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Servizio idrico, la Sicilia continua a fare acqua da tutte le parti

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Servizio idrico, la Sicilia continua a fare acqua da tutte le parti

mercoledì 20 Maggio 2020 - 00:00
Servizio idrico, la Sicilia continua a fare acqua da tutte le parti

Istat: in gran parte della regione la metà della risorsa si disperde nelle reti colabrodo. In Italia 5 dei 12 comuni capoluogo che hanno ridotto il servizio durante l’anno sono siciliani

di Oriana Sipala

PALERMO – Pur essendo un diritto, l’accesso all’acqua potabile non è scontato per tutti. Anche nei moderni Stati occidentali, vi sono zone, come per esempio il Mezzogiorno, in cui le risorse idriche sono un tema spesso critico. Non si parla di scarsità di acqua, bensì di una gestione della risorsa che potrebbe essere di gran lunga migliore se si riuscissero a limitare perdite e sprechi. A dircelo è l’Istat nel recente development oals (SDGs), in cui sono forniti diversi indicatori statistici, utili ai fini della definizione dell’Agenda 2030 in Italia.

Il rapporto fornisce informazioni interessanti per quanto riguarda l’efficienza delle reti di distribuzione. A livello nazionale, nell’anno 2018 questa è in lieve miglioramento, di due punti percentuali, rispetto al 2016, ma ancora decisamente perfettibile. L’indicatore di tale efficienza, ottenuto dal rapporto tra l’acqua erogata agli utenti per usi autorizzati e l’acqua immessa in rete, è pari al 62,7%. Ciò significa che una buona parte dei volumi di acqua immessa nelle reti di distribuzione non raggiunge gli utenti finali, generando moltissimi sprechi. Un fenomeno che dipende soprattutto dal deterioramento degli impianti, dagli allacci abusivi e da possibili errori di misura dei contatori.

In Sicilia solo i territori di Enna e Caltanissetta sono in linea con la media nazionale, presentando livelli di efficienza che rientrano tra il 60% e il 75%. A Catania e Siracusa la percentuale si attesta al di sotto del 45%, mentre in tutte le altre province questa rientra nel rango che va dal 45% al 60%. Nessuna delle province siciliane registra percentuali di efficienza che superino il 75%.

Anche per quanto riguarda la quantità di volumi erogati, si può notare una sensibile differenza fra i territori del Paese. Nel 2018, infatti, solo a Milano, Isernia, Cosenza, L’Aquila, Pavia, Brescia e Venezia si riscontrano volumi erogati superiori ai 300 litri per abitante al giorno; mentre Barletta, Arezzo, Agrigento, Andria e Caltanissetta registrano livelli minimi di erogazione, con quantitativi inferiori ai 150 litri per abitante al giorno. Nel resto della Sicilia, non superano i 181 litri per abitante al giorno i territori di Trapani, Palermo, Enna e Messina, mentre a Catania, Ragusa e Siracusa, i volumi erogati oscillano tra i 216 e i 245 litri per abitante al giorno. Anche in questo caso, gli aspetti infrastrutturali e le caratteristiche socio-economiche, spesso molto differenti tra i comuni, influiscono parecchio sull’uso della risorsa idrica nelle città italiane.

Altro dato interessante è quello relativo al razionamento dell’acqua dovuto alla sospensione o riduzione del servizio durante l’anno. Una misura che, nella maggior parte dei casi, si adotta per far fronte alle condizioni di obsolescenza delle infrastrutture idriche, alla riduzione delle portate di alcune fonti di approvvigionamento e a problemi legati alla qualità dell’acqua. Nel 2018, 12 comuni capoluogo in tutta Italia hanno adottato misure di razionamento. Di questi, ben cinque sono siciliani: assieme a Cosenza e Catanzaro, Enna, Palermo e Trapani sono in testa con 365 giorni. Per Agrigento si parla di 144 giorni e per Caltanissetta di 54.

E sempre al Sud si registra la percentuale più alta di famiglie che lamentano irregolarità nell’erogazione del servizio idrico e di quelle che non si fidano di bere l’acqua del rubinetto. In Sicilia, nel 2019, le prime si attestano al 27,3% (contro una media nazionale dell’8,6%), e le seconde al 53,1% (contro una percentuale nazionale del 29%).

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