Vaccino e tamponi ipotesi, solo ipotesi - QdS

Vaccino e tamponi ipotesi, solo ipotesi

Carlo Alberto Tregua

Vaccino e tamponi ipotesi, solo ipotesi

giovedì 10 Settembre 2020 - 00:00

Ogni anno, quando arrivano le epidemie influenzali (anche quelle lo sono), vi è la campagna di vaccinazione generale per contrastare la malattia. Per la verità, però, non è una sola, in quanto i virus e i batteri sono di natura diversa e soprattutto mutano continuamente.
Questo accade perché le difese che appronta l’umanità contro gli stessi virus e batteri, li inducono ad affilare le armi per potere ugualmente colpire. Insomma, vi è una sorta di continua guerra fra le difese del sistema immunitario di ciascuno di noi e gli agenti esterni che attaccano il nostro corpo.
Ecco perché, piuttosto che pensare ai vaccini e ai farmaci, occorrerebbe che il Ministero della Sanità desse le linee guida a ciascun cittadino perché rinforzi le proprie difese con un opportuno stile di vita. Esso si condensa in pochi comportamenti: alimentazione appropriata, selettiva, con cibi naturali da assumere soprattutto mattina e mezzogiorno, quasi niente la sera; integratori come propoli e vitamina C. Poi almeno due chilometri al giorno e due litri di acqua.

Dietro la vaccinazione di massa, com’è intuitivo, vi è un enorme business che ingrassa le industrie farmaceutiche che producono tale vaccino. Ma questa azione, estremamente costosa per il Servizio sanitario, non previene eventuali altri virus, ma esclusivamente quelli per cui esso è testato.
Ecco perché si dimentica spesso, o forse si vuole dimenticare, che i virus continuano a cambiare caratteristiche proprio per contrastare i mezzi di prevenzione che la scienza appronta. Certo, la vaccinazione qualche cosa la fa, ma non preserva in assoluto i vaccinati dal prendersi l’influenza a, b, c e seguenti.
In questo quadro, risulta del tutto indebito l’eventuale obbligo di farsi vaccinare. Io non l’ho mai fatto e sono fermamente contrario a farlo, essendo stato fino ad oggi indenne da influenze varie.
In genere, tutti gli obblighi sono contrari alla libertà individuale. Sono giustificati solo in casi estremi. Probabilmente quello che ci è capitato non è un caso estremo.
E veniamo ai tamponi. Anche su questo versante si è scatenato un business straordinario, perché ogni tampone costa al Servizio sanitario pubblico intorno a cinquanta euro. Se vengono eseguiti 100 mila tamponi al giorno vi è un relativo costo di cinque milioni che per 365 giorni fa 1.825 miliardi.
La parte peggiore della faccenda non è solo il costo rilevante prima indicato, bensì che i tamponi consentono l’individuazione di chi in quel momento è affetto da virus, anche asintomatico. Tuttavia, non preserva il soggetto dal fatto che dopo un’ora in cui ha saputo che l’esito è negativo, possa essere colpito dal virus.
E allora cosa devono fare i cittadini? Tamponi ogni ora? Sarebbe un comportamento assurdo. Ecco perché i tamponi che hanno una funzione di individuare il filo che porti al focolaio non preservano assolutamente dal rischio di potere essere colpiti dal virus. In fondo è l’attività che dovrebbe svolgere l’applicazione Immuni e che però ancora è stata utilizzata solo da qualche milione di cittadini.

Il Ministero della Salute ha messo in guardia i cittadini per l’acuirsi dell’epidemia con l’arrivo dell’inverno, in quanto il freddo indebolisce le nostre difese.
Ecco perché spera di poter contare su qualche centinaia di migliaia di dosi di vaccino. Però, per le ragioni prima indicate, anche se vi fosse una tale disponibilità, il vaccino non preserverebbe da virus diversi dal Covid-19 o che abbiano mutato la loro natura e quindi sono inattaccabili.
Forse la strada maestra sarebbe quella di migliorare i farmaci esistenti e di trovarne nuovi, in modo che la malattia possa essere affrontata ancora più efficacemente.
Se ci fate caso, i morti per virus sono fortemente diminuiti, anche se quelli con virus sono più o meno dello stesso numero. Ma anche una persona come Berlusconi, con numerose malattie precedenti, tutto sommato sta affrontando bene il decorso e, come gli auguriamo, uscirà presto dall’ospedale San Raffaele.
Avere le idee chiare e cercare tutto quello che c’è sotto è il nostro mestiere, che continuiamo a fare senza remore. Perciò sembriamo “Bastian contrari”.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenta

Registrazione n. 552 del 18-9-1980 Tribunale di Catania
Iscrizione al R.O.C. n. 6590


Ediservice s.r.l. 95126 Catania - Via Principe Nicola, 22

P.IVA: 01153210875 - Cciaa Catania n. 01153210875


SERVIZIO ABBONAMENTI:
servizioabbonamenti@quotidianodisicilia.it
Tel. 095/372217

DIREZIONE VENDITE - Pubblicità locale, regionale e nazionale:
direzionevendite@quotidianodisicilia.it
Tel. 095/388268-095/383691 - Fax 095/7221147

AMMINISTRAZIONE, CLIENTI E FORNITORI
amministrazione@quotidianodisicilia.it
PEC: ediservicesrl@legalmail.it
Tel. 095/7222550- Fax 095/7374001

Direttore responsabile: Carlo Alberto Tregua direttore@quotidianodisicilia.it

Raffaella Tregua (vicedirettore)
vicedirettore@quotidianodisicilia.it

Dario Raffaele (redattore)
draffaele@quotidianodisicilia.it

Carmelo Lazzaro Danzuso (redattore)
clazzaro@quotidianodisicilia.it

Patrizia Penna (redattore)
ppenna@quotidianodisicilia.it

Antonio Leo (redattore)
aleo@quotidianodisicilia.it

redazione@quotidianodisicilia.it

Telefono 095.372684