Riciclaggio internazionale e maxi frode Iva - QdS

Riciclaggio internazionale e maxi frode Iva

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Riciclaggio internazionale e maxi frode Iva

venerdì 28 Febbraio 2020 - 00:00
Riciclaggio internazionale e maxi frode Iva

Le indagini hanno coinvolto azienda umbra che operava nel settore dei carburanti. Operazione “Grifo Fuel”: le Fiamme gialle scoprono giro di fatture false

PERUGIA – Tre arresti e sequestri per 110 milioni di euro per una maxifrode di iva e riciclaggio su scala internazionale.

Le fiamme gialle umbre hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di tre persone, di cui due residenti nella provincia di Milano e un romano da pochi giorni detenuto presso la casa circondariale di Pavia. I tre sono ritenuti i principali artefici di una frode carosello su scala internazionale nel settore dei carburanti, che ha consentito di sottrarre al fisco quasi cento milioni di euro di iva e di riciclare circa dieci milioni di euro di proventi illeciti. L’operazione, denominata “Grifo Fuel”, costituisce l’epilogo di oltre due anni di indagini nei confronti di 50 persone e 33 società. Tutto ha avuto inizio con un primo filone investigativo scaturito da un controllo fiscale avviato nei confronti di un’azienda umbra attiva nella compravendita di carburante, da cui sono emersi rapporti commerciali anomali con numerose società sparse su tutto il territorio nazionale.

La ricostruzione dei vari assetti societari ha permesso di risalire a tre soggetti componenti di un’associazione a delinquere dedita ai reati tributari con un giro di fatture false per oltre cento milioni di euro, che ha portato, a luglio dello scorso anno, ad un primo sequestro per equivalente di circa cinque milioni di euro. Questi, avvalendosi di società di brokeraggio appositamente create, hanno utilizzato compiacenti prestanome per strutturare e gestire varie catene societarie, costituite principalmente da società cartiere su cui far ricadere l’Iva mai versata nelle casse dell’Erario. Gli accertamenti scaturiti dal primo filone investigativo hanno condotto ad un più ampio e sofisticato sistema di frode, con un vorticoso giro di fatture false di circa 700 milioni di euro, relative alla commercializzazione in Italia di prodotti petroliferi di origine comunitaria. L’attenzione si è concentrata sull’individuazione dei reali gestori dell’illecita filiera e successivamente a svelare i meccanismi di riciclaggio dei capitali frutto della frode. In questo modo è stato possibile individuare altre due società di brokeraggio, che a loro volta si sono avvalse di ulteriori cartiere create con l’unico scopo di interporsi all’interno della filiera di distribuzione del carburante tra i fornitori esteri e i reali cessionari nazionali. Sulle cartiere sono confluiti gli obblighi fiscali, puntualmente disattesi, e l’omesso versamento dell’imposta ha permesso così, a monte, di generare un prezzo d’acquisto inferiore, con la consapevolezza di tutti gli attori. Si tratta del meccanismo di frode maggiormente adottato dagli indagati, che sfrutta l’applicazione dell’Iva nel Paese di destinazione per gli acquisti di beni effettuati in ambito comunitario, prevista dalla normativa vigente.

Negli altri casi, è stato riscontrato un differente meccanismo fraudolento: la cartiera non acquista direttamente da un fornitore comunitario ma, dichiarandosi esportatore abituale pur in assenza dei requisiti richiesti, acquista da un fornitore nazionale presentando la dichiarazione d’intento. I proventi illecitamente ottenuti sono stati poi riciclati su conti correnti appositamente aperti in Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca e Slovenia.

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