove finiscono i soldi che gli vengono sottratti dalle proprie tasse coattivamente. Invece, la burocrazia tende a nascondere come si effettuano le spese, anche perché nel buio è più facile commettere intrallazzi di ogni genere, che alimentano la corruzione, l’evasione e aiutano il mantenimento di quel cancro costituito dalle organizzazioni criminali.

Redigere bilanci veri e non formali dovrebbe essere un obbligo di legge, ma è soprattutto un dovere etico. I tributi incassati dovrebbero essere considerati sacri perché frutto di sacrifici e di privazioni di coloro che li pagano. Insomma, avere rispetto dei cittadini e delle imprese che sottraggono ai propri averi risorse per alimentare giustamente le esigenze (quelle vere) di tutta la Comunità.

Perché la spesa pubblica non si vuole rendere produttiva? Perché non vengono prese iniziative da comunicare all’opinione dei cittadini su come tale spesa pubblica può essere resa produttiva?

La risposta riguarda in parte inefficienza ed impreparazione della burocrazia, dentro la quale però – lo ripetiamo sempre – vi sono persone che servono con dignità e onore (articolo 54 della Costituzione). Ma in genere è la disorganizzazione che vince, anche sulle minoranze qualificate, perché quando vi è una sorta di menefreghismo generalizzato, quando non c’è il dovuto rispetto per i cittadini, è chiaro che le cose non possono andare bene.

Chi dovrebbe rimettere in equilibrio il rapporto istituzionale con la Comunità? La classe politica, che fosse colta, preparata, onesta e capace di individuare le opportune soluzioni ai diversi problemi. Ma non sembra che quella attuale abbia i requisiti elencati.

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