La Sicilia dopo il coronavirus, ben nove miliardi da cui ripartire. Annullando il divario con il Nord - QdS

La Sicilia dopo il coronavirus, ben nove miliardi da cui ripartire. Annullando il divario con il Nord

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La Sicilia dopo il coronavirus, ben nove miliardi da cui ripartire. Annullando il divario con il Nord

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sabato 02 Gennaio 2021 - 16:18

L'assessore all'Economia e vicepresidente della Regione Siciliana, Gaetano Armao, lancia una nuova sfida per il 2021: utilizzare le prossime risorse - tra riprogrammazione, Recovery e fondi nazionali - per ridurre i gli storici ritardi economico-strutturali che erano già presenti con il Centro Nord dell'Italia e che la pandemia ha acuito

La Sicilia è stata fortemente coinvolta dalla crisi economica indotta dal Coronavirus. Adesso occorre puntare sulle risorse in arrivo per poter ipotizzare una ripartenza. L’assessore all’Economia e vicepresidente della Regione Siciliana, Gaetano Armao, lancia una nuova sfida per il 2021: utilizzare le prossime risorse per ridurre i divari storici che erano già presenti con il resto di Italia e che l’attuale situazione non ha fatto altro che acuire.

Prometeia, in Sicilia Pil in calo dell’8,2% nel 2020

Armao ha convocato una conferenza stampa per fare il punto sulla situazione economica e finanziaria dell’Isola. Le stime di Prometeia sull’andamento del Pil segnano un -8,2% per la Sicilia nel 2020. In calo del 10,8% i consumi e dell’11,9% gli investimenti fissi lordi. In calo pure le esportazioni (-33,7%), mentre i prodotti raffinati registrano il -5%.
Rispetto al valore aggiunto totale, l’agricoltura perde il 2%, l’industria l’11,9%, le costruzioni il 9,7% e i servizi 8,1% per un totale del -8,2%. Si punta sui 9 miliardi di risorse (tra riprogrammazione fondi, Recovery e risorse nazionali) che dovrebbero arrivare nella nostra regione.

Armao: “Il Recovery per eliminare le cause di divario”

Questo sarà lo snodo cruciale per l’anno in corso. L’obiettivo del Recovery fund è quello di eliminare le cause del divario tra le regioni del Paese: “Non può eludersi il tema del confronto sulla distribuzione delle risorse“, ha spiegato Armao, in cui bisogna prevedere non solo la clausola del 34% degli investimenti da destinare al Sud, ma anche considerare “i luoghi che hanno ampia popolazione, il Pil e la disoccupazione. Questi elementi ponderati portano a più del 34% per cui si deve investire. Non è un questione nazionale e se non si chiude a livello nazionale, si dovrà andare in Europa. È un tema di corretta impostazione della crescita. Bisogna orientare gli interventi nel superamento del divario tra l’Italia che è inaccettabile, insostenibile e non più procrastinabile”. La Sicilia, intanto, per i primi due mesi dell’anno andrà in esercizio provvisorio con il ddl che dovrà essere approvato in Ars.

“I due mesi sono determinati dal fatto che ancora non si è definita la norma di attuazione che è all’esame del Cdm che per due volte non è stata esaminata, ma che dovrebbe essere approvata ai primissimi di gennaio”, ha detto. Una manovra che sbloccherebbe “diverse centinaia di milioni di euro”. “Il tema del Recovery è del tutto extraregionale – ha aggiunto – c’è un problema non solo di allocazione complessiva, ma anche qualità degli investimenti. Se intendiamo utilizzare il Recovery che è un piano straordinario per superare la crisi, ma soprattutto le cause della crisi. Sul Recovery va fatta una presa di posizione politica: attenzione ai numeri e a che investimenti si fanno”.

In Sicilia in calo gli impieghi e gli sportelli bancari

L’incontro è servito anche per rendere noti i dati dell’osservatorio sul credito redatto dagli uffici dell’amministrazione. Dati che confermano le tendenze in atto da anni a questa parte: ovvero la chiusura di sportelli bancari ma anche, e questo sembra essere piu’ preoccupante, anche il calo degli impieghi nell’Isola.
Sono in calo del 18,6% gli sportelli bancari in Sicilia dal 2017 al 2020. Si è passati dai 1471 del 2017, ai 1197 del 2020. Si registra “una minore presenza di presidi, in particolare nelle aree marginali dell’Isola”, si legge nel rapporto. Nel territorio regionale è stata confermata, tuttavia, un’incidenza percentuale delle sofferenze sugli impieghi più elevata della media italiana – con un valore del 6,5 % rispetto al 4% nazionale -, ma soprattutto in considerazione di un calo degli impieghi di 8 volte superiore rispetto a quello nazionale, nonostante un più rilevante incremento dei depositi che in Sicilia crescono del 7% sull’anno. Questi ultimi erano 61,9 miliardi nel 2019, contro i 66,3 del 2020. Invece gli impieghi sono calati a livello regionale del 4%, da 57,8 miliardi a 55,5 miliardi. Il ribasso degli impieghi a livello nazionale è soltanto dello 0,5%.

“L’economia della nostra regione, già gravata dall’irrisolto divario territoriale nazionale e dagli effetti della condizione di insularità, si è appesantita ulteriormente a causa dalla grave crisi economica determinata dalla pandemia. È oggi necessario un clima di collaborazione tra le migliori risorse siciliane – ha aggiunto l’assessore -. Da parte sua, il governo Musumeci sta mettendo in campo ogni misura possibile al fine di portare la Sicilia fuori dalla ‘tempesta pandemica’ e di recuperare il notevole gap che la caduta degli investimenti pubblici ha creato negli anni. E grazie anche all’avvio dei programmi di investimenti pubblici, il recupero dell’economia riprenderà slancio nel corso del 2021″.

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