Servizi sanitari nelle Eolie, c’è ancora molto da fare - QdS

Servizi sanitari nelle Eolie, c’è ancora molto da fare

Lina Bruno

Servizi sanitari nelle Eolie, c’è ancora molto da fare

sabato 16 Gennaio 2021 - 00:01
Servizi sanitari nelle Eolie, c’è ancora molto da fare

Le promesse di potenziamento fatte ad amministratori e comitati civici sono rimaste ancora sulla carta E con il Covid le criticità sembrano essersi moltiplicate

MESSINA – I disagi delle isole restano, insieme alla limitata capacità di risposta del servizio sanitario, malgrado siano stati fatti alcuni passi avanti, almeno nei propositi. Dopo anni di denunce da parte di amministratori e associazioni, le istituzioni regionali hanno messo in agenda le criticità dei livelli di assistenza sanitaria nelle Eolie, con in primo piano la carenza di personale medico e paramedico nel nosocomio di Lipari, unico presidio ospedaliero di riferimento degli abitanti dell’arcipelago.

Sono state accolte alcune richieste, si è aperta un’interlocuzione che potrebbe portare a dei risultati nei prossimi mesi, ma finora si è visto poco. A ottobre è stata annunciata l’immissione in servizio al Civile di Lipari di un nefrologo e cinque infermieri, ma sulla presenza di un cardiologo h24 una soluzione non si è ancora trovata. Si era parlato anche del reclutamento di personale mediante un bando di concorso a tempo indeterminato, ma anche qui tutto procede a rilento. Dopo l’invio della seconda ambulanza sull’isola, si è parlato anche di un bando per autisti soccorritori, insieme all’attivazione dell’Unità semplice di lungodegenza e la dotazione di due posti di terapia semi-intensiva.

L’assessore Ruggero Razza, ascoltando le proposte di amministratori e delegati dei comitati civici, si è detto pure favorevole a rimodulare il Progetto Trinacria per dotare l’ospedale di farmaci chemioterapici e dare quindi la possibilità ai malati oncologici di non spostarsi in altre strutture per le cure.

Ma la percezione diffusa, anche nelle altre isole, è che l’ospedale di Lipari non dia ancora sicurezza e affidabilità. “Si preferisce andare in altri nosocomi per le cure – dice Domenico Arabia, sindaco di Salina – a Lipari andiamo a fare il prelievo del sangue o qualcosa di piccola entità, ma abitualmente si preferiscono Milazzo, Messina o Patti, a maggior ragione dopo la chiusura del punto nascite. Negli anni Ottanta era un vero riferimento, perché c’erano medici del posto che seguivano le persone con un rapporto di fiducia tra medico e paziente che adesso è notevolmente mutato, anche nelle piccole comunità”.

Arabia illustra poi i disagi di Salina e i disservizi alla base dello spopolamento di questa come delle altre isole dell’arcipelago, nella sanità ma anche nei trasporti, specie dopo l’eliminazione delle tariffe agevolate per i pendolari. “Dopo il pensionamento del medico di base – spiega – per la sostituzione la normativa regionale prevede per le sedi disagiate il ricorso alla mobilità che favorisce medici anziani che non garantiscono la continuità né hanno il tempo di costruire un rapporto con la comunità, visto che sono dei pendolari e dopo qualche anno devono andare via. L’ultimo medico di base di Salina è rimasto solo undici mesi. Abbiamo fatto una richiesta di modifica ai criteri, ma è rimasta lettera morta”.

Così come inascoltata è rimasta la richiesta del sindaco Arabia per l’incremento del servizio dei medici del Pte. “Da un anno – afferma – l’assessore ha autorizzato l’Asp a fare il raddoppio dei medici, l’ambulanza del 118 lavora h24, il Pte 12 ore. Quando l’ambulanza è fuori e qualcuno va al Pte i medici sono qui perché non ci sono aliscafi la sera, ma non possono intervenire”.

Non considerata neppure la possibilità di fare effettuare ai bambini i vaccini di routine sull’isola. Una esigenza, questa, che dovrebbe essere facilmente accolta visto che in questo periodo di emergenza Covid arrivano dalle stesse istituzioni le esortazioni a ridurre gli spostamenti. Ma l’impegno per il rafforzamento della medicina territoriale e di prossimità è stato solo un altro vuoto proposito.

“Da maggio – conclude Arabia – chiediamo all’Asp di venire a fare i vaccini ai bambini piuttosto che farli spostare a Lipari, ma si scaricano le responsabilità e intanto si stanno accumulando ritardi perché le famiglie hanno paura a spostarsi. Dopo un sopralluogo, hanno detto che la struttura, che è dell’Asp, non è a norma, manca il bagno per disabili. Ma è sempre stata così. Come sindaco dovrei andare a chiuderla e togliere così un presidio sanitario? Tutto questo non può che creare malcontento nella comunità”.

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